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nefandezze

2007-2010 > 2008 > FLUTTUAZIONI

(16/05/2008)


Ci sono alcuni tipi di comportamento delinquenziale che suscitano grande sconcerto e forti emozioni.

Le cronache ce ne propongono ogni giorno una versione diversa.

La cronaca, si sa, trascura la normalità, sorvola sulla solidarietà e più ancora sulla bontà, si sofferma insistente e quasi compiacente sulla malvagità.

Noi tutti siamo maggiormente attirati e incuriositi dalla devianza negativa più che da quella positiva.


E questo è già un punto che dovrebbe farci riflettere.

In ogni caso, per non mettere troppa carne al fuoco, voglio ricordare soltanto l'ultimo eclatante episodio in ordine di tempo, avvenuto non tra i tagliatori di teste delle Nuova Guinea né tra gli abitatori delle foreste centrafricane.

Ma nella civilissima Austria.

Ai bordi della trafficatissima autostrada che collega Vienna a Monaco di Baviera.

A metà strada tra Linz e Vienna.


Si tratta di Josef Fritzl, padre padrone in Amstetten, che non contento di aver brutalizzato la moglie si è poi accanito contro una delle proprie figlie: l'ha tenuta segregata per anni, 24 per l'esattezza, l'ha sistematicamente violentata costringendola a mettere al mondo ben sette figli-nipoti.


In questa vicenda spiccano
due aspetti soprattutto:

*) l'estrema lucidità del Fritzl che ha posto la sua non comune razionalità al completo servizio delle pulsioni.
Il che gli ha permesso di creare una organizzazione di vita quotidiana che da un lato gli ha dato una patente di rispettabilità e, contemporaneamente, ha soddisfatto in pieno i suoi istinti.


*) Il secondo aspetto riguarda la società: la moglie e gli altri suoi figli, innanzi tutto; i paesani e i vicini, in secondo luogo; infine la comunità tutta nel suo complesso.


Quanto al primo: probabilmente molti guai risalgono ad uno dei più antichi equivoci filosofici accreditato niente di meno che dal duo Socrate - Platone.

'L'uomo è un essere razionale'.


Con il che si voleva dire che la razionalità è la parte essenziale dell'essere umano, l'elemento che lo distingue da tutti gli altri esseri viventi, la caratteristica che siede a cassetta e con la sua bacchetta magica condiziona e dirige tutte le scelte individuali.


Purtroppo non è così.

A fronte di questo filone che ha annoverato tra i suoi seguaci anche Aristotele e Tommaso, Rousseau e Dewey, ve n'è un altro che percorre tutta la storia della nostra cultura.

Questo secondo potremmo farlo nascere dallo stesso Platone, quello della caverna, e da molti passi dell'Antico Testamento. Si rafforza poi con Paolo di Tarso, con Agostino, passa attraverso Pascal e Kant, per approdare al pessimismo di Freud.

In quest'ottica l'essere umano è un individuo estremamente debole, esposto agli assalti delle pulsioni e delle passioni, talmente fragile da essere più incline alla malvagità che alle opere di bene.

Se stiamo al primo punto di vista Josef Fritzl è un 'mostro': così è stato definito e presentato dalla maggior parte degli organi di informazione.

Un individuo disumano, che ha messo da parte le sue peculiarità essenziali per darsi in pasto alla parte più abietta del proprio essere. Si è spogliato della propria umanità per vivere come una bestia.

Quanto al secondo modo di intendere le cose il padre padrone austriaco è, invece, un essere umano a tutto tondo: deviante e deviato fin che si vuole ma pur sempre inserito nelle tipologie di comportamenti che gli esseri umani possono adottare. Nonostante la razionalità e la 'simpatia' originaria che li dovrebbe contraddistinguere.


La seconda prospettiva concerne la società, la comunità nella quale Josef Fritzl ha vissuto per decenni senza destare particolari reazioni.

Nonostante si conoscessero le sue pulsioni violente.

Nonostante fosse stato arrestato e condannato per stupro.

