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proprietà privata

2007-2010 > 2008 > COSTUME


(07/01/2008)


PROPRIETA' PRIVATA
(il tabù)


Forse non sarà vero che la proprietà privata è un furto.

Forse avrà torto Marx quando afferma che la proprietà privata è una istituzione storicamente determinata.

Forse l'inclinazione al possesso è iscritta nel nostro DNA.

Probabilmente si tratta di un istinto.

Non si può tuttavia negare che le modalità e le forme di attuazione di tale 'automatismo' sono storicamente caratterizzate.

Chi deve possedere?

Quanto si può (o si deve) possedere?

Quale uso se ne può fare dei propri beni?


Questi interrogativi sono stati variamente interpretati nel corso dei millenni e attuati nei modi più disparati.

Sono tuttora diversamente realizzati nelle multiformi comunità umane.

Cos'era la proprietà per gli Egizi?

E per i Romani?

Chi erano i proprietari nel Medio Evo Feudale?

Chi possedeva le Americhe?

La Siberia?


L'Australia?

Chi le possiede ora?


Come si vede i problemi non sono così semplici come qualcuno vorrebbe far credere.

E' chiaro che l'attuale dominante visione della proprietà è frutto della nostra cultura e del nostro tempo.

Quando si produce un qualsiasi bene di consumo, la maggior parte delle persone coinvolte ne ricevono in cambio soltanto di che sopravvivere.; alcuni, pochi, ottengono una quantità inverosimile di ricchezza.

Chi decide questa ripartizione?

In base a che cosa?

Chi stabilisce che il lavoro della maggior parte delle persone vale meno del capitale messo in gioco dai pochi?

E quanto valgono le strade, le ferrovie, gli aeroporti e tutte le strutture realizzate con il lavoro di generazioni di operai?


Le questioni da affrontare sono innumerevoli, comprese quelle che qui non è possibile nemmeno citare.

Forse è un bene che tutti posseggano qualcosa: che possano disporre di una casa e di altre proprietà con cui organizzare dignitosamente la propria esistenza.

Probabilmente non è un bene che una minoranza possegga cose e capitali in misura abnorme e la maggioiranza abbia appena di che vivere (in molti casi neppure quello).

Lo so che gli interessati non ne vogliono sentir parlare: mostrano i denti e fanno la faccia feroce. E non solo.

Perché non ne parlano nemmeno coloro che predicano l'amore e l'uguaglianza?

Perché, invece, hanno trasformato la moralità in una guardiana del sesso?

Perché non vedono in che cosa consiste la vera immoralità?


















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