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Papa alla Sapienza

2007-2010 > 2008 > COSTUME

(15/01/2008)

Il Papa alla 'Sapienza' **

Un congruo numero di professori, ha giudicato 'incongruo' l'invito che il rettore Guarini ha rivolto al Papa affinché presenzi all'inaugurazione ufficiale dell'anno accademico.

Questa presa di posizione, motivata e pacata, ha scatenato un'autentica canea.

Sdegno del rettore che ha visto messa in discussione una sua iniziativa.
Roboanti lamentazioni da parte del Vaticano, che ha stigmatizzato l'intolleranza degli scienziati.
Solito indecoroso e opportunistico balletto delle diverse forze politiche.
Rutilanti manifestazioni degli studenti.

Che dire?

Che i professori-scienziati hanno tutto il diritto di chiedere al rettore più avvedutezza e consapevolezza e al Vaticano più moderazione.

Pare che il rettore, inizialmente, avesse l'intenzione di affidare al pontefice addirittura la 'lectio magistralis': poi ha ripiegato su un più defilato 'contributo'.

La giustificazione ufficiale del capo della 'Sapienza' è stata questa: il papa si sarebbe particolarmente impegnato nella campagna per la moratoria della pena di morte.

Cosa palesemente falsa.

Nessuno ricorda particolari, significativi e insistiti contributi del pontefice a sostegno dell'iniziativa.

Se mai, sono stati altri i protagonisti.

Ma, infine, è forse la circostanza che è stonata: l'inaugurazione ufficiale dell'anno accademico.
Chiamare il papa sembra quasi voler dare a tutta l'attività dell'ateneo una certa impronta.
Soprattutto in considerazione delle prese di posizione di questo papa, che considera ancora la teologia come la regina delle scienze.

Si doveva quindi, in ogni caso, scegliere un'altra occasione per invitare il pontefice ad illustrare il suo pensiero.

Oltre tutto non si può trascurare il fatto che, almeno in Italia, siamo bombardati tutti i giorni e da tutti i media dalle prese di posizione del papa: che non manca di dire la sua su ogni argomento e che su molte questioni non si limita ad esprimere un parere o a lanciare moniti e pressanti inviti ai credenti, ma pretende di essere obbedito da tutti, etero e non credenti compresi.

NOTA

Qualcuno di parte ecclesiastica non ha mancato di rilevare che, in fondo, 'La Sapienza' è stata istituita come studium urbis da un papa (20 aprile del 1303, bolla di Bonifacio VIII, 'In supremae praeminentia dignitatis').
Questo è un dato storico inoppugnabile ma non può avere alcun altro significato. Tutto, a Roma, è stato fatto dai papi: fino al 1870.

Che cosa vuol dire?

Vogliamo ripristinare lo Stato pontificio?

E quante università sono state promosse da imperatori, re o principi!

Ad ogni inaugurazione di anno accademico si devono resuscitare quelle istituzioni per permettere loro di presenziare?


* Apprendo che il papa ha deciso di 'soprassedere' e di non intervenire all'inaugurazione.

Il papa ha fatto la cosa giusta.

Tutto il resto è flatus vocis.

** Se non è stata voluta, la mossa del papa di non andare alla 'Sapienza' è stata certamente indovinata. Il 'soprassedere' ha 'pagato' in termini di immagine molto di più dell'intervenire. Si potrebbe quasi dire che la Chiesa ne sa sempre una più del diavolo.

In ogni caso l'evento ha fatto capire alcune cose elementari.

+ Che il mondo politico italiano, nella sua quasi totalità, non riesce (o non può) prescindere dalle posizioni della Chiesa.

+ Che i laici autentici e sinceri, in Italia, sono delle vere e proprie mosche bianche.

+ Che una parte consistente del cosiddetto mondo laico ha dimostrato verso il papa una reverenza e un ossequio degni del miglior Giulio. Questi cosiddetti laici hanno espresso nei confronti dei pochi dissenzienti una veemenza e un livore tipici del più vieto clericalismo.

+ Che 'il mondo alla rovescia' - così magistralmente illustrato da Le Roy Ladurie ne 'Il carnevale di Romans' - non è una prerogativa del solo Medio Evo. E' la situazione del nostro tempo. Tanto è vero che il gruppo di professori universitari che con molta chiarezza e urbanità ha osato manifestare il proprio dissenso rispetto all'intervento del papa all'inaugurazione ufficiale dell'anno accademico, è stato insultato e tacciato di intolleranza (in modo particolare dai cosiddetti laici) mentre la parte clericale sempre pronta a far valere in tutte le sedi il proprio punto di vista è stata presentata come campione di magnanimità e di tolleranza.

Insomma.

Viviamo in un Paese che non concede ai laici né qualche minuto di televisione né qualche riga di giornale mentre offre generosamente ogni giorno alla Chiesa tutti i suoi megafoni mediatici.

Il papa (se non c'è lui c'è Ruini, se non c'è Ruini c'è Bagnasco, per non parlare degli altri) occupa tutta intera la nostra scena culturale: perché non gli si può chiedere, umilmente, di astenersi da un evento, almeno? Perché deve mettere il suo sigillo anche sulla 'Sapienza'?

Tutti a San Pietro, dunque, ad omaggiare il papa: Ruini non si è fatta sfuggire l'occasione di questa ennesima adunata clericale. Prontamente e gratuitamente amplificata da tutti i media, di ogni colore.

Nessuno ha mai impedito al papa di parlare, tanto è vero che le sue idee sono arcinote.

Questo non significa che debba per forza occupare tutti i microfoni.

Dov'è l'intolleranza?

















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