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pasque

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(20/03/2008)

PASQUE


Pasqua deriva dall’ebraico Pesach, che significa 'passar oltre'. Ricorda la decima piaga d’Egitto, quando l’angelo sterminatore sceso ad uccidere tutti i primogeniti degli egiziani, risparmiò quelli degli ebrei, 'passò oltre' le loro case, perché le porte erano state contrassegnate con il sangue di un agnello. Dopo ci fu il passaggio del Mar Rosso e la liberazione dalla schiavitù (un altro 'passar oltre').

Per i cristiani la Pasqua ricorda i momenti finali della vita di Gesù: la passione, la morte in croce e, soprattutto, la sua resurrezione.

Gli antichi festeggiavano l’equinozio di primavera, la fine dell’inverno e l’inizio delle attività produttive, del tempo bello e fruttifero.

Per tutti, credenti e non, questo periodo rappresenta la fine del freddo, delle tenebre e dell’inattività (della malvagità? del peccato? della morte?, della sopraffazione? ...) e l’avvio di una nuova vita, di una vera e propria rigenerazione.

Queste ricorrenze mi fanno pensare agli agnelli: a quelli sacrificati dagli Ebrei per ungere con il sangue le porte delle loro case e all’agnello pasquale che è il simbolo del Cristo stesso.

Più che a Gesù, tuttavia, gli agnelli mi riportano ad Abele e alla sua morte violenta per mano di Caino.

Proprio a partire da questo episodio biblico mi sarei aspettato che nascesse una associazione denominata ‘
NESSUNO TOCCHI ABELE’.

Invece, ironia della sorte, è sorta un’organizzazione intitolata
‘NESSUNO TOCCHI CAINO’.

E’ una istituzione mondiale progressista che si è sempre battuta per il rispetto dei diritti umani e contro la pena di morte. Attività lodevoli e benemerite.

Tuttavia, dato che la sensibilità progressista si è appropriata di Caino, di Abele se ne è impossessata la destra.

La tradizionale incomprensione e la radicale incomunicabilità tre le due parti hanno fatto il resto.

E’ giusto battersi contro la pena di morte: uno dei non moltissimi meriti culturali che possiamo vantare negli ultimi secoli è quello di aver dato i natali a Cesare Beccaria.

Un intellettuale che, però, abbiamo più frainteso che compreso.

Nel suo ‘Dei delitti e delle pene’ argomenta sì in modo convincente contro la pena di morte ma chiarisce anche che la pena è necessaria e che deve essere esemplare. Anzi, una delle obiezioni che avanza contro la pena di morte è proprio questa: non punisce veramente, non permette al condannato di scontare tutta intera la sua pena per i delitti commessi e non funziona in maniera convincente da deterrente nei confronti di altri potenziali delinquenti.

Quella biologica è l’unica vita certa che abbiamo ed è, come canta De Andrè, l’unico lusso, l’unica ricchezza che milioni di persone si possono concedere.

Perché dobbiamo permettere che Caino privi Abele del solo, insostituibile, bene di cui è titolare?

Non dovrebbe essere nostro primo compito difendere Abele dall’attacco omicida di Caino?

Non dovremmo far sì che non nascano più ‘caini’?

Chi è Abele?


Sono i nostri figli, i nostri vecchi, le nostre compagne; Abele è l’insieme di tutte quelle persone che si trovano sole in balia dei violenti, degli aggressori, dei sopraffattori.

Sono le donne che noi abbandoniamo alla mercé di mariti prepotenti, alle brame di aguzzini spietati; sono i bambini che lasciamo in mano ad adulti crudeli; sono gli anziani che consegniamo alle trame dei truffatori.

Siamo noi quando siamo vittime di gente senza scrupoli.

Come possiamo difenderci?

Come possiamo garantire ad Abele la sua vita?

(Non è questo il compito primario di una società che voglia essere civile?)

* Migliorando le condizioni socio economiche dei meno abbienti.

* Insistendo sull’educazione e sull’istruzione.

* Garantendo la certezza della pena.


Gli esseri umani, in generale, non sono degli agnelli. Tra loro, poi, ce ne sono alcuni che preferiscono il richiamo degli istinti e, più che alle consuetudini sociali, si affidano alla prepotenza e alla aggressività.

Proprio per questo è nata la società.

Per questo sono nate le leggi: se una legge non prevede un magistrato e una pena certa è come se non esistesse.

La pena, dice Hegel, è un diritto del delinquente che attraverso di essa può riaffermare la libertà universale che ha leso. E quindi anche la propria. Con la pena può ripristinare quella razionalità che ha calpestato e di cui è egli stesso titolare.

Pro memoria per le PASQUE: non condanniamo a morte Caino e facciamo in modo che la sua pena sia un percorso educativo.
Rieducativo.

Ma prima di tutto e soprattutto, difendiamo con ogni mezzo la vita di Abele.

Tagliamo le unghie a Caino, conteniamolo in ogni modo e ficchiamogli in testa che in una società civile:

NESSUNO DEVE TOCCARE ABELE














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