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navigare a vista - estratto 1

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NAVIGARE A VISTA (estratto 1)


(il protagonista 'sente' di essere pedinato da due ragazzi: si muove per il Centro di Roma cercando di seminarli)



'Davanti alla Poste centrali, appoggiati ad un furgoncino, i due ragazzi di poco prima parlottavano animatamente.

Era ormai chiaro che lo seguivano di proposito.

'Non si pedina una persona a fin di bene' argomentò contrariato.

'Forse attendono il momento opportuno per incastrarmi in qualche androne, dentro una nicchia vuota, in un cantuccio maleodorante o dentro una chiesa semibuia, tra le impalcature di un ponteggio in allestimento o in mezzo ai cassonetti per la spazzatura. Vorranno darmi una lezione?'

Come un funambolo sul filo rimase per qualche secondo in bilico su questo interrogativo. Era giocoforza evitare sia il panico che l'impotenza. E per prima cosa ritenne doveroso verificare se l'ipotesi dell'inseguimento corrispondeva a realtà.

Bighellonò senza costrutto per la piazza -i ragazzi non si mossero- imboccò via del Gambero -non li vedeva più- svoltò per via della Vite che percorse a passo di marcia fino al primo incrocio: prese a sinistra per via Mario dei Fiori e prima di proseguire sostò all'angolo del palazzo per osservare non visto.

I giovanotti avanzavano di corsa: non c'erano più dubbi.

Fu facile preda dell'angoscia ed era sul punto di perdere la testa: forse avrebbe dovuto rivolgersi alla polizia ma sarebbe stato costretto a produrre prove precise, i due avrebbero negato, avrebbe potuto venire a sua volta incriminato per accuse immotivate. Non rimaneva che scrollarseli di dosso.

Di corsa per Mario dei Fiori poi a sinistra, quindi a destra per Bocca di Leone, poi ancora a sinistra e infine giù fino a via Belsiana. All'angolo si appoggiò al muro per riprendere fiato e controllare la situazione. Rimpianse i tempi di fra Cristoforo quando si poteva, per lo meno, sguainare il ferro, decidere ad armi pari la partita e poi salvarsi dentro un convento.

Un ragazzo sopraggiungeva trafelato da via del Gambero, l'altro scendeva di gran carriera da via dei Condotti.

'Non ho scampo' mormorò con un filo di voce.

Riprese a correre per via Belsiana -un groppo in gola- a destra per via delle Carrozze -toccata e fuga in Re minore BWV opera 565- a sinistra per Bocca di Leone -circolazione sanguigna in tumulto, Niagara falls- tutta via della Croce -il cuore come una biella meccanica- Roma in jeans fino a via della Vittoria -il cervello in tilt- a sinistra due volte -torno sui miei passi sulla vecchia strada- via Belsiana -panta rei- via delle Carrozze -dolori di pancia e fitte ai piedi- la Barcaccia, la scalinata -cavalcata della Walkiria- slargo panciuto dopo la prima rampa -attacco della sinfonia n. 5 in do minore op. 67- crollo con tonfo.

Polmoni in debito di ossigeno, gambe piegate in due, cuore su ritmi da spasimo.

Ristette semidisteso, appoggiato alla balaustra, la bocca spalancata, ritmando un respiro convulso: nemmeno una minaccia di morte avrebbe potuto svellerlo in quel momento. Due barboni stesi al sole e un pittore con cavalletto e gessetti lo guardavano inebetiti con le facce rivolte verso l'alto. Trascorsero almeno cinque minuti prima che fosse in grado di osservare l'orologio. Era ancora abbastanza presto.

Si sedette al sole che era tiepido e che senza nulla chiedere in cambio riportò gradualmente le diverse funzioni vitali alla normalità.

Giù nella piazza volteggiavano persone in tutte le direzioni: perlustrò attentamente le gradinate, scrutò la gente attorno alla fontana, controllò tutti i passanti ma dei due nessuna traccia.

'Gli uomini di fronte ad una minaccia hanno soltanto due scelte: contrattaccare o fuggire', constatò.

'I combattenti riempiono gli altari e la memoria dei posteri; quelli che scappano salvano semplicemente la pelle.'

Avrebbe voluto immolarsi con i primi, si ritrovava immancabilmente a correre a gambe levate con i secondi.

Scese lentamente l'ampia scalinata, le mani affondate nelle tasche -si sentiva bene finalmente- prese per via del Babuino con passo rapido ma controllato, entrò nella libreria inglese e cominciò a sfogliare. Tolse da uno scaffale un libricino: 'Stories from Shakespeare'. Conteneva alcune delle più famose tragedie ridotte e adattate, alla portata di un principiante. 'Questo fa al caso mio', passò dalla cassa ed uscì.

