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oggi e domani

2012


13 giugno 2012


oggi e domani




L'oggi è una cascata ingovernabile di notizie.

Molte sono contraddittorie, altre sembrano assurde, poche sono veramente consolanti e beneauguranti.

Tanto per fare qualche macroscopico esempio.

Ho letto che sui fondali dell'oceano prospiciente il
Brasile ci sarebbero dei giacimenti petroliferi di portata incalcolabile, tale da trasformare quel Paese in uno dei più grandi produttori mondiali.

Ma intanto milioni di brasiliani vivono nelle favelas, gli indios vengono scacciati e uccisi e la foresta viene distrutta alla velocità della luce.

Un po' più a Nord, in
Mexico, le bande che controllano il traffico di uomini e di droga, lasciano ogni giorno sul terreno centinaia di morti ammazzati.

L'India e la Cina hanno superato il miliardo di individui e non sembrano in grado di arginare la loro progressione demografica.

Nessuno sa dove porterà tale esplosione.


I due Paesi sono in corsa per la modernizzazione e lo sviluppo e vivono di contraddizioni talmente violente ed esasperate da far dubitare sulla loro tenuta e stabilità.

Da una parte alcuni accumulano ricchezze impensabili mentre le masse sono costrette a vivere in condizioni di estrema indigenza, se non di vera e propria schiavitù.

Lascio da parte l'
Australia e l'Africa che ancora sembrano al riparo da certe aberrazioni e che forse, a loro insaputa, si stanno preparando a diventare le nuove terre di conquista.

L'
Europa è la nostra casa e non si può dire che stia vivendo tempi tranquilli.

E' squassata da una crisi profonda che sembra non finire mai.

Il pericolo maggiore sta nel fatto che
l'Europa è indecisa a tutto: si trova ad un bivio epocale oltre il quale c'è o la salvezza o il decadimento inarrestabile.

L'Europa è nata come area delle città e delle piccole regioni, è diventata il luogo dei grandi e potenti Stati nazionali, dovrebbe trasformarsi in una entità unica e compatta.

E', come si dice, in mezzo al guado.



E l'Italia?

Ah … l'Italia.

Vogliamo parlarne?

No, è meglio di no, tutti ne conosciamo i problemi, i guasti e le malattie.

Ho letto che
Saviano vuol narrare il romanzo della crisi.

Non so se vuole scriverne un romanzo o fare una trasmissione televisiva.

No, ti prego, Saviano … no … lascia perdere.

Quello che vuoi dire è ogni giorno sui teleschermi, è sempre sui quotidiani, è in ogni momento in Internet.

Non posso sentirmelo raccontare un'altra volta per filo e per segno.

L'hanno illustrato
Iacona e Santoro, lo mostra ogni volta che può la Gabanelli.

Se il popolo italiano, dopo questi racconti, non ha ritenuto di dover muovere un dito, non credo ci sia bisogno si un'ulteriore narrazione.

C'è semplicemente bisogno di fare qualcosa, non di raccontare un'ennesima volta.

Il quadro, come si può facilmente arguire, non è affatto roseo.

E tutto questo senza prendere in considerazione i terremoti o l'attività dei vulcani, gli tsunami o il mal funzionamento di qualche centrale atomica.

Era meglio ieri? Il passato prossimo?

Così sembra, ad uno sguardo fugace.


Non dobbiamo tuttavia dimenticare che il passato è fatto di un rosario interminabile di guerre, due delle quali mondiali, con il loro carico di milioni di morti.

Se l'oggi sembra peggiore, lo si deve sostanzialmente a 2 motivi: è aumentata enormemente la popolazione mondiale e, in secondo luogo, i media si sono diffusi capillarmente.

Se un operaio muore in una fabbrica cinese, lo veniamo a sapere subito, così come conosciamo immediatamente la storia dell'indiana bambina 'condannata' al matrimonio all'età di 5 anni.

Siamo bombardati e sommersi da un numero tale di informazioni, da venirne quasi tramortiti e comunque storditi.

E le 'informazioni' quasi mai riguardano eventi positivi: nella stragrande maggioranza ci presentano la parte peggiore dell'umanità.

Fino agli anni '80 del '900 questo non accadeva.

Certo, rispetto al passato anche allora si conoscevano molti più dettagli della vita dell'umanità, ma non eravamo ancora al
diluvio dei nostri giorni.

Quindi non è che in passato certe cose non accadessero: semplicemente non si conoscevano ed era come se non fossero mai accadute.



Il futuro?

E' problematico e per molti aspetti indecifrabile.

Il futuro è '
in mente Dei', si diceva una volta.

E' certo che nessuno lo conosce.

Cercare di programmarlo al meglio delle nostre possibilità: è tutto quello che possiamo fare.

Illustrare il futuro: è questo che dobbiamo fare.


Non quello dei film di Terminator, ma
quello possibile, realizzabile, a partire dalle condizioni in cui ci troviamo.

Se l'umanità vuole avere una chance, è questo che deve fare.


Per questo non intendo più soffermarmi sulle analisi e sulle descrizioni del presente: per questo non vedrò né, eventualmente, leggerò il romanzo di Saviano.

Il presente è in Internet, su Rai news o dentro la CNN online: ce l'ho sempre davanti in tutte le sue sfaccettature, con tutte le sue aberrazioni.

Su questo presente c'è poco da ragionare: c'è solo da cambiare.

E alla svelta.


Ecco, quello che è un nostro gap rispetto al passato, può diventare un vantaggio.

Possiamo immaginare un futuro a partire da un presente che conosciamo molto bene fin nei minimi dettagli: cosa impensabile fino a qualche anno fa.

Possiamo delinearlo e parteciparlo.

Possiamo cercare sostenitori per questo progetto.


Il marcio che ci sovrasta e circonda è ai livelli di guardia, ma noi abbiamo energie sufficienti per sanarlo: se lo vogliamo.

Non voglio parlare della situazione cinese o di quella indiana: che conosco solo per sommi capi e che, per la ineliminabile distanza culturale, mi risultano quasi incomprensibili.

Mi riferisco all'Europa e, naturalmente, all'Italia.

Sono sicuro che in questi popoli c'è una maggioranza insoddisfatta dell'attuale stato delle cose, vogliosa di cambiamento positivo e desiderosa di riforme.

I popoli europei, tra di essi anche quello italiano, vogliono che *) l'ambiente naturale sia tutelato, *) che sia valorizzato l'immenso patrimonio artistico e culturale accumulato e che *) si garantiscano a tutti i cittadini condizioni di vita almeno decenti.

Questo è ciò che si vuole per il futuro prossimo, questo è il progetto che dà senso al presente.


Le forze in campo ci sono: occorre solo vincere alcune resistenze.

Un futuro migliore è possibile, non un futuro di là da venire ma persino il domani.

Basterebbe volerlo.

Basta volerlo.




















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