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questioni decisive ... aperte

2011 > umanità


23 marzo 2011


questioni decisive ... aperte




L'umanità deve affrontare una serie ininterrotta di sfide che mettono in discussione non solo i suoi livelli di benessere o di sussistenza, ma anche la sua stessa sopravvivenza.

In questo quadro ci sono almeno
tre emergenze da considerare: non sono le sole, certo, forse nemmeno quelle decisive, sono sicuramente tali, tuttavia, da condizionare in modo marcato il cammino della nostra specie.



*) AMBIENTE

La consapevolezza dell'importanza determinante del pianeta Terra rispetto alle sorti dell'umanità, è una delle più importanti conquiste della
contemporaneità.

Da cui nessuno può prescindere; che nessuno può più permettersi di trascurare o di prendere alla leggera.


Va detto subito che la Terra è andata incontro nel corso della sua storia, ad una
serie continua di cambiamenti e trasformazioni: alcuni determinati dalla sua stessa struttura, altri indotti da elementi o eventi esterni.

Se analizziamo questa evoluzione vediamo che
alcune modificazioni sono state relativamente soft e hanno inciso in modo discreto sulle forme di vita ospitate; altre, invece, sono state sconvolgenti e drammatiche al punto da sovvertire la vita in maniera pesante e radicale..

E' chiaro che
rispetto ai rivolgimenti estremi (scoppio di vulcani, terremoti e tsunami combinati, spostamento di placche continentali, impatto con corpi celesti …) possiamo fare ben poco.

Le nostre possibilità di contrasto, in rapporto al dispiegarsi dell'energia del pianeta o all'intervento di altri corpi celesti, sono pressoché nulle.

Dobbiamo e possiamo solo sperare che certe contingenze ci vengano risparmiate.


Possiamo, invece, operare per favorire la salute epidermica della Terra e della sua atmosfera e per evitare di innescare quei processi che possono scatenare gli eventi più deleteri.



*) POPOLAZIONE

Ci sono alcuni aspetti da considerare:
+. non è scritto da nessuna parte che la specie umana debba asfaltare la Terra con i suoi individui; +. è certo che il numero di esseri umani, oggi abitanti la superficie del pianeta, ha già raggiunto dimensioni non ulteriormente estensibili; +. quando si verifica una qualche rottura epocale, la specie destinata a subirne le peggiori conseguenze è sempre quella più numerosa (i dinosauri insegnano); +. là dove c'è un eccesso di popolazione, regnano malattie, miseria e sofferenza; +. i territori sovrappopolati richiedono limitazioni più ampie della libertà e sono solitamente guidati da governi autoritari.

Per concludere dobbiamo constatare che la popolazione umana mondiale è in costante aumento: siamo quasi 7 miliardi e se ne prevedono 10 per il 2050.

Si dice che, da un punto di vista strettamente biologico, la Terra è in grado di sopportare anche 12 miliardi di esseri umani.

Sarà vero ma sta di fatto che già oggi
ci sono miliardi di persone che soffrono la fame o che sono sotto o male alimentate.

Ma a parte il reperimento o meno delle risorse, a parte l'inquinamento atmosferico, a parte tutto, credo
esistano anche ragioni psico-antropologiche che spingono nella direzione di un attento controllo demografico.

Quando la popolazione di un territorio supera certi limiti, si scatenano quasi sempre conflitti interni ed esterni difficilmente sanabili per via pacifica.

Scoppiano guerre con migliaia di morti e terribili distruzioni.

La Storia è lì a documentarlo: basta leggerla.


In ogni caso,
quando la popolazione è eccessiva, il territorio viene sottoposto ad uno sfruttamento talmente esasperato da diventare assolutamente fragile, totalmente alla mercé degli eventi: vedi il recente terremoto con tsunami in Giappone.

Eppure ci sono organizzazioni e corporazioni che spingono per un aumento indiscriminato della popolazione umana.


Le Chiese innanzi tutto: che vedono in questo incremento la possibilità di accrescere il numero dei rispettivi adepti e quindi il proprio potere.

In secondo luogo ci sono
coloro che tirano le fila dell'economia mondiale: più numerosi sono gli esseri umani, maggiore sarà il consumo di prodotti, più alti saranno i guadagni, sempre di più si gonfierà il profitto.

Naturalmente
queste posizioni non obbediscono ad alcuna logica, sono fuori di una qualsiasi razionalità e, in definitiva, sono oltremodo pericolose per la stessa sopravvivenza della specie.

In realtà la Terra ha bisogno di meno esseri umani, di una maggiore quantità e diversità di altre specie viventi.


E' tempo che la Politica, intesa come Istituzione espressa dal popolo, riprenda in mano la gestione delle cose umane e orienti lo sviluppo a favore dell'umanità, non contro.

E' tempo che i popoli della Terra facciano un patto: di salvaguardia per tutti gli esseri umani tuttora presenti sulla superficie del pianeta e di benessere per le future generazioni.

Facciamo entrare tutti i popoli della Terra in una situazione di benessere di base e impegniamo tutti ad un controllo serio e condiviso dello sviluppo demografico.

La storia recente ha dimostrato che solo il benessere è in grado di contenere l'aumento indiscriminato della popolazione.


Non sovraccarichiamo i nostri territori, lasciamo che la Terra respiri, lasciamo anche che ciascun essere umano disponga di spazi in cui sprofondarsi liberamente nella natura senza essere continuamente e ossessivamente pressato da altri suoi simili.



*) GLOBALIZZAZIONE

E' un dato di fatto, una contingenza storica contro cui è inutile battagliare o imprecare.

E' successo, ci siamo dentro: c'è solo da analizzare e da capire.


Dopo, eventualmente, si potrà agire.

Non è la prima volta che accade nella storia.

Si può dire, ad esempio, che
l'impero romano era un'area globalizzata.

Così come lo erano,
nel basso Medio Evo, l'area centro occidentale europea, il mondo islamico, l'oriente cinese.

Ogni globalizzazione ha le sue caratteristiche distintive, i suoi aspetti positivi e quelli negativi.

Mi pare di poter individuare almeno
una peculiarità che distingue la nostra globalizzazione da tutte le precedenti: mentre le passate avevano come motore la politica, la nostra è di natura economica e finanziaria.

In passato a unire e a far comunicare i popoli (anche in maniera forzata) sono stati gli eserciti, i sultani e gli imperatori, la lingua e la legge, la cultura e l'arte e poi anche l'economia.

Oggi gli attori sono i capitani di industria, i padroni delle materie prime e gli gnomi della finanza: che, a quanto pare, hanno un potere coercitivo più forte di quello degli eserciti.

La globalizzazione odierna serve soltanto per incrementare i profitti: uno scopo che viene raggiunto nonostante la differenza di sistemi politici, la diversità di religioni e culture, l'eterogeneità delle lingue e le distanze spaziali.

Ci sono popoli che vengono usati per produrre, altri per consumare, altri ancora sono abbandonati a se stessi perché non ancora funzionali al sistema.


Nell'immenso oceano di sofferenze e di miserie, si dice che l'odierna globalizzazione produce anche effetti positivi: qualcosa ci deve pur essere, altrimenti ci sarebbe già stato un rifiuto totale e generalizzato.

Ritengo in ogni caso che questo sistema sia profondamente squilibrato e ingiusto, sostanzialmente contrario agli interessi vitali dell'umanità.

E' un modello che, un po' alla volta, va smontato e ricostruito: per realizzare una distribuzione più equa della ricchezza e per dar modo ai popoli e alle culture di incontrarsi e di fecondarsi reciprocamente, senza prevaricazioni né abissali disparità.






















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