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NO B Day

2007-2010 > 2009 > COSTUME


08/12/2009



il 'No B Day'


Sabato 5 dicembre, sono andato alla manifestazione 'No B Day'.

Non intendo farne qui una cronaca: è già stato fatto in modo egregio.

Oltretutto su
YouTube ci sono molti video, che danno conto del corteo e degli interventi più significativi.

Voglio solo dire qualcosa di personale, in relazione alla manifestazione in quanto tale (le manifestazioni) e a qualche particolare aspetto dell'evento di sabato scorso.


*) Sulle manifestazioni.

Quelli della mia generazione, che nella seconda metà degli anni sessanta hanno sentito forte il bisogno del cambiamento, hanno partecipato a una quantità incalcolabile di manifestazioni:
* contro la repressione nella società e nelle istituzioni scolastiche; * contro ogni forma di autoritarismo e di oscurantismo; * al fianco degli operai per affermare i diritti dei lavoratori; * a fianco delle donne per rivendicare pari dignità; * a favore di una società più tollerante e più laica; * contro la guerra in Vietnam; * a sostegno dell'esperimento progressista del cileno Salvador Allende; * … … …

Manifestare non era tanto un partecipare a qualcosa organizzato da altri, ma significava vivere tutti insieme sentimenti forti, mettere in comune le proprie emozioni, condividere una comune passione.

Era una sorta di rito che si compiva lungo tutto il percorso del corteo: parlando con gli amici, leggendo quotidiani e volantini, urlando slogan e cantando gli inni del lavoro, della resistenza e del riscatto.

Noi ragazzi li abbiamo vissuti con entusiasmo e fervore quei momenti, con passione vera e con trasporto: come quando ci si ritrovava allacciati attorno a un falò, come quando i credenti partecipano a una funzione religiosa.

Sempre qualcuno ha detto, molti lo ripetono stancamente anche oggi: '
a che cosa serve manifestare? In fondo non serve a niente, visto che quasi mai una manifestazione consegue gli obiettivi che si propone'.

Credo che nessun manifestante abbia mai pensato di realizzare, con la sua partecipazione, l'obiettivo additato.

E tuttavia sono convinto che è importante manifestare:
soprattutto se si tratta di affermare dei valori fondamentali, soprattutto quando a manifestare è una minoranza, soprattutto se è necessario tenere accesa una fiammella che non si deve spegnere.

Manifestare tutti insieme è importante perché rafforza le volontà a continuare nell'impegno, chiarisce le idee e amplia le motivazioni, fa conoscere ad una platea più vasta gli ideali che si vogliono salvaguardare, fa capire a chi detiene il potere che la minoranza è vigile e poco disposta a svendere le proprie convinzioni.



Naturalmente sto parlando di una certa tipologia di eventi che vedono protagonisti quei cittadini che sono determinati a difendere la dignità umana, la democrazia, il lavoro, la libertà, l'uguaglianza, la parità dei diritti e dei doveri …

In una parola tutti quei valori che sono espressi con molta chiarezza nella prima parte della nostra
Costituzione repubblicana.

Dico questo perché c'è anche un altro tipo di manifestazione che non mi ha mai visto protagonista e che francamente deploro.

L'esempio massimo di questa seconda categoria è la
marcia su Roma del 1922: quella che ha portato al potere Mussolini.

Si tratta, in questo caso, di
parate organizzate dal potere a favore del potere, sono vere e proprie dimostrazioni di forza, animate da uno spirito antidemocratico e percorse da una precisa volontà autoritaria.

Possono essere espressione di una maggioranza che vuole ribadire tutto il suo peso e che intende intimidire la minoranza.

Oppure possono essere volute da un capo che riempie strade e piazze per forzare i limiti imposti a tutti i cittadini dalle leggi, per ribadire la sua assoluta unicità, per minare o, nel caso peggiore, per far saltare i fondamenti stessi della democrazia.

Come ho detto sopra, queste, più che manifestazioni, sono delle vere e proprie parate, delle
turgide esibizioni che servono per cementare il consenso e per rendere legale l'impunità.

I regimi autoritari, dal fascismo al nazismo, dallo stalinismo al maoismo ne hanno organizzate a migliaia: imponenti, massicce e minacciose, proprio come la volontà che intendevano esprimere.

Con questo tipo di muscolari ostentazioni di forza non ho mai avuto nulla a che vedere: capisco la loro logica ma non condivido minimamente né gli slogan né gli obiettivi.



Dopo la
stagione 60-70, quanto a manifestazioni ho saltato a piè pari gli anni 80, anni di riflusso e di involuzione e mi sono ritrovato per strada all'inizio degli anni 90: quando ho vissuto in prima persona i sussulti che hanno attraversato il mondo della scuola e hanno spinto, per un periodo molto breve, gli insegnanti ad essere protagonisti della loro professione.

