ACRONIA


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routine

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(18/09/2008)



La vita è spesso un rosario di seccature.

Un susseguirsi interminabile di incombenze di cui faremmo volentieri a meno.

A volte siamo esasperati dall'incalzare dei fastidi.

La famiglia, la casa, il lavoro o lo studio: sono dei veri e propri focolai di grattacapi.

Finito uno ne comincia un altro che va quasi sempre a morire in un'uggia ancora più molesta.

Come non bastasse ci si mette quasi sempre anche la burocrazia: con le sue ingiunzioni, con le pretese e le richieste immotivate, con gli adempimenti noiosi, con le sue scadenze, le prescrizioni e i veri e propri trabocchetti.

Una serie interminabile di irritanti punture di spillo.



E gli altri?

Ah, gli altri.


Ti aspetteresti un riconoscimento, qualche volta.

Una gratificazione.

Magari un ringraziamento.

O anche soltanto un ammiccamento.

Un gesto di complicità, se non proprio di solidarietà.

Ma è raro.


Il disinteresse e l'altruismo 'vero' non sono caratteristiche della maggioranza degli uomini.

Tutt'altro!


Anche il bene di cui talvolta siamo fatti oggetto è molto spesso 'peloso'.

Nasconde secondi e terzi fini: talora addirittura fini innominabili.

Tanto che, a volte, faremmo volentieri a meno di 'certo bene'.



E così ci troviamo a desiderare un'esistenza più tranquilla.

Più 'normale'.

Una vita fatta solo di tran tran di routine.


Vorremmo non dover più andare a far la fila alla posta o in banca.

Non aver a che fare con il medico, almeno per qualche tempo.

Ci piacerebbe non dover andare dal meccanico per qualche mese.

Che tutto nel lavoro, nello studio, in famiglia filasse per il verso giusto.

Non pretendiamo di essere anche fortunati.


Di godere, magari, di una piccola, improvvisa prosperità.

O di un incontro particolare atteso da tempo.

No, non ci arrischiamo a tanto.


Temiamo che la fortuna porti con sé una disgrazia ancora maggiore.

E così preferiamo non sfidarla né, semplicemente, tentarla.



A volte succede che, inaspettatamente e al di là delle più rosee previsioni, ci viene concessa una tregua.

Ci viene dato un periodo tranquillo, assolutamente privo di molestie.

Appena ce ne rendiamo conto quasi non crediamo a quanto sta succedendo.

Poi ci abituiamo subito e nel giro di qualche giorno scambiamo per bonaccia la serenità nella quale ci troviamo immersi.

La tranquillità è piacevole ma la calma piatta disorienta.

Sembra che non circoli più l'aria.

Pare quasi che il mondo si sia dimenticato di noi.

Ci assale una leggera inquietudine.

Ci manca il respiro.

Abbiamo l'impressione di soffocare.


Ci agitiamo e stuzzichiamo le persone che ci stanno vicine.

Smuoviamo le acque per vedere se succede qualcosa.

Pace va bene, ma un minimo di vitalità è indispensabile.

Per evitare l'angoscia.

Per eludere la minaccia del nulla.


Se la situazione non si modifica arriