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partiti e articolo 49

2012

13 aprile 2012


partiti e costituzione



Questa mattina, guardando RAI News, ho per caso captato alcune affermazioni di Ugo Sposetti, tesoriere del PD.

Ha parlato dell'importanza dei partiti, del loro ruolo indispensabile ai fini della salvaguardia della democrazia, della necessità, quindi, che lo Stato li finanzi per proteggere la stessa convivenza civile.

Il tutto, ha affermato con forza, è previsto e sancito dall'articolo 49 della Costituzione italiana.


Il mio atteggiamento nei confronti degli attuali Partiti è fortemente critico e le dichiarazioni del tesoriere, ancorché rilasciate con una sicurezza che non ammetteva repliche, mi hanno spinto ad approfondire la questione.

La COSTITUZIONE prima di tutto.


Si occupa di associazioni in due articoli.

ARTICOLO 18: parla di associazioni in generale.

'I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare'.

ARTICOLO 49: si riferisce più espressamente ai Partiti politici.

'
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale'.


Questo, il 49, è l'articolo citato da Sposetti: a suo dire, giustificherebbe non solo l'esistenza dei Partiti ma addirittura l'obbligo, da parte delle comunità, di finanziarli ad libitum.

Rispetto a tutta la problematica, mi permetto
alcune osservazioni.


*) Innanzi tutto Ugo Sposetti da Tolentino.

Partito ferroviere ha trascorso quasi tutta la sua vita all'interno dei partiti: ha ricoperto vari incarichi, è stato anche più volte membro del Parlamento e, attualmente, amministra il patrimonio del PD.

Mi chiedo: può una simile persona, certamente onesta e specchiata, parlare contro i Partiti?

E infatti si è sempre battuto a favore del finanziamento pubblico dei Partiti, tanto che
nel 2011 ha proposto una legge che chiedeva il raddoppio dei rimborsi elettorali.

Era talmente scandalosa che fu lo stesso PD a sconfessarla per primo.


*)

I Partiti non hanno mai ottenuto il riconoscimento di personalità giuridica, nonostante si siano molto adoperati per averlo.

Sono quindi 'associazioni di fatto' la cui 'vita' è regolata dagli articoli 36 e 38 del Codice civile.


*)

Quanto alla
Costituzione la loro esistenza ricade sotto gli articoli 18 e 49 sopra citati.

Prendiamo l'
articolo 49 che, a dire di Sposetti e di tutti coloro che sostengono a spada tratta il finanziamento pubblico, autorizzerebbe e, anzi, imporrebbe allo Stato di 'mantenere' i Partiti: afferma soltanto che i cittadini hanno il diritto (non il dovere o l'obbligo, cioè possono) di associarsi in Partiti politici.

Non fa alcun accenno al finanziamento pubblico né ad alcuna forma di sostegno da parte dello Stato.


*)

Il finanziamento pubblico è stato introdotto con una
legge del 1974 (successivamente modificata).

Questa legge è stata fatta oggetto di un primo referendum abrogativo nel 1978 che però non è risultato vincente.

(Negli anni '70 i Partiti sembravano ancora delle organizzazioni 'pulite', interessate soprattutto di gestire al meglio la vita pubblica)

Il referendum abrogativo è stato riproposto
nel 1993 e questa volta la stragrande maggioranza degli italiani ha detto no al finanziamento pubblico dei Partiti.

(Era appena scoppiata
tangentopoli e cominciavano ad emergere la corruzione e il malaffare interni ai Partiti)


*)

Il referendum abrogativo, tuttavia, eliminò le norme che riguardavano il finanziamento annuale e generalizzato, lasciando in piedi il discorso dei rimborsi elettorali.

E' su questi che i Partiti si sono concentrati per riprendersi con gli interessi ciò che il popolo aveva creduto di togliere loro.


*)

Ultimamente, con l'affare
Lusi e le grane della Lega Nord, sono emersi alcuni particolari che come cittadini non conoscevamo abbastanza e che sono, nei fatti, scandalosi.

Anzi, non me ne voglia Sposetti, sono
doppiamente scandalosi: viste le attuali condizioni del popolo italiano.

