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ottimismo - pessimismo

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19/11/2010


ottimismo - pessimismo




Sono ottimista, anzi no.

Voglio essere ottimista anche se …

Anche se, di fatto, sono realista.

Che per molte persone vuol dire pessimista.



Non voglio nemmeno prendere in considerazione le vicende del pianeta
Terra: che sono in gran parte indifferenti a quel che facciamo noi; che dipendono anche dal nostro agitarsi arruffato e controproducente.

Mi concentro per un attimo sugli
esseri umani, sulla nostra specie.

Siamo una delle tante che grattano la superficie della Terra e dato che siamo malvagi, facciamo di tutto per farle del male: per farci del male.

Quale dovrebbe essere il nostro scopo?


Celebrare la bellezza della vita godendola in pienezza, noi e i nostri discendenti.


In necessaria comunione con tutte le altre specie viventi.

Il che implica:

*) non combatterci tra di noi;

*) conservare al meglio lo habitat bio-geologico che ci ospita.

Quanto al
primo punto sembrava che avessimo capito che nessun popolo può essere felice a spese degli altri.

Ce l'avevano insegnato le due terribili guerre mondiali del '900.

Ce lo siamo dimenticato in fretta.

Ce l'hanno ricordato l'11 settembre 2001, il disastro dell'Iraq, l'infinita e irrisolvibile guerra in Afghanistan.

Ma
non è finita qui: serviranno molti altri morti ammazzati per arrivare a capirlo davvero.


Il
secondo punto ci riporta all'oggi.

Abbiamo distrutto buona parte delle specie viventi esistenti: secondo alcuni scienziati siamo in presenza della più grande
estinzione di massa mai verificatasi sulla faccia della Terra (e noi che pensavamo che le estinzioni di massa riguardassero il Giurassico o il Triassico …).

Stiamo intaccando in maniera decisiva tutte le riserve riguardanti i beni e i materiali di prima necessità: dall'acqua al petrolio, dall'oro all'argento.

E, naturalmente, stiamo riempiendo la nostra atmosfera di tutti i veleni che siamo in grado di produrre.

Anche qui:
sappiamo quel che dovremmo fare ma proseguiamo imperterriti.

Fino a quando?

Fino a dove?


Fin qui l'ottimismo è chiaro.




Veniamo a casa nostra.

Che cosa è successo all'Italia?

Niente di particolarmente grave, se guardiamo agli ultimi tempi.

Nel senso che
proseguiamo per la strada già intrapresa da 2-3 decenni.

Malgoverno, rissa continua, insoddisfazione generale.


Di che cosa soffre esattamente il popolo italiano?

Di particolarismo acuto e di menefreghismo esasperato.

Che non riguarda solo la classe dirigente, ma tutti noi.


Eppure
potremmo vivere bene perché il nostro se non proprio ricco è sicuramente un Paese fortunato: per una serie cospicua di fattori a tutti noti.

Il fatto è che non abbiamo un cemento comune,
non riconosciamo, tutti insieme, una serie di priorità e valori che soli potrebbero trasformarci da multitudo accozzata dalle vicende storiche, in populus sentito come unum.

Il fatto di mettere in sicurezza il nostro Paese che cade letteralmente a pezzi, ad esempio, dovrebbe essere un obiettivo irrinunciabile di tutti, al di là e oltre il colore politico.

E invece:
se è al potere la destra, la sinistra glielo tira tra i piedi con intento polemico, salvo poi dimenticarselo una volta giunta nella stanza dei bottoni; se governa la sinistra, la destra lo usa come una mazza da baseball tirata sui denti, sostituendolo poi, una volta conquistato il potere, con il ponte sullo stretto.

E così via.

Personalmente sono convinto che in
questo 'sport' dell'autodistruzione negli ultimi anni si sia maggiormente distinta la destra.

Ricordo per tutti l'esempio di
Tremonti.

Tre quattro anni fa, prima delle vittoriose elezioni del 2008, non passava giorno che 'il commercialista degli evasori' non attaccasse
Padoa Schioppa sui conti e sui bilanci.

Secondo Tremonti era troppo attaccato ai numeri, schiavo delle cifre e quindi incapace di pensare in grande e di trovare la soluzione 'creativa' per tutti i problemi.

Dopo nemmeno un anno
il grande 'mago' della finanza (per auto definizione) ha invertito la rotta: adesso è Padoa Schioppa in tutto e per tutto, al cubo.

E potrei citare
Alemanno e Gasparri sulla sicurezza e così via.

Qualsiasi questione, leggera o di capitale importanza, è utilizzata non per conseguire il massimo di bene comune, ma per mettere in difficoltà l'avversario politico, per strappargli la gestione del potere o per conservarla.

Stesso discorso si potrebbe fare a proposito dei
rifiuti (anche questo drammatico problema è stato utilizzato per scardinare Prodi: e adesso…)

Se continueremo a guardare a tutte le questioni in chiave polemica o da un punto di vista individualistico
non andremo da nessuna parte: né oggi né mai; né con la destra né con la sinistra.

Ognuno baderà solo a
urlare più forte e a spernacchiare i suoi avversari: Grillo si incaricherà di 'smerdare' tutti.

I problemi resteranno sempre là, irrisolti: finché prima o poi qualcosa dovrà pur succedere.

Gramsci parlava del 'pessimismo della ragione e dell'ottimismo della volontà'.

Proviamo a
invertire l'aforisma.

La ragione concerne lo stato delle cose, così come sono: non c'è motivo di stare molto allegri.

Ma la ragione
ci mostra anche che le cose potrebbero essere molto migliori: sia a livello planetario che sul piano nostro, locale.

Nel senso che noi esseri umani potremmo anche essere molto diversi, potremmo realmente volere e realizzare la pace e la giustizia; potremmo, nel nostro Paese, essere più solidali e più impegnati nella ricerca del benessere per tutti.

Non lo siamo per una serie di contingenze, ma se lo volessimo potremmo anche essere differenti.

Da subito.


E'
la volontà, dominata dagli egoismi, che non ci fa perseguire il bene comune ma solo il personalissimo interesse di parte.

Come si fa a definire 'ottimistica' una simile volontà?

Il
parziale ottimismo della ragione dovrebbe indurci a cambiar rotta.

A riscoprire il terreno comune su cui ancorarci.

Come specie e come comunità.

Per realizzarci pienamente.

Ed evitare di estinguerci: per nostra stessa mano.





















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