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rivoluzione e riforme

2007-2010 > 2009 > POLITICA


23/07/2009


rivoluzione e riforme




'Tanto la rivoluzione non scoppierà' è il titolo di un romanzo di Carlo Bernari del 1976.

La vicenda è un po' aggrovigliata e narra di un certo Denito Elio, scrittore spiantato e mancato, che si pone al servizio di un imprenditore che lo paga per organizzare
'la rivoluzione che tanto non scoppierà'.

In un intrico di amori e tradimenti i due, protagonista e padrone, decidono di scrivere, segretamente, ognuno un proprio romanzo: il ribelle Denito, ispirandosi all'imprenditore che lo paga, delinea i tratti caratteristici del capitalista votato anima e corpo ad incrementare i profitti; Leo, l'imprenditore, guardando alla vita di Denito, descrive la figura del protagonista della
'rivoluzione che tanto non scoppierà'.

Terminate le due narrazioni, Denito si accorge che il personaggio illustrato con semplicità e immediatezza da Leo, assomiglia straordinariamente al protagonista del suo romanzo, al capitalista che egli aveva tratteggiato con frasi involute e complicate.

Capisce, insomma, che lui, prezzolato attore della
'rivoluzione che tanto non scoppierà' e il suo padrone, capitalista di successo, si confondono in realtà 'in un mostruoso quanto spietato buffone'.



Il titolo di questo romanzo e le vicissitudini inconcludenti e paradossali del protagonista, mi sono venuti alla mente di ritorno da un periodo di permanenza all'estero.

Devo dire che, per me, il rientro in patria è sempre alquanto traumatico e deprimente.


Quando sto fuori cerco di leggere il meno possibile degli accadimenti del nostro Paese: non perché non sia interessato alla vita dei miei connazionali ma solo perché ciò che è riportato da televisioni e giornali (anche da Internet molto spesso) concerne quasi esclusivamente la sfera politica della vita nazionale.

E francamente, quando vado all'estero, colgo l'occasione per disintossicarmi.


Fateci caso, leggete qualche quotidiano, guardate i telegiornali, ascoltate i giornali radio: vi accorgerete che lo spazio più importante di tutti questi media è occupato dai politici, dalle loro dichiarazioni, dalle loro evoluzioni, dai loro esercizi verbali attenti soltanto all'autoreferenza.

Tutta la vita di un popolo è condensata nel labbro umido di Gasparri, nello sguardo ossessivo ed inquietante di Bocchino, nei verdetti allucinati di Capezzone.

Si può?

Sì, si può e si fa.

Perché allora non privarsene?

Almeno di tanto in tanto.

Quando se ne può fare a meno

… … …




Ritornando alle vicende nostrane che mi hanno ricordato il romanzo di Carlo Bernari.

Il presidente
Napolitano rivolge ossessivamente al mondo politico i suoi inviti alla calma, al dialogo, alla collaborazione.

Bacchetta
Di Pietro perché, a suo modo di vedere, è troppo intemperante e non conosce la Costituzione.

Meglio: non conosce i compiti e le prerogative che la Carta attribuisce al capo dello Stato.

I messaggi che il presidente indirizza al mondo politico assomigliano molto agli auspici del papa: si rivolgono a tutti e a nessuno.

Il presidente del consiglio con i suoi comportamenti e le sue esternazioni ha leso in maniera grave il prestigio e l'onore del nostro Paese: non mi riferisco a quanto riportano molti quotidiani stranieri ma all'esperienza che ciascuno può fare mettendo il naso al di là delle Alpi.

Il presidente del consiglio e i suoi amici della Lega, in più occasioni hanno pronunciato frasi fortemente lesive della lettera e dello spirito della Costituzione repubblicana.

Il presidente del consiglio e si suoi amici ex missini hanno tentato in tutti i modi (anche nel corso di manifestazioni ufficiali, anche in presenza del capo dello Stato) di infangare o quanto meno di minimizzare il ruolo della Resistenza e di attenuare le responsabilità del fascismo.

Di fronte a tutto questo non ho mai sentito né un monito preciso né un richiamo inequivocabile del capo dello Stato.


Che si comporta come certi Presidi di scuola: che anziché richiamare gli insegnanti ritardatari e inadempienti, vanno in Collegio e rovesciano su tutti i professori durissime filippiche di rimbrotto.