Nonostante le mille iniziative 'sospette' messe in atto alla luce del sole.


A questo proposito gli interrogativi possono essere centinaia. Tra i quali.


E' credibile che la moglie e i figli non abbiamo mai avuto sentore di nulla?

E' possibile che i vicini e i commercianti della zona non si siano mai posti alcun interrogativo sulle sue iniziative e sui suoi acquisti?

Perché nessuno si è mai presa la briga di indagare su alcuni episodi che definire inquietanti è veramente eufemistico?

Perché la polizia ha riportato la sedicenne Elisabeth tra gli artigli di Josef pur avendo lei denunciato di essere stata stuprata dal padre dall'età di 12 anni?

E i servizi sociali?


And so on.

Per quanto mi riguarda vorrei offrire
i seguenti spunti di riflessione.

#.
La razionalità non è, purtroppo, elemento essenziale della natura umana.

E', invece, una delle sue più potenti doti strumentali.

Che, come tale, può essere posta al servizio sia delle pulsioni negative che degli slanci positivi.

Trasformando le prime in mostruose atrocità e i secondi in meravigliosi atti eroici.

Sia per le prime che per i secondi si deve escludere ogni raffronto con il mondo animale.

Che non arriva nemmeno lontanamente a lambire le prime né si avvicina in qualche modo ai secondi.

Appunto perché non è dotato di quell'eccezionale moltiplicatore che è la razionalità.

L'essenziale bontà originaria di cui parla Rousseau è, probabilmente, soltanto una chimera.

O un desiderabile punto di arrivo.


#.
La società insegue e persegue l'individuo fin dentro i suoi più intimi recessi soltanto per quanto riguarda l'aspetto economico e contributivo.

Per il resto sembra indifferente.

Ciò si manifesta palesemente anche nella debolezza della legge.

Si fa un gran parlare della tutela dei più deboli, della protezione da accordare alle donne, ai bambini, ai minori in genere ma poi, nella routine della vita quotidiana, quasi sempre chi è vittima di una persona brutale difficilmente riesce a far valere le proprie ragioni, quasi mai ottiene soddisfazione e riparo dai suoi persecutori.

La legge (e la comunità) così attenta e determinata nel salvaguardare la privacy dei violenti si disinteressa totalmente dell'esistenza e del destino di chi di quelle persone è vittima.

Evidentemente non solo c'è qualcosa che non va ma su certe questioni c'è una profonda riflessione da cominciare ex novo.

Fin da subito, possibilmente.


#.
C'è, infine, la questione della 'simpatia naturale' teorizzata da alcuni filosofi e moralisti anglosassoni del sei - settecento.

Non si può certo dire che Hume, una delle più lucide e profonde menti filosofiche di tutta la storia della cultura, fosse un ingenuo e uno sprovveduto.

Mi pare di poter condividere l'idea che nell'animo umano, originariamente, sono presenti anche delle pulsioni positive, inclinazioni che possono orientare gli individui a stabilire rapporti non aggressivi con i propri simili.

Se non si condivide questo punto di vista si deve necessariamente far causa comune con Bernard de Clairvaux che vedeva gli esseri umani solo come sentine di i vizi votati alle più indicibili nefandezze.

Le qualità positive, tuttavia, devono essere coltivate e rafforzate da un adeguato intervento educativo; sostenute, orientate e corrette da una legislazione rispettosa sì ma anche attenta e decisa.

Al di là di tutto, probabilmente basterebbe inculcare nelle menti degli esseri umani fino al punto da farlo diventare una componente essenziale della loro persona,
il principio di reversibilità.

'Quello che fai agli altri, la società può farlo a te'.

Lo farà a te.

Non in astratto ma concretamente.

Il male che arrechi ai tuoi simili la società è pronta a procurarlo a te.

Non appena ne ha notizia e con gli interessi.

Una educazione adeguata.

Una legislazione inequivocabile e vigile.

Una comunità partecipe e solidale.

In un contesto simile Josef Fritzl non sarebbe mai nato.

O avrebbe avuto una vita molto breve.


























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