Sono stati anche gli anni susseguenti la caduta del muro di Berlino:
per l'Italia hanno significato un profondo ripensamento della politica, una disarticolazione radicale di tutti i partiti politici allora sulla scena, una messa sotto accusa di un certo modo di gestire il potere e le ricchezze pubbliche (tangentopoli).

La parte più sensibile della popolazione, i magistrati, le forze politiche meno compromesse con la corruzione
(compresi molti esponenti dell'ex MSI, confluiti poi in AN e approdati, adesso, nel PDL a far la guerra ai magistrati per conto del capetto supremo) hanno determinato, almeno nell'immediato, un modo più responsabile e corretto di gestire la cosa pubblica.

L'ultima fase delle manifestazioni che mi hanno visto partecipante attivo è degli
anni 2000: siamo cioè all'oggi, alle proteste contro il berlusconismo.


*) I contenuti della manifestazione di sabato 5 dicembre (nota come 'No B Day).

E' stato un evento che in un certo senso
ha condensato tutti i precedenti: quello per il lavoro e lo sviluppo e quello contro l'accanimento terapeutico, quello a difesa della libertà di informazione e di stampa e quello contro l'affossamento della scuola pubblica voluto dall'attuale ministra …

E' stata una manifestazione molto affollata (nonostante i soliti numeri della questura), molto sentita e anche, per certi aspetti, molto determinata.

I temi proposti hanno spaziato dalla democrazia al rispetto delle persone, dalla lotta alla mafia alla riaffermazione dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Ricordo in particolare due interventi.


*)

Quello di
Domenico Gallo sui principi costituzionali: un'analisi pacata ma rigorosa, articolata e dettagliata tendente ad affermare l'attualità della nostra costituzione e a evidenziare la volontà dei potenti di turno, di Berlusconi su tutti, di far saltare quei capisaldi per consentire a qualcuno (a uno solo?) di vivere non al di sopra, ma al di fuori della legge.


*)

Il secondo di
Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, fatto saltare in aria dalla mafia a Palermo, in Via D'Amelio, il 19 luglio 1992.

Borsellino, con parole forti e appassionate, ha denunciato con chiarezza i rapporti oscuri che legano la mafia con il potere politico e, più in generale, con apparati dello Stato.

La manifestazione ha chiesto con forza a Silvio Berlusconi di mettersi da parte e, in ogni caso, di affrontare i processi nei quali è coinvolto.

Come è noto il presidente del consiglio sta invece facendo di tutto, tramite i suoi legali che ha portato in parlamento, per evitare quei processi, per rinviarli alle calende greche o per toglierli proprio di mezzo.

Non importa se così facendo calpesta il 3° principio della nostra Costituzione che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (come ha recentemente ricordato la Corte Costituzionale); non importa se, in questo modo, manda al macero centinaia di altri processi garantendo l'assoluzione a chi ha dilapidato i patrimoni di migliaia di cittadini ignari; non importa se riporta indietro l'orologio della storia, all'epoca del predominio della nobiltà, quando l'aristocrazia esigeva per sé sola un'impunità negata a tutti gli altri sudditi.

Importa soltanto che l'attuale padrone del vapore la faccia franca, in faccia al mondo intero.

Che la magistratura vada riformata è cosa arcinota: ne ho scritto più volte su questo sito.

Che la soluzione sia il processo breve è semplicemente ridicolo.


Non si tratta di dire che il processo deve durare tot: si tratta di mettere i giudici nelle condizioni di operare in un certo modo, affinché le cause siano espletate il più celermente possibile.


Ha ottenuto l'effetto desiderato il 'No B Day'?

No, naturalmente.

Anzi, l'innominabile se n'è fatto beffe.

E tuttavia è sicuramente servito: a fargli capire che c'è una parte consistente del Paese che tiene gli occhi bene aperti e che non accetterà supinamente l'affossamento della Costituzione e l'oltraggio delle leggi.



Già qualcuno nel PDL parla di una
grande manifestazione da lanciare a febbraio a sostegno di Berlusconi.

A sostegno di che cosa?

Della sua pretesa di impunità?

Della sua volontà di porsi al di là del bene e del male?

Dei suoi traffici e dei suoi interessi non tutti limpidi?

Della sua iscrizione alla P2?

Della sua convinzione di potersi permettere di tutto?

Delle sue inquietanti 'amicizie' nazionali e delle sue discusse frequentazioni internazionali?

… … … ? ? ?


Indubbiamente tutti hanno la possibilità e la libertà di manifestare: deve essere chiaro, però, che si tratta di una esibizione di forza da parte di chi ha già un potere esorbitante.

Si tratta della chiara volontà di forzare la Costituzione e la legge in favore del più furbo e del più potente: a tutti i livelli, beninteso, dall'infimo capataz di paese al presidente del consiglio dei ministri.

Sono manifestazioni pienamente legittime che, spesso, spalancano le porte ad una stagione di illegalità.

La storia recente è lì a mostrarlo.



















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