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rivelazioni

2007-2010 > 2008 > RELIGIONE


(26/03/2008)

RIVELAZIONI (vedi NOTA in fondo)


Con la Pasqua inizia per le Chiese cristiane un ciclo di ricorrenze segnate da importanti eventi: tutti fondati sulla rivelazione.

La Resurrezione di Cristo dopo la morte richiede un atto di fede incondizionato, un abbandono totale alle parole di chi si è presentato come testimone diretto.

Dopo la Pasqua le Chiese celebrano l’ascensione al cielo dello stesso Gesù; la discesa dello spirito santo sopra gli apostoli; la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino consacrati dai sacerdoti; l’unità e la trinità divina ... Per finire con l’assunzione al cielo della Madonna.

Non tutte le religioni si fondano su una rivelazione.

Quelle antiche, politeistiche, non contemplavano una vera e propria rivelazione.
Al più celebravano il verificarsi di qualche episodico contatto, in luoghi particolari (Delfi, Cuma ...).
La parola del Dio non era quasi mai chiara e univoca e poteva essere interpretata in tanti modi diversi.
Queste religioni erano naturalistiche e quasi tutte tolleranti.


Le fedi moderne non solo contemplano una rivelazione ma ne fanno addirittura il perno irrinunciabile su cui fondare l’intero loro edificio.
Sono religioni monoteistiche, tendenzialmente intolleranti.
E’ evidente che se qualcuno crede di possedere la parola di Dio in modo inequivocabile, non può non predicarla agli altri.
Non solo, ma non può fare a meno di imporla a tutti, anche con la forza.

Che cosa significa, propriamente, rivelazione?

Credere fermamente che l’unico Dio esistente si è chinato all’orecchio di un essere umano e gli ha raccontato la ‘Verità’.
Gli ha illustrato il suo pensiero e chiarito la sua visione del Tutto.

Questo evento più che straordinario sembra paradossale ed è, di fatto, del tutto inspiegabile.
Solleva una quantità tale di interrogativi da non poter essere abbracciato da alcuna mente umana.

Qual è la natura di Dio?

Dio è come gli uomini?

E se non è un uomo, com’è?

Come fa, questo Dio, a parlare a degli esseri umani nel loro stesso linguaggio?

Chi può certificare che un dato messaggio proviene proprio da Dio?

Come si può pensare che Dio dica certe cose, ordini determinate azioni, voglia la realizzazione di certi eventi, anche delittuosi?
*

Perché Dio dovrebbe essere dalla parte di un certo gruppo umano contro gli altri? In base a che cosa?

Perché Dio avrebbe parlato solo in un certo periodo storico e a determinate persone per poi tacere per sempre?
**
... ... ...

Chi crede in una rivelazione dovrebbe avere il buon senso di capire che non tutti gli esseri umani la possono accettare come parola di Dio.

Trattandosi di qualcosa di altamente opinabile, almeno sotto il profilo della razionalità, quel Verbo dovrebbe essere mantenuto rigorosamente circoscritto alla cerchia dei credenti.
Non dovrebbe mai essere tirato in ballo nei rapporti con gli altri: non credenti o diversamente credenti.
Perché tutti potrebbero accampare una altrettanto valida rivelazione, da mettere sullo stesso piano di quella che pretende di essere la sola vera.
Nei rapporti tra gli esseri umani possono essere fatti valere solo i principi universali che si basano sulla persona umana.


Bastano ampiamente.

Tutto il resto rientra necessariamente nella sfera privata, singola o di gruppo.

L’alternativa sono i fondamentalismi e lo scontro.

Le leggi che regolano la vita delle società non possono essere redatte dai soli credenti, anche per i non credenti.

Devono essere scritte da tutti i componenti di una comunità, semplicemente in quanto esseri umani che hanno elaborato una certa cultura e che hanno alle spalle una determinata storia.

Questo perché le leggi devono valere per tutti.

All’interno della legge, poi, ognuno è libero di attenersi ad altri suoi principi più restrittivi.

In genere la legge è più ampia delle imposizioni religiose, permette sempre qualcosa di più: nulla e nessuno vieta che i credenti restino fermi ai loro comandamenti e lascino che gli altri, non credenti, vivano sotto l’egida di leggi più tolleranti.