Le automobili provenivano da piazza di Spagna a gran velocità, i marciapiedi borbogliavano di gente indaffarata, l'aria era più tiepida, il sole drogato.

Appoggiato ad una bottega di antiquariato uno dei due inseguitori in giubbotto nero e jeans lucidava insistentemente le lenti dei suoi Ray-Ban, di cui pareva molto fiero; istintivamente si voltò verso piazza del Popolo e là in fondo, vicino alla confluenza, l'altro giovanotto masticava gomma americana a bocca larga. Fu subito preda dello scoramento: era stato sul punto di archiviare l'incubo e di sorridere della propria ombrosità.

Pensò di rientrare nella libreria ma capì subito che si sarebbe trattato di una decisione sbagliata. Svoltò per via Laurina, attraversò l'affollatissima via Lata, giù per via del Vantaggio, a sinistra per via di Ripetta, via della Scrofa, corso Rinascimento: entrò trafelato, sudato e disfatto in S. Andrea della Valle.

Nonostante i buoni propositi, gli spasmi e le emozioni che prima l'avevano attanagliato ritornarono prepotenti fin quasi a soffocarlo. Avrebbe avuto bisogno di più tempo per mettere in piedi una difesa: e più ancora gliene sarebbe occorso per organizzare una controffensiva con probabilità di successo.

Tampi era uomo di testa e per funzionare al meglio doveva disporre di alcune condizioni preliminari, mancando le quali andava in corto circuito lasciando libero il campo alla norepinefrina. Stimato per la sua posatezza cadeva preda del panico non appena incappava in una situazione imprevista: reagiva allora come un bambino viziato, come un animale allevato in cattività.

La chiesa ampia e silenziosa sonnecchiava in una spessa penombra e, come una vecchia Andina dalle gonne multicolori, avvolgeva i rari visitatori in un tiepido abbraccio da stalla invernale d'altri tempi. Riportati cuore e polmoni su ritmi quasi normali e rinfrancato da tanta sorniona tolleranza, il professore abbandonò il panchetto e si avviò lentamente verso l'uscita.

Un vecchio prete misurava stancamente la navata centrale, due donne anziane pregavano a testa china davanti all'altare del tabernacolo, umanità varia andava e veniva dalle porte laterali trattenendosi all'interno solo pochi minuti.

Spinse con decisione il pesante battente, saltellò giù a destra per il corso Vittorio Emanuele e, rinunciando a guardare più in là del proprio naso, salì sul primo autobus diretto alla stazione.

'Adotterò la tattica dello struzzo' pensò. 'Non voglio più vedere. Così saranno costretti ad uscire allo scoperto e poi sarà quel che sarà.'

Sfogliò il libro acquistato e il quotidiano per l'ennesima volta: non riusciva a leggere una riga, non era in grado di concentrarsi nemmeno sulle notizie sportive. I più strani interrogativi si rincorrevano nella testa come la neve finta nel globo-ricordo, flottavano come pesciolini rossi nel sacchetto del luna park.

'Ho paura perché ho un corpo', rifletté ad un certo punto: 'questa è la verità! Vorrei tanto liberarmi del corpo per non avere più paura' sospirò richiudendo il giornale.

A metà di via Nazionale scese ed aspettò il 71 che arrivò quasi subito. Era semivuoto e poté sistemarsi comodamente. Alzò gli occhi e vide seduti davanti a sé i due pedinatori. Con grande meraviglia notò che la scoperta lo lasciava del tutto indifferente: aveva percorso tutta intera la strada dei turbamenti ed era ormai scarico. Anche il panno più bagnato, ripetutamente strizzato, ad un certo punto non dà più nemmeno una goccia. Sentiva di essere sereno e tranquillo, pronto a tutto e a niente, come qualsiasi altro ignaro passeggero.

I due ridevano e lo fissavano ma vista la sua calma diventarono inquieti, seri e duri, quasi ad imporre nuovamente una soggezione che sentivano svanita. Rilevò prontamente il cambiamento e non riuscì a trattenersi dal sorridere.

Immediatamente i due ragazzotti inforcarono gli occhiali scuri e frapposero il giornale sportivo aperto.

Giunti nei pressi della stazione Termini, Carlo Tampi, mentre l'autobus si apprestava a ripartire, si gettò prontamente in mezzo ai battenti della porta centrale e, sebbene a fatica, riuscì a guadagnare il marciapiede. I due ragazzi, colti di sorpresa, tentarono di imitarlo ma non poterono far altro che scontare la propria impotenza.

Mandò loro un cenno di saluto e corse verso l'atrio della stazione che attraversò di gran carriera: non correva di paura, adesso, ma per la contentezza, perché si sentiva sollevato, perché era infinitamente più leggero, perché aveva l'impressione di essere un puro spirito, gli sembrava d'essersi liberato del corpo.'
















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