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ottimismo ... italiano (3)

2007-2010 > 2008 > STILLE


(07/03/2008)

Ho visto sorgere degli insediamenti umani (spesso vere e proprie città) in luoghi del tutto privi di attività produttive.

Una volta ero ossessionato da questa faccenda: pensavo che i centri abitati potessero sorgere solo là dove si svolgevano attività produttive.

Si poteva trattare di allevamento, di agricoltura, di artigianato, di industria.

Oppure attorno a luoghi di servizi particolarmente significativi: centri termali o località turistiche di forte richiamo.

Edificare un paese o una cittadina o un grande quartiere urbano in posti del tutto privi di tali iniziative mi sembrava un contro senso, peggio, una sorta di aberrazione socio economica.

Eppure succedeva, quegli abitati crescevano come funghi, lo vedevo con i miei occhi.

E sempre più numerosi.

Ci ho riflettuto e ho scoperto che, in fondo, sì, la cosa è possibile.

Soprattutto là dove abbonda il genio.

Meglio se si tratta di genio italico.

Si può cominciare da una speculazione edilizia, da una innocua variazione del piano regolatore, da un cambiamento di destinazione o d’uso.

Terreni agricoli che, improvvisamente, possono essere lottizzati e destinati ad abitazioni private.

Ecco che qualcuno ammucchia capitali e mette in moto il sistema: che porta alla costruzione di appartamenti, alla realizzazione di strade e di infrastrutture, alla edificazione di scuole, ospedali, chiese ed altri edifici pubblici.

Le case vengono abitate da chi ha venduto i terreni, da chi ha lavorato all’edificazione del centro abitato, da chi si occupa della sua manutenzione, dagli impiegati negli uffici pubblici, da chi lavora nelle scuole e negli ospedali, dai negozianti e dagli esercenti di tutte le categorie.

In realtà l’economia è solo in minima parte attività produttiva.

E’ anche una spirale che si alimenta del suo stesso avvitarsi;
un fuoco che vive delle sue stesse fiamme;
una trottola che ruota all’infinito solo in forza del particolare piano sul quale insiste ...

Basta un niente per far partire il meccanismo.

Basta una scintilla, un colpetto di genio, a volta una pura e semplice trovata.

L’automatismo parte, si autoalimenta e non si ferma più.

Molte parti d’Italia hanno ormai assunto questo tipo di configurazione.

Non è miracoloso?

Strabiliante?

Non è, soprattutto, beneaugurante per le sorti del nostro Paese?

Che dobbiamo temere più ?

Che cosa possiamo temere ?

Dal momento che abbiamo imparato a vivere e a prosperare sul niente.

Di niente.

















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