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qualunquismo

2011 > licenza


15 luglio 2011


qualunquismo




Riflettendo sulla 'STANGATA' in atto il sito di Repubblica si chiede se, visto che la politica 'non si è messa le mani nelle tasche', non ci sia una ondata di qualunquismo.

Credo che sicuramente ci sarà una risposta di questo tipo.


Soprattutto in considerazione del fatto che la politica è arrivata a questo appuntamento aggiungendo, giorno dopo giorno, sempre nuove bugie.

Qualunquismo non vuol dire negazione della politica: ma disillusione e sfiducia nei partiti, in quegli organismi che, in base ai risultati elettorali, dovrebbero gestire la cosa pubblica nell'interesse comune.

E' una reazione della società contro i partiti, per dirla in termini chiari.

Punto e basta.


Che non è voluta dalla società che la esprime, ma è determinata dall'atteggiamento degli stessi partiti che dimostrano, tutti insieme, di avere a cuore i propri interesse di parte (partito del resto deriva proprio da parte) più del bene comune della collettività.

Purtroppo la storia ha dimostrato che, nella maggior parte dei casi, il cosiddetto qualunquismo non ha saputo ottenere grandi risultati.


Anche quando è riuscito a catturare un consenso rilevante, alla fine, non è stato in grado di incidere in profondità su quel mondo politico che voleva abbattere o riformare dalle fondamenta.

Ma perché c'è questo rischio, oggi?


Semplice:
nessuno dei partiti presenti in Parlamento, sia di maggioranza che di opposizione, ha messo all'ordine del giorno una drastica sforbiciata ai privilegi della politica.

(Purtroppo non lo ha fatto neanche Napolitano che forse un segnale lo poteva mandare)


I deputati che stanno votando (o facendo passare) una vera e propria mazzata sferrata sul groppone del popolo, soprattutto sulla massa non propriamente ricca, dimostrano un vero e proprio sfacciato attaccamento ai loro appannaggi, agli stipendi, agli onorari, ai vitalizi che non vogliono in nessun modo veder diminuire.

C'è stato qualche generico accenno a degli ipotetici tagli.


Forse si procederà a delle
impercettibili limature, tanto per alzare un po' di polvere, spargere del fumo, sperando che il popolo dei votanti la beva: ancora una volta.

E' un comportamento scandaloso e vergognoso: tanto più visto che è 'universale' e generalizzato.


Un atteggiamento che richiederebbe un'azione di popolo massiccia e decisa, anche se non violenta.

Si tratta in ogni caso di fare qualcosa, per esercitare almeno un po' di pressione su quelle forze politiche che sono più sensibili.

Ecco: a mio avviso non è il caso di fondare nuovi partiti o movimenti.


Come ho detto, in genere non hanno combinato gran che.

Spesso, dopo i primi fuochi di protesta, si sono fatti ammaliare e assorbire da quel mondo che avrebbero voluto incendiare.

Basterebbe invece, uniti, far sentire la propria forza di elettori.

Costringere i partiti a delle rinunce drastiche, pena il non voto.

Con delle manifestazioni.

Dei tam tam in Internet.

Facendo montare la protesta nella Rete.


Le ultime tornate elettorali hanno dimostrato che qualcosa si può fare.


Lamentarsi in privato non basta e, soprattutto, serve a poco.

I partiti temono, sopra ogni cosa, il voltafaccia dei loro elettori.

Di fonte a quell'evenienza sono costretti ad agire, faranno qualcosa.


E sarà sempre più di niente.




(
NOTA FINALE

Avete visto
la Lega Nord?

Nata come partito anti partiti, decisa a combattere la corruzione e il privilegio, poco a poco si è adattata, si è fatta fagocitare dal meccanismo e adesso non si può dire che sia in prima linea a chiedere il 'dimagrimento' della politica.

E tuttavia le ultime tornate elettorali non sono passate invano.

Non vi pare che stia cambiando atteggiamento?

Che, in ogni caso, abbia avvertito il campanello di allarme?

Non sta forse cominciando a correggere alcuni suoi comportamenti?

Certo, finora non ha fatto gran che: ma
sicuramente non è più come prima.

La base le ha mandato (e le sta mandando) dei precisi messaggi che non può ignorare: pena la perdita di credibilità e poi anche del consenso necessario per restare a galla.

La base, oggi, ha la possibilità di farsi sentire.

E se lo fa, i partiti non possono restare indifferenti
)




















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