Davvero Di Pietro è il solo 'cattivo' da richiamare?

Perché ricorda verità scomode?


Di questo passo, come si potrà continuare a credere al ruolo di garante imparziale del Presidente?



E poi: il capo dello Stato sembra avere come suo unico referente il mondo politico.

E' vero che ha passato tutta la sua vita dentro quella cerchia privilegiata, a cui deve tutto in termini di opportunità e di carriera, ma è anche vero che esiste un
Paese reale che non vive esattamente come il mondo politico.

Anche se della sfera politica è il supporto e la giustificazione prima ed essenziale.

Il capo dello Stato sembra ignorare il popolo: ma lo sa come se la passa questo Paese reale?


Nonostante tutte le dorate menzogne del presidente del consiglio e dei suoi aiutanti, Ocse, Cnel e Censis continuano ad aggiornare il triste negativo bollettino dei disoccupati: che aumentano incessantemente gettando nella disperazione migliaia di famiglie.

Da settembre prossimo circa ventimila precari della scuola se ne staranno a casa. Gente che magari ha più di 40 anni e una famiglia sulle spalle, grazie alla Gelmini si ritroverà senza la possibilità di fare nemmeno un'ora di supplenza.

E i giovani?

Le migliaia di ragazzi che, concluso l'iter degli studi, trovano tutte le porte sbarrate?

Che vadano a fare gli imbianchini, suggerisce perentorio il ministro Sacconi imbeccato dal collega Brunetta.


Quanti figli di ministri o di politici andranno a fare gli imbianchini o gli agricoltori?

Ci andranno i suoi nipoti, presidente?

Ci andranno i figli di Bossi, ripetutamente bocciati alla maturità?

Ci andranno i figli dell'illetterato Bontempo che grazie alle sue 'rendite' politiche ha potuto mandali tutti nei colleges inglesi?

Perché ci devono andare i figli del popolo?

Ancorché bravi e preparati?


E' tutto a posto, signor presidente?

Tutto in linea con la Costituzione?

Con quale Costituzione?


Non con quella che conosciamo noi.

Forse con la sua, con quella che lei sta custodendo tanto gelosamente.

Ma di che Costituzione si tratta?



Non sono iscritto al partito di Di Pietro e non l'ho ancora votato.

Riconosco che l'ex magistrato qualche volta eccede.

Probabilmente manca di diplomazia.

Certamente non padroneggia alla perfezione la lingua italiana.

Ma bisogna dargli atto che spesso rappresenta problemi reali.

Chiede interventi presidenziali perfettamente in linea con la Carta costituzionale.

Con quella in vigore dal primo gennaio del 1948.

Non li dovrebbe chiedere anche il PD?

Magari per primo?


Anziché arroccarsi in una stanca e vieta difesa d'ufficio.



'Tanto la rivoluzione non scoppierà'.

Certo, non è ancora scoppiata.

Non è nemmeno auspicabile che accada.


Nessuno, a parte qualche esaltato o strabico, vorrebbe mai gettarsi in una rivoluzione.

Sono gli eventi che talvolta la fanno esplodere, senza preavviso, contro tutto e contro tutti.

A un certo punto diventa necessaria per scardinare un sistema immobile, frenato, medievale.

Un sistema che si mostra immodificabile, con qualsiasi altro mezzo.

La rivoluzione si materializza perché non vengono fatte riforme vere.

Non è rispettata l'uguaglianza che la Costituzione prevede.

Non è in alcun modo riconosciuto il merito.

Contano solo l'appartenenza, le conoscenze e la furbizia.

La rivoluzione scoppia perché chi è al potere non vuole in alcun modo rinunciare ai suoi privilegi.

Considerare la Storia per credere.

E' sempre stato così.



Un capo dello Stato che indica la strada, che richiama, che corregge e puntualizza tutte le volte che lo deve fare, che si propone come volano di quelle riforme che la Costituzione prevede, può impedire alla rivoluzione di concretizzarsi e di scoppiare.

Può evitare al suo popolo una sequela inimmaginabile di sventure.

Un presidente-Pilato può, invece, favorire il miracolo.

Anche senza volerlo.

Può far sì che scoppi la rivoluzione che non doveva scoppiare.



















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