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NOBEL e VATICANO

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


5 ottobre 2010


nobel e vaticano




Quest'anno il premio Nobel per la medicina è stato assegnato al medico e scienziato inglese Robert Edwards.

Assieme a un suo collega (morto nel 1988) ha studiato la
fecondazione assistita riuscendo a mettere a punto un sistema che ha permesso, dal 1978 in poi, a molte coppie in difficoltà, di poter mettere al mondo dei figli.

La sua tecnica consiste nel far incontrare lo spermatozoo e l'ovulo al di fuori dell'utero (
in vitro, appunto): quando l'incontro va a buon fine, si ha un embrione umano che viene successivamente impiantato nell'utero della madre che potrà così portare a termine la gravidanza e realizzare il suo sogno.

Con questo metodo
sono nati centinaia di migliaia di piccoli, a partire dal 1978 anno in cui è nata la prima bambina: qualcuno parla addirittura di 4 milioni.

E' chiaro che questa 'invenzione' ha procurato una gioia immensa a molti esseri umani che solo per quella via sono riusciti a realizzare la loro aspirazione ad avere un figlio.


Ed è chiaro, nello stesso tempo, che a partire da quegli studi sono poi stati fatti
molti altri passi in varie direzioni: si è arrivati ad una manipolazione talmente spinta e sofisticata degli ovuli, degli spermatozoi e degli embrioni da suscitare più di una perplessità.

Tanto è vero che, su tutta la questione, c'è un aspro dibattito ancora in corso.


Per quanto mi riguarda penso che gli studi attinenti quelle tematiche possono avere delle applicazioni positive e possono, anche, schiudere a pratiche discutibili e a tecniche inammissibili.

Questo sembra essere il destino di molta parte della scienza umana: sempre pronta a guarire e a migliorare l'esistenza ma anche sempre sul punto di creare nuovi Frankenstein.


E' successo anche con gli studi sull'
energia atomica: anziché risolvere una volta per tutte il grave problema della carenza energetica, ha contribuito a realizzare delle armi talmente potenti da essere in grado di spazzare via l'intera umanità dalla faccia della Terra.

E' colpa degli studiosi?

Sono gli scienziati i soli imputati?

Io credo di no.


Penso che
tutta la società, nel suo insieme, sia responsabile dell'uso proprio o improprio che viene fatto delle scoperte scientifiche.

Ne sono responsabili i leaders politici, innanzi tutto, i padroni del grande capitale industriale e finanziario, i capi degli eserciti e i vertici delle magistrature: hanno il loro peso anche i direttori dei mezzi di informazione, i vertici sindacali, i responsabili delle mille associazioni che organizzano la società civile e, infine, il popolo tutto.

Lo scienziato fa il suo mestiere, porta avanti una ricerca che, se non fosse finanziata da altri, non andrebbe da nessuna parte; arriva a delle conclusioni che, se non trovassero chi le sfrutta in qualche modo, resterebbero lettera morta.

Per tutti questi motivi giudico
irricevibile, ingiusta e in qualche modo irresponsabile la posizione del Vaticano a proposito del premio Nobel attribuito a Robert Edwards: l'ha definita inaccettabile e fuori luogo.

Come ho già detto più volte
la Chiesa ha una idea distorta della moralità: per secoli ha pensato che la morale riguardasse quasi esclusivamente il comportamento sessuale degli uomini, intervenendo in materia in modo inappropriato e spesso brutale.

A dire il vero la sua posizione, su quelle questioni, non è molto cambiata.

La Chiesa, che ha intrattenuto rapporti cordiali e amichevoli con il
dittatore Pinochet e i militari argentini responsabili dell'uccisione di migliaia di persone e della sparizione di migliaia di giovani, si è poi eretta a paladina dell'embrione, ad alfiere dei primissimi momenti vita.

Mentre chiudeva un occhio (o entrambi) sulla soppressione di decine di migliaia di giovani vite, si metteva le lenti per scoprire l'inizio del primo soffio di vita e per alimentarlo a qualunque costo.



Non sto qui a ricordare
l'infinita catena di misfatti contro l'umanità di cui la Chiesa si è resa responsabile e comunque complice nel corso della sua storia millenaria: sono stati raccontati per filo e per segno.

Eventi rispetto ai quali non ha mai pronunciato una parola chiara di pentimento.


Voglio solo ricordare che la Chiesa, a proposito di fecondazione, continua a sostenere che una donna deve accettare nel suo utero tutti gli embrioni realizzati con i suoi ovuli, anche nel caso che qualcuno di quegli embrioni risultasse 'malato', portatore di serie patologie genetiche.

Dimostrando un totale disprezzo per la dignità e la vita della donna stessa e un cinico menefreghismo verso i nascituri.




Ho sentito questa mattina, a 'La Storia in diretta', che all'inizio del '900
il primate di Westminster arcivescovo Francis Alphonsus Bourne (1861-1935), a proposito dello sciopero dei minatori inglesi si è così espresso: 'uno sciopero generale come questo non ha alcuna giustificazione; è un peccato contro l'obbedienza che si deve al Signore'.

Tutti sanno come se la passavano, tra '800 e '900, i minatori inglesi.

E che dire della presa di posizione di
Monsignor Fisichella che, a proposito della bestemmia di Berlusconi, ha detto che sì, è da condannare ma che tuttavia va contestualizzata?

Che è sì una bestemmia ma che, visto chi l'ha pronunciata e la situazione in cui è stata proferita, non è poi così grave.

Non è grave quanto la bestemmia sparata in casa in un momento di rabbia da una comune persona del popolo.


E, naturalmente, il Monsignore si è guardato bene dal censurare gli indecenti apprezzamenti (rivolti a
Rosy Bindi) con i quali il suddetto ha condito la sua bestemmia.

La Chiesa è così, è sempre stata così.


C'era chi si augurava che potesse cambiare (io tra questi), soprattutto dopo il papato di Giovanni 23°: ma non è successo niente.

La Chiesa è sempre depositaria della Verità, anche quando sbaglia, anche quando essa stessa è stata costretta a riconoscere i suoi lampanti errori.


Il Nobel a Edwards è inaccettabile.

L'impianto forzato di un numero imprecisato di embrioni malati nell'utero di una donna è, invece, non solo accettabile ma addirittura necessario e 'voluto da Dio'.






























il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

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