Le leggi sul divorzio e sull’aborto, ad esempio, permettono ai cittadini di rompere, in certi casi, il vincolo matrimoniale o di interrompere, a certe condizioni, la prosecuzione di una gravidanza.

Le norme ecclesiastiche non contemplano né il divorzio né l’aborto.

Benissimo!

Che problema c’è?

I credenti non utilizzeranno né il divorzio né l’aborto e permetteranno agli altri cittadini che riconoscono unicamente la sovranità della legge di servirsi dell’uno e dell’altro istituto.


Altro discorso sarebbe se la legge obbligasse al divorzio e all’aborto: in questo caso sì i credenti potrebbero mettere in atto una opposizione.

Ma queste eventualità non si danno mai.

Non si capisce quindi la pretesa delle chiese di voler imporre le proprie regole ai popoli, qualunque sia l’orientamento ideologico dei singoli componenti.

Temono forse che i propri adepti non restino fedeli ai comandamenti della religione?

E’ un problema loro, non dell’intera società.

Non possono pensare di risolverlo trasformando l'infrazione in colpa, l'illecito in peccato, la pena in castigo.



*
In occasione della Pasqua ebraica Dio avrebbe ordinato l’uccisione di tutti i primogeniti degli egiziani, piccoli e non.
E’ immaginabile che Dio abbia provveduto personalmente, attraverso i suoi angeli, ad un misfatto di questo genere?
Eppure viene raccontato nella Bibbia, che per miliardi di persone è la parola di Dio.

**
I libri sacri degli ebrei si fermano ad un periodo antecedente l’avvento di Gesù.
La bibbia cristiana ha aggiunto, a questi, altri testi che arrivano al primo secolo dopo Cristo.
Il Corano fu codificato tra il settimo e l’ottavo secolo dell'era cristiana.

Poi il black out, più nulla: come se Dio fosse scomparso, come se fossero spariti gli esseri umani capaci di comprendere, annotare e tramandare la sua parola.

Osservazioni analoghe si possono fare a proposito dei testi sapienziali di altre importanti religioni.

NOTA

Oggi, 26/03/2008, nell'udienza generale del mercoledì in piazza S. Pietro il Papa ha affermato: 'La Resurrezione e' la "verita' storica" sulla quale si fonda la fede cristiana. Si tratta di una verita' fondamentale, ampiamente documentata, anche se oggi come in passato non manca chi in modi diversi la pone in dubbio o addirittura la nega'.

Quindi ha continuato il suo discorso ricordando la testimonianza basilare di Paolo di Tarso.

Che con quella di Tommaso costituisce il pilastro centrale di questa 'verità storica'.

Ha concluso in questi termini:
'se viene meno nella Chiesa la fede nella resurrezione, tutto si ferma, tutto si sfalda'.

Mi dispiace ma non posso essere d'accordo con il Papa su questo punto decisivo: purtroppo, nonostante tutta la buona volontà, nonostante i martiri e la grande fede che anima molti credenti, non si può dire che la resurrezione di Cristo sia un evento storico.
Così come non sono verità storiche tutti gli altri eventi che ho ricordato più sopra.

La Chiesa stessa, d'altra parte, sembra esserne consapevole quando, durante la celebrazione solenne delle sue liturgie, riferendosi a queste presunte verità storiche esclama: mistero della fede.

Questa sì è una professione di verità: quegli eventi sono 'misteri della fede'.

Chi non crederebbe, se si trattasse di verità storiche?

Chi non si adopererebbe in ogni modo per la diffusione della fede?

In quest'ottica perfino i fondamentalismi sarebbero giustificati.


Capisco l'entusiasmo del papa derivante dalla recente celebrazione dei riti pasquali, ma la 'verità storica' è un'altra cosa.

Diversa dai desideri, non determinabile dalle volontà degli uomini.

Se così non fosse non si dovrebbe parlare più nemmeno di fede.

Diamo quindi a Dio quello che, riteniamo, gli sia dovuto ma lasciamo alla scienza ciò che è di sua esclusiva competenza.


















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