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riflessione preliminare 'operativa'

2011 > popoli (Italia, Europa, Mondo)


23/01/2011


Italia, Europa, Mondo: a volo d'uccello





L'umanità è inquieta, forse è a un bivio.

L'Europa è scombussolata da tensioni interne e da attacchi esterni.

L'Italia è prostrata, come ghermita dalle sabbie mobili: tutto ciò che fa contribuisce a mandarla sempre un po' più a fondo.


Nel corso di questi ultimi decenni sono intervenuti dei
cambiamenti notevoli nei rapporti tra i popoli e all'interno di ciascuna nazione.

Fino agli anni 80 del secolo scorso si credeva che a dominare il mondo fossero gli Stati politicamente e militarmente più forti: c'era l'URSS e, soprattutto, c'erano gli USA.

Poi qualcosa è cambiato, impercettibilmente ma inesorabilmente.

Tanto che adesso viviamo in un mondo molto diverso.


Il governo dell'umanità è stato afferrato dalla
grande finanza internazionale che ha gettato sulla scena economica realtà continentali come la Cina e l'India e ha imposto la globalizzazione.


(Che a mio avviso, contrariamente a quanto pensano molti, non è affatto qualcosa di positivo. E' solo una realtà funzionale a coloro che hanno in mano le redini della finanza.)



Di fronte a tutto questo
nessuno ha mosso un dito: Stati, popoli, nazioni e persone hanno accettato passivamente il dato di fatto e, con la loro acquiescenza, hanno contribuito e contribuiscono al continuo arricchimento dei 'manovratori'.

Che porta, giorno dopo giorno, al progressivo impoverimento di milioni di persone.

Sono convinto che quanto è avvenuto non sia ineluttabile, che si poteva e che si possa fare qualcosa per andare in una direzione diversa.

Basterebbe volerlo, basta volerlo.


Lo dovrebbero volere i popoli e gli Stati, innanzi tutto: potrebbero, nel giro di poco tempo, spuntare le armi e tagliare le unghie della finanza mondiale.

Lo dovrebbero volere i miliardi di persone costrette dal Moloch ad una vita degradata o quanto meno incerta.

Forse dovrebbero essere proprio queste persone,
i popoli, a muoversi per primi: a far sentire concretamente la loro voce in modo da determinare i governanti a prendere le opportune iniziative.


(Qualcosa si sta muovendo, anche se in maniera violenta, purtroppo. I fatti di Grecia, dell'Algeria, della Tunisia e adesso anche dell'Albania sono un forte campanello di allarme. Quando non si interviene con la 'ragione' alla fine ci scappano i morti: che per ora sono pochi ma potrebbero diventare tantissimi)




Ma su questo tornerò un'altra volta.

Voglio esternare, invece, qualche osservazione
sull'Italia.

Non intendo qui aggiungere un altro lamento a quelli già più volte formulati.

Voglio dire semplicemente che se le cose stanno come stanno,
una parte di responsabilità la portiamo anche noi: tutti.

Perché?

Perché non facciamo niente, non esterniamo nemmeno il nostro disagio.

Ci sono almeno
tre iniziative che potremmo imporre con un'adeguata pressione sociale: iniziative che non implicano alcun esborso di danaro pubblico, se mai risparmio e razionalizzazione.


*. Cura del territorio e conservazione dell'eredità artistico-culturale.
Fine della cementificazione ossessiva delle campagne e recupero dell'immenso patrimonio edilizio esistente; contenimento dei fiumi, salvaguardia delle spiagge e delle montagne, manutenzione di strade e ferrovie …

L'Italia era il giardino d'Europa: sta diventando la sua discarica.


*. Tagli incisivi dei privilegi e fine della corruzione.

Ci sono autentici fiumi di ricchezza pubblica che sono inghiottiti dalla corruzione e dal malaffare.

Una minoranza di persone si accaparra milioni di euro che potrebbero essere ben altrimenti impiegati.


*. Introduzione di una maggiore giustizia sociale.

In questi ultimi anni
la forbice si è divaricata a dismisura: mentre fino a 40 anni fa la differenza che divideva il vertice sociale dalla maggioranza della popolazione era ancora accettabile, adesso è diventata un vero e proprio abisso.

La minoranza utilizza il lavoro e la ricchezza di tutti per aumentare in maniera esponenziale le sue entrate, lasciando a tutti gli altri solo le briciole.

(
Un manager, tanto per fare solo un esempio, riceveva uno stipendio di 20 - 30 volte superiore a quello di un dipendente di base; adesso lo supera di 400 e più volte).


Queste misure potrebbero dare spazio ai giovani e prospettive per il futuro.



Sono solo tre esempi di iniziative che potremmo far adottare dalla 'classe' politica in tempi relativamente brevi.

Come?

Muovendoci, facendoci sentire, incalzando e mettendoci anche di traverso: se necessario.

Sempre con azioni non violente.

Ma decise.

Non fare niente vuol dire permettere alla gangrena di avanzare.


Fino a quando?

Nessuno può dirlo.

Si può solo dire che ad un certo punto qualcosa succederà: potrebbe essere anche qualcosa di molto grave e doloroso.


Per tutti.





















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