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quanti '68? (2)

2007-2010 > 2007 > SOCIETA'

29/11/2007

(precedente)

Ci sono diversi ’68, quante sono le persone.
La stessa persona ha poi vissuto ’68 differenti.
In tempi diversi o anche contemporaneamente.
La prima fase è stata tutta studentesca.
Universitaria.
Io l’ho vissuta alla Sapienza che allora, a Roma, era semplicemente l’Università.
Facoltà di lettere e filosofia.
Che è stata forse il vero e proprio crogiolo del movimento studentesco romano.
(Salvo qualche episodio, come quello che ha visto protagonisti gli ‘uccelli’ a Valle Giulia’)
In antitesi con gli studenti di legge, dall’altra parte della Minerva.
E’ stata una fucina: di idee, di gruppi e di iniziative.
Non ho seguito molto questo movimento prettamente studentesco.
Per tanti motivi che non sto qui ad elencare.
Mi incuriosivano i gruppi, questo sì, di cui cercavo di interpretare le elucubrazioni.
In qualche caso sarebbe più giusto parlare di cerebralizzazioni.
Primeggiavano Servire il popolo e Potere operaio, i Trotskisti e Lotta continua; ma anche Avanguardia operaia e i Marxisti leninisti (linea rossa e linea nera).
Personalmente sono stato maggiormente coinvolto dal ’68 del ’69, l’Autunno caldo.
Mi interessava di più il risvolto sociale: le condizioni di lavoro e i salari degli operai; il doposcuola nelle borgate; la lotta per la casa.
Ad un certo punto le discussioni all’interno dell’Università mi sembrarono sterili.
I confronti artificiosi, gli scontri con l’altra parte delle ragazzate.
Mi piacevano, del periodo, il clima, le idee, le aspirazioni, le speranze, la volontà di cambiamento.
E poi c’erano altri ’68.
Quello delle manifestazioni: tante, foltissime, intense.
Contro la guerra in Vietnam.
A sostegno dell’esperienza cinese.
A fianco di Unidad popular.
Quello dei film (Nuovo Olimpia e Farnese) e delle canzoni (Guccini, Dyla e De Andrè); quello delle cene a Trastevere e delle corse ai Castelli.
Quello privato dello studio e degli esami.
Quello intimo dei primi amori, su un piano di totale parità.
Come mai era successo nella storia.
Per momenti di vera felicità.
Per molti il ’73 è stato un anno cruciale.
Per me fu addirittura decisivo.
Fine dell’Università e preparazione al servizio militare.
Guerra del Kippur e fine della benzina a buon mercato.
Fine delle gite e delle visite alle Comuni.
Inflazione alle stelle: fine delle cene facili e dei film settimanali.
E, soprattutto, 11/09, uccisione di Salvador Allende.
Una pugnalata al cuore.
Una mazzata tremenda a seppellire sogni e aspettative.
Dopo, solo cronaca.
Pesante e plumbea: stragi e terrorismo.
Ordinaria: famiglia e lavoro.
Entusiasmante: la nascita dei figli e i viaggi in Europa.
Nauseabonda: riflusso e revisionismi.
Rivoltante: mafia e corruzione.
Una cronaca ininterrotta durata 40 anni.
Una cronaca che ha affossato la storia.
Che non intende rendere giustizia alla storia.

(SEGUE)

















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