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ossessione - compulsione

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28/10/2009



ossessione - compulsione



L'ultimo intervento dell'innominabile a Ballarò, mi costringe ad una inevitabile riflessione.

Che riporto sperando che, lo scriverne, produca anche un effetto terapeutico positivo.


La presenza costante, incessante, prorompente e dirompente del su nominato è diventata ormai così martellante, torrenziale e assidua da rendere vano ogni tentativo di difesa.

Si comincia la mattina con i primi radio giornali e si finisce con i telegiornali della notte: per tutto il giorno, ogni giorno, le sue gesta e il suo verbo sono riproposti incessantemente senza alcuna pietà.

Se si compra un giornale o una rivista, ci si imbatte, sicuramente, in qualche 'sua' pagina.

I siti Internet traboccano letteralmente di sue parole e immagini.

Ci si salva solo frequentando i siti stranieri che dedicano al suddetto un'attenzione per lo più sporadica e macchiettistica, solitamente legata ad una qualche gaffe.

Là non c'è traccia delle sue quotidiane esternazioni, dei suoi auto incensamenti, della venerazione e delle genuflessioni dei servitori.

Non ho mai letto in alcun sito straniero di rilievo, un qualche riconoscimento dei molti meriti che si auto attribuisce.

Non compaiono le 'decisive proposte' che dice di avanzare né le iniziative internazionali che afferma di aver promosso.


Mi dispiace dirlo (io per primo vorrei che così non fosse) ma
il peso dell'Italia nella politica e nell'opinione pubblica mondiale è stabilmente fermo sullo zero, quando non sprofonda più in basso.

Il rapporto è inversamente proporzionale: all'ossessiva e asfissiante invadenza dell'interno, corrisponde, all'esterno, un marcato, limpidissimo nulla.



'Ossessione' è anche il titolo di un film di Luchino Visconti del 1943, liberamente ispirato al romanzo 'Il postino suona sempre due volte' pubblicato da James M. Cain nel 1934.

Il film racconta la storia di un amore tra una donna sposata e un girovago senza arte né parte.

La vicenda si snoda in una bassa padana livida e spoglia, dominata dalla pioggia e dalla nebbia.

Il morboso attaccamento tra i due li spingerà a provocare la morte del marito della donna: evento che, lungi dallo spianare la strada ad un rapporto finalmente libero e pieno, porterà alla morte della moglie adultera e all'arresto del suo amante.

L'
ossessione che dà il titolo al film si sprigiona dalla passione carnale che lega i due amanti, così forte da indurre all'omicidio; dal destino avverso che li accompagna e trascina senza dar loro tregua; dal mondo squallido, freddo e cinico che avvolge e compenetra tutta la storia.




Ma
'ossessione' rimanda anche a un preciso quadro clinico che è solitamente descritto con una terminologia più articolata: disturbi ossessivo-compulsivi'.

Si tratta di una sindrome che riguarda sia la mente che il comportamento.

Si ha ossessione quando un individuo, per almeno un'ora al giorno e in maniera continuativa, è vittima di pensieri, immagini e impulsi dolorosi o quanto meno fastidiosi.

Questi elementi, cui la persona non può rinunciare, sono automatici e molto difficili da controllare e da eliminare.

La compulsione riguarda invece il comportamento: consiste nell'impossibilità di astenersi dal fare determinate cose.

Per tenere a bada i pensieri ossessivi, il soggetto è 'costretto' a impegnarsi in rituali ripetitivi e in pratiche irrazionali

Il nostro innominabile, più che al film, rimanda proprio alla patologia psichiatrica.


Il suo caso, tuttavia, solo che lo volesse, sarebbe anche di 'facile' soluzione: basterebbe che si affidasse a un terapeuta o a un confessore, invece che agli avvocati.

Gli specialisti dell'anima gli potrebbero consigliare un percorso lineare fatto di ammissioni e confessioni che porterebbe sì al crollo del castello 'materiale' tanto faticosamente edificato, ma anche alla liberazione dall'ansia, dalle paure e dalle angosce.

Con ogni probabilità il tipo è ossessionato da idee, timori e incubi provenienti dal suo passato: materiale psichico che solo lui conosce in tutte le sue articolazioni, di cui solo lui sa la micidiale pericolosità.

Ha assoldato un vero e proprio esercito per essere aiutato a controllare questa specie di vulcano che rischia di scoppiare da un momento all'altro con effetti incalcolabili: giornalisti, avvocati, parlamentari, intrattenitori, sportivi …

E tuttavia non si sente mai del tutto sicuro, non riesce a vivere un minimo tranquillo.


Ecco allora i comportamenti compulsivi che è costretto a mettere in atto per 'soddisfare' in qualche modo l'ansia che lo divora: invade le televisioni, trabocca da tutta la carta stampata, si materializza al centro delle disgrazie, presenzia agli eventi religiosi e sportivi.

Si tratti di una tragedia o di un lieto evento non fa differenza: lui non solo è presente ma domina e impazza in modo irrefrenabile.


Questa spinta compulsiva lo spinge anche ad invadere territori non suoi, ad appropriarsi di trasmissioni in cui non era stato invitato, a suggerire a tutti ciò che si deve pensare, ciò che è corretto dire, ciò che è necessario fare.

E' penoso assistere a questo fenomeno.

E' frustrante subire questa specie di tsunami psicologico.

E' umiliante costatare come nessuno intervenga, nessuno senta il bisogno, non dico di metter fine, ma almeno di arginare un simile ribollire di budella malsane.

E' deprimente vedere come tutti, ormai, considerino il patologico come normale.

E' un po' come se i sudditi di un despota colpito da diarrea, ritenessero normale passare le loro giornate assisi sul wc.



Sì, perché la conseguenza della psicosi dell'unto, è, per gli amministrati, una condizione continuata e aggravata di 'ossessione'.


Siamo tutti ossessionati dalla sua presenza, dalla sua persona, dal suo dire e dal suo fare, dal suo quotidiano imperversare, siamo persino ossessionati dalla sua assenza.

E' un fatto che l'Italia tutta è ormai a rischio psichiatrico.


L'ossessione indotta rischia, a sua volta, di creare nuovi e generalizzati disturbi ossessivi, di dar vita a nuovi e diversi rituali compulsivi.

Gli esiti di questa situazione possono essere due.



*. La tempesta maniacale e ininterrotta dell'eletto, diventa un dato ineliminabile del panorama quotidiano, qualcosa di moderatamente fastidioso che si sa di dover accettare. Come la nebbia invernale nella bassa padana o le piogge nella stagione dei monsoni.

In questa chiave la cosa perde molta della sua potenziale pericolosità fino al punto di non essere più nemmeno notata, se non addirittura completamente trascurata.


*. L'insistenza ossessiva non può essere né assorbita, né metabolizzata né, tanto meno, digerita e archiviata.

A quel punto la malattia si estende a tutto il corpo e da nevrosi rischia di trasformarsi in psicosi.

Gli esiti finali non si possono anticipare ma, verosimilmente, potrebbero essere tutti piuttosto tragici.



Ho sempre desiderato uniformarmi alla prima ipotesi; ho sperato di arrivare al punto di non sentire più il bisogno di occuparmi della sua persona; l'ho anche scritto più volte e promesso a chiare lettere.

Tuttavia, finora, devo ammettere di essere ancora vittima della pericolosa psicosi indotta, delineata dalla seconda eventualità.

Mi auguro di guarire, naturalmente.

Più ancora mi auguro che, in qualche modo e in tempi ragionevoli, venga finalmente rimossa la causa scatenante di questa insidiosa patologia.



















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