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nessuna meraviglia

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(02/11/2008)



NESSUNA MERAVIGLIA


Cossiga, continuando nel suo delirio ormai più che decennale, rilascia un'intervista con la quale invita la polizia ad infiltrare con provocatori i movimenti studenteschi, in modo da aver poi il pretesto per colpire gli universitari senza pietà.

Colpirli nel senso di picchiare a sangue per 'mandarli tutti in ospedale'.

Bisogna dire che ha avuto un sussulto di auto controllo e non ha detto 'al cimitero'.


Ricompare
Licio Gelli e benedice i provvedimenti della Gelmini.

Non solo: dichiara pubblicamente che Silvio Berlusconi (già formalmente iscritto alla sua loggia) è il vero erede e continuatore del suo programma.


Bossi un giorno sì e l'altro pure spara bordate contro tutto ciò che in qualche modo rappresenta l'unità nazionale.

Non solo: qualche volta, quando è in vena di perfezionismo, non esita a chiamare i suoi alle armi per spaccare l'Italia.

Quando tace lui, ci pensano i suoi a cannoneggiare ad alzo zero.


Alcuni deputati della maggioranza berlusconiana non hanno di meglio da fare che inventare commi, da infilare proditoriamente in qualche provvedimento urgente - meglio se sottoposto a fiducia - , finalizzati ad evitare i processi a quei manager che hanno pensato solo ad arricchire se stessi mettendo sul lastrico migliaia di investitori che si erano fidati della loro competenza e onestà.

Altri loro colleghi sono impegnati a far sì che Corrado Carnevale, nonostante abbia superato il limite massimo di età previsto e sia ormai vicino agli 80, ottenga il posto di Primo Presidente di Cassazione.

Stiamo parlando di un giudice che definiva Falcone 'un cretino', che annullava sistematicamente le condanne inflitte ai mafiosi dai tribunali, che è stato condannato a 6 anni di carcere dalla corte di appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa.


Giancarlo Cimoli, manager pubblico con forti aderenze in entrambi gli schieramenti politici, è stato ai vertici delle Ferrovie dello Stato per otto anni: le ha lasciate disastrate sotto il profilo economico e assolutamente inefficienti sul piano operativo.

Per questo ha ricevuto una buonuscita (a parte tutto il resto) di più di 6 milioni di euro.

Come premio gli è stata affidata l'amministrazione dell'Alitalia che già era in sofferenza.

E qui siamo ai nostri giorni e tutti sappiamo com'è finita.

Per questo ottimo lavoro il su citato viene gratificato con una buonuscita di 5 milioni di euro.

Naturalmente la pensione sarà da favola.


E poi ci sono le periodiche dirompenti dichiarazioni di
Berlusconi: smentite il giorno dopo. O reinventate e 'rifrittate' da quell'autentico cavalier servente che risponde al nome di Paolo Bonaiuti.

E ci sono i
baroni universitari che si mettono davanti alla telecamera per spiegare che è giusto che gli incarichi accademici siano attribuiti ai loro parenti ed amici.

E i
boss della medicina che non contenti di piazzare dappertutto figli e nipoti pretendono di farci credere che godono del dono dell'ubiquità: possono, ad esempio, operare contemporaneamente due pazienti ricoverati in ospedali diversi o, meglio ancora, possono operare in una clinica di Padova e, nello stesso tempo, farsi fotografare mentre brindano su una terrazza di un hotel cinese.

E intanto
i nostri giovani migliori sono costretti ad andare all'estero per lavorare: visto che in patria i posti vengono attribuiti non tanto con criteri clientelari ma in base a certificate parentele famigliari.

E i vari
Cicchitto, Gasparri e la new, great entry Bocchino hanno preso casa dentro i nostri monitor per spiegarci puntualmente a tutte le ore, ogni minuto, che tutto va bene e che meglio di così non potrebbe andare.

Di che meravigliarsi?


Personalmente non mi meraviglierei nemmeno se ricomparisse Mussolini in persona, a guidare la nostra politica.

A tanto siamo giunti.


A che punto del baratro è ormai arrivato il popolo italiano, che non sa più indignarsi di fronte a quel che succede?

Qualunque cosa succeda.


Non c'è proprio più niente che possa far scattare nel nostro popolo la scintilla del rifiuto e della condanna?

A noi dovrebbe essere rivolto il rimbrotto del Conte Ugolino
(*)


Ben se' crudel, se tu già non ti duoli
Pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava;
e se non piangi, di che pianger suoli?




(*)
Dante Alighieri Divina Commedia, Inferno, canto 33, versi 40-42.

























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