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pena di morte

2007-2010 > 2007 > SOCIETA'

(19/12/2007)

'L'Italia è una
repubblica
democratica
fondata
sulle morti
sul lavoro'

(si può dire?)

PENA DI MORTE
CONDANNE A MORTE


18/12/2007: l’ONU ha decretato la moratoria universale della pena di morte;
primo importante passo verso la sua totale abolizione.
Benissimo!
Plauso generale.
Segno di civiltà.
Colosseo illuminato.
Radicali esultanti.

Pochi, tuttavia, si battono con altrettanta energia per l’abolizione di quella autentica CONDANNA A MORTE che è il posto di lavoro.
Certi posti di lavoro.
Ogni giorno qualcuno muore sul posto di lavoro: in fabbrica, in cantiere, per strada, su una terrazza, sotto terra.
Padri e madri di famiglia e tanti, tantissimi giovani.
Perdono il bene supremo, quello più certo, l’unico certo.
La vita.
In Italia muoiono così, ogni anno, dalle 800 alle 900 persone.
Nel mondo sono decine di migliaia.
Migliaia solo in Cina.
Peggio di una guerra.
E le chiamano morti bianche ...
Quasi per attutire.
Per renderle più soft.
Quasi per cancellarle.

Ogni volta le autorità si stracciano le vesti, i padroni del vapore abbassano leggermente la testa.
I mezzi di comunicazione suonano la grancassa.
‘E’ intollerabile’ comincia il Presidente dal Quirinale.
‘E’ inaccettabile’ gli fa eco l’inquilino di Palazzo Chigi.
‘E’ inammissibile’ tuonano all’unisono i capi della trimurti.
‘E’ deprecabile’ sottolinea con voce flebile il papa dal suo balcone.
Fino al giorno dopo.
Quando i morti si ripresentano.
Solo il tempo per i funerali del giorno prima.
Altre vite stroncate.
Altri genitori strappati ai loro figli.
Altri ragazzi immolati in modo insensato.

La vita è una.
Non c'è niente di più grande.
Bisogna fare qualcosa.
Non parlare.
Non basta più dire 'Basta!'.
Bisogna impedire la carneficina.
Porre fine allo scempio.
Al dolore che non ha consolazione.
In qualche modo.
In tutti i modi possibili.

















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