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'perdonismo' vs. rigori della legge

2011 > licenza


21 maggio 2011


'perdonismo' vs. rigori della legge



Vorrei mettere a confronto la mentalità di area cattolica con quella di area riformata.

Non parlo di religione, di fede, o di chiesa.


Ma di mentalità, di
cultura in senso lato: di quella 'atmosfera', chiamiamola così, in cui ognuno nasce, cresce, si forma e impara a considerare le cose in un certo modo.

Era anche questo il senso dell'affermazione di un filosofo laico come
Benedetto Croce: 'perché non possiamo non dirci cristiani'.

Io distinguo ulteriormente e prendo in considerazione, all'interno del cristianesimo occidentale, i due orientamenti principali: quello cattolico e quello riformato nato dall'iniziativa di Martin Luther.

C'è una differenza netta, nel considerare eventi e persone, tra l'una e l'altra area cultural-religiosa.


La conferma l'ho avuta ieri sera quando, in attesa di Crozza, mi sono visto sulla 7 un pezzo di
'Otto e mezzo' condotto da Lilli Gruber.

Con la conduttrice c'erano
Serena Dandini e Beppe Severgnini.

Ad un certo punto, commentando
la fine politica di Silvio Berlusconi (vera o presunta, rapida o interminabile come quella del Patriarca di Marquez) la Dandini ha cominciato a dire: 'poveretto' o 'poverino', un po' mi fa pena, isolato da tutti, circondato da persone che gli si dichiarano amiche e che invece sono pronte a tradirlo … E via su questo registro.

La laica Dandini già si commuove, già è pronta a perdonare, ad assolvere e a rimettere in pista.

'Com'è possibile?' mi sono chiesto.


Stavano parlando di
un personaggio *. che ancora detiene in Italia una buona fetta di potere, *. che da vent'anni blocca il Paese con i suoi problemi personali, a rischio di affondarlo, *. che insulta tutti, *. che disprezza tutti, *. che ha trasformato la televisione in un'arena per gladiatori o, nel caso migliore, in una piazza di mercato di periferia con tanto di bassifondi, *. che ha terremotato le Istituzioni della Repubblica e *. che è ancora più che deciso ad abbatterle, *. che ha ridicolizzato l'Italia agli occhi dell'intero mondo … : eppure già erano impietositi e commossi per la fine imminente del 'povero' caimano.


Quella dell'area cattolica è la cultura della compassione, della commiserazione, del perdono e dell'assoluzione immediata, della dimenticanza e della rapida riabilitazione.

Tutto si può perdonare e tutto si può dimenticare: a tutti è offerta un'altra chance, non importa l'abisso in cui si sono cacciati.



La cultura riformata, su questo, è molto diversa: chi sbaglia paga tutto intero il suo conto con la legge, solo dopo può ricominciare.

Non c'è perdono o commiserazione che tenga, non è ammessa la dimenticanza delle malefatte, meno che mai l'assoluzione: che è una specie di bestemmia.


Il perdono, se esiste, appartiene a Dio: gli uomini hanno le loro leggi che regolano la convivenza civile e che devono essere applicate sempre e comunque, indipendentemente dalle contingenze e dai sentimenti.

E' un po' quello che canta De André nella ballata di Geordie.


Quando è stato
ammazzato Bin Laden molti americani sono scesi in piazza a festeggiare l'evento: la cosa ha urtato la nostra sensibilità e, non a caso, ha suscitato la reazione del Vaticano che ha sentenziato: 'non si esulta mai per la morte delle persone (magari le si manda a morte, come Giordano Bruno o i 2 patrioti fatti impiccare da Pio IX°, con rammarico e dolore, però, senza gioirne).

Quell'esultanza ci ha colpito negativamente, eppure è l'espressione tipica di una forma mentis diversa, di quella che ho chiamato riformata (forse è anche ebraica, ma non ne sono del tutto sicuro).

Chi sbaglia deve scontare la pena e quando si riesce a inchiodare il reo alle proprie responsabilità e a fargli pagare il conto non c'è che da esserne contenti.


Per quanto mi riguarda ho trovata eccessiva la gioia degli americani: forse perché anch'io sono cresciuto in quel 'brodo' che ho chiamato cattolico.

Ma francamente le commiserazioni 'anticipate' di Berlusconi, considerando soprattutto il fatto che è ancora saldamente in sella e pronto a colpire, mi sembrano stucchevoli, fuori luogo e del tutto da rigettare.

Non desidero certo la sua morte, che verrà come per tutti: mi piacerebbe soltanto che, ad un certo punto, rispondesse delle sue azioni davanti ai magistrati della Repubblica.

I piagnistei mi sembrano del tutto immotivati.


Perché lo dovrei compiangere?

Ha avuto dalla vita tutto e di più, a fronte di miliardi di disgraziati cui non è stata concessa nemmeno una miliardesima parte della fortuna che è toccata a lui:
in che cosa è da compatire?

Se l'entusiasmo 'riformato' mi sembra eccessivo, deprimente e inaccettabile mi pare il 'perdonismo cattolico'.


Possibile che non si possa adottare
una mediazione tra i due approcci?

Che tra l'infierire e il calare le brache non esista un comportamento umano serio e ragionevole?


Aristotele dice che la virtù etica consiste nell'adottare i comportamenti appropriati che evitino sia l'eccesso che il difetto.

Sembra un'indicazione banale e invece
è pura e semplice saggezza.

Talmente alta da risultare quasi sempre impraticabile.



















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