Si è capito cioè che
*) le erogazioni dello Stato verso i Partiti sono di una entità notevole; *) che vengono fatte anche a favore di Partiti già 'morti' da tempo; *) che non sono assegnate in base ad operazioni certificate, ma genericamente, anche in assenza di qualsiasi documentazione; *) che sono nella disponibilità quasi completa dei tesorieri che quindi ne possono disporre a piacimento (tanto è vero che parecchi 'reali' milioni di euro sono stati gestiti dagli amministratori in maniera del tutto privatistica).


*)

Ora, egregio ragionier Sposetti,
non c'è nessuna norma costituzionale che imponga l'esistenza dei Partiti per la salvaguardia e la gestione della democrazia.

Storicamente le cose sono andate in un certo modo e la nostra vita politica (ma anche quella di quasi tutti gli altri Stati europei) è gestita attraverso i Partiti.

Naturalmente, in futuro, ci potranno essere altre modalità e forme per garantire al popolo la sua espressione democratica.

Non c'è niente di necessario ed eterno, come sostiene lo hegeliano Sposetti ma tutto è storicamente determinato, come ha affermato più volte Marx.


*)

Posso comunque riconoscere che
in questo momento storico i Partiti sono importanti per garantire la vita democratica del nostro Paese.

Ma non sta scritto in nessun documento che il Partito debba avere dei forzieri pieni di soldi, come una banca: tanto da permettersi finanziamenti e investimenti come qualsiasi altro potentato finanziario.

Né che debba avere una struttura e una organizzazione pesanti, fatte di fabbricati e di migliaia di impiegati, quasi fosse una qualsiasi Deloitte.


*)

Di che cosa ha bisogno un Partito ai nostri giorni?


Di essere conosciuto, di far arrivare a tutti il suo messaggio, di propagandare le sue idee.

In questo senso garantisce la democrazia.


Ebbene:
*) lo Stato provveda a procurare a ciascun Partito i necessari tempi televisivi e radiofonici; *) paghi anche alcune inserzioni sui maggiori quotidiani nazionali e sulle più importanti testate locali; *) rimborsi le spese (certificate) per la realizzazione di manifesti e volantini (in maniera molto limitata visto che tali strumenti sono ormai in gran parte obsoleti, risultano talvolta inquinanti e sono spesso usati in modo improprio e illegale).

Al resto dovrebbero provvedere gli eletti del popolo (consiglieri, assessori, deputati, senatori …): che sono strapagati anche perché dovrebbero destinare una parte dei loro introiti a tenere in piedi il Partito cui devono l'elezione.


*)

Chi è contro i Partiti, caro Sposetti, non è contro la democrazia o contro la Politica.

E' contro questi Partiti onnivori e arruffoni, insaziabili divoratori di ricchezza pubblica.

E' a favore di Partiti snelli e 'puliti', dediti esclusivamente alla elaborazione degli indirizzi 'utili' alla cittadinanza.

E' per un finanziamento essenziale, volto, appunto, alla tutela della democrazia.

E' contro l'attuale finanziamento indiscriminato e generalizzato che sottrae alla cittadinanza ingenti quantità di danaro pubblico per destinarlo a fini esclusivamente privatistici.

Siamo sempre alle solite: quando viene accertato il malaffare non si provvede a mettere ordine e a fare pulizia ma si punta il dito contro la cittadinanza invidiosa e scriteriata.

No, caro Sposetti, non è il momento di scherzare.

Noi non ne abbiamo nessuna voglia.

Non ne hanno voglia i pensionati 'derubati' da Monti.

Meno ancora ne hanno voglia i giovani, senza lavoro e senza prospettive.

Non è il momento di sollevare polveroni né di bacchettare chi protesta.

E' il momento di cambiare.


Di fare pulizia al proprio interno.

Di ascoltare il popolo che si è espresso con il referendum.

E' il momento di mettere un freno all'ingordigia.

Di 'dimagrire' e di recuperare il significato vero del dettato costituzionale.

Altrimenti salta tutto, anche la politica e perfino la democrazia.

E i primi responsabili, a quel punto, saranno proprio loro.

Gli attuali Partiti.





















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