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nessuno tocchi Abele

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


8 novembre 2010


nessuno tocchi ... Abele



Esiste una organizzazione, senz'altro benemerita, che lotta contro la pena di morte.

Si chiama 'Nessuno tocchi Caino'.


E' stata
fondata nel 1993 a Bruxelles da due parlamentari radicali: Mariateresa Di Lascia e Sergio D'Elia (ex dirigente del gruppo terroristico Prima Linea, passato poi al movimento pacifista e al Partito Radicale - * NOTA).

'Nessuno tocchi Caino' combatte decisamente e senza compromessi la pena di morte: tanto è vero che per questo si è opposta a
'Amnesty International' che si è dichiarata favorevole, almeno in via provvisoria, ad una moratoria.

L'organizzazione di D'Elia (e Pannella) non vuole passaggi intermedi, non vuole sentire parlare di moratoria ma esige che la pena di morte sia abolita subito e dappertutto.

Come ho detto sopra, sono contro la pena di morte, per le ragioni già illustrate da Beccaria nel '700.


E tuttavia, di fronte a Caino, vorrei spendere una parola anche per Abele.


Non so se esiste un'organizzazione chiamata
'Nessuno tocchi Abele': so che spesso, sotto questo slogan, vari gruppi e persone si sono ritrovate a pregare e a stimolare la società e il potere politico.

Questa, a mio avviso, è una delle tante contraddizioni del nostro tempo: non capisco perché
se sono di sinistra devo parlare solo di 'Nessuno tocchi Caino' e lasciare Abele alla Chiesa e alla destra, mentre se sono di destra devo pregare solo per Abele chiedendo per Caino la pena di morte.

Ebbene: io che da sempre sono stato dentro il movimento progressista dico no alla pena di morte per Caino e sì alla vita per Abele.



Ma chi è Caino?

E' il terrorista, il kamikaze, il serial killer …: è comunque e sempre un assassino, un omicida, uno che per un qualche motivo toglie a qualcun altro la vita, l'unico vero bene di cui dispone.

Perché lo fa?

Per una serie infinita di motivazioni: in parte collegate alle caratteristiche della natura umana, per altri aspetti risalenti alla struttura particolare di ciascun individuo, in buona parte, anche, riconducibili all'ambiente e alla cultura.

Chi è Abele?

E' la vittima dell'assalto che ci rimette la vita.

Sono io che passo per strada nel momento sbagliato, che senza saperlo guardo qualcuno in modo inopportuno, che non volendo pronuncio una parola di troppo, che, senza immaginarlo neanche lontanamente, scateno in un'altra persona una tempesta istintuale incontrollabile.

Che magari faccio anche qualcosa di sbagliato, di poco carino e che per questo vengo punito con la morte.

Oppure muoio per caso o per sbaglio: sempre a opera di un qualche Caino che, non si sa perché, si arroga il diritto di togliermi la vita, mettendo in atto, contemporaneamente, tutti gli accorgimenti necessari a preservare e a migliorare la sua.

Come Abele, non ci sto a morire per mano di Caino.

Amo la vita quanto e più di lui: voglio vivere come lui.

Il mio diritto vale quanto il suo.


Non ho alcun diritto sulla sua vita ma, prima, lui non ne alcuno sulla mia.

Che senso avrebbe un'organizzazione 'Nessuno tocchi Abele'?

Non tanto di restituire a Caino la pariglia, ma di
disarmare Caino.

Deve tagliare le unghie di Caino, deve rompergli i denti, se necessario, deve strappargli dalle mani tutti gli strumenti che potrebbe usare contro Abele.

La società tutta intera deve adoperarsi
perché non nascano più Caino e, una volta nati, deve fare in modo che diventino, per amore o per forza, degli Abele.

Come?


Attraverso l'educazione.

Con una distribuzione più equa della ricchezza.

Con l'applicazione puntuale e rigorosa delle leggi.


E' chiaro che, probabilmente, non si arriverà mai a sradicare del tutto Caino dal cuore dell'umanità, ma bisogna ridurre al minimo la sua azione.

E' necesario che Abele viva, nonostante Caino: perché ha il suo stesso diritto.

Mi piacerebbe che questa diventasse la battaglia non solo della Chiesa o dei movimenti di destra ma anche del movimento progressista: perché
è una battaglia di civiltà, di umanità vorrei dire.

E' un obiettivo che tutti si devono prefiggere: indipendentemente dalle fedi religiose, dalle appartenenze politiche e dalle aree culturali.

Salvare Caino dalla morte non vuol dire rispedirlo subito dentro quella società in cui potrebbe falciare altri Abele.

Significa inserirlo in
un lungo percorso di riscatto e di rieducazione.

Alla fine del quale dovrà diventare un autentico Abele.




(*) NOTA

Quello Radicale è un partito laico e libertario.


Ha condotto e vinto delle
battaglie importanti: quelle sul divorzio e sull'aborto, ad esempio.

Ha tuttavia accolto al suo interno
personaggi di tutti i tipi e di tutte le tendenze.

Persone che hanno ricoperto nel Partito Radicale ruoli importanti sono poi finite, qualche anno dopo, a rivestire ruoli assolutamente diversi, a sostenere posizioni diametralmente opposte.



E non si tratta di casi isolati ma stiamo parlando di autentiche legioni.

Tra tutti,
ricordo solo due individui.


Eugenia Roccella: leader del movimento femminista e abortista ed esponente di punta del Partito Radicale.

A partire dagli anni '80 ha cominciato una marcia di avvicinamento al mondo cattolico che l'ha portata a diventare editorialista del quotidiano dei vescovi italiani 'Avvenire' e sottosegretario al welfare nell'attuale governo Berlusconi.

Sono note le sue 'odiose' posizioni sul caso Englaro.


Dell'altro dirò semplicemente il nome, essendo più che noto tutto il resto:
Daniele Capezzone.

Sono solo due, scelti tra decine e decine.

Ecco, mi piacerebbe che
Pannella, giunto ormai alla venerabile età di 80 anni, tra un digiuno e l'altro, trovasse anche il tempo di riflettere sul clamoroso fallimento di tutta la sua azione politico-educativa.

Dovrebbe semplicemente spiegare come mai tanti esponenti di spicco del suo Partito, dopo essere vissuti per anni in simbiosi con lui, se ne sono allontanati per approdare a sponde lontanissime, per non dire avverse.

Questa semplice operazione, a mio modo di vedere, trasformerebbe di colpo Pannella in 'un vecchio saggio'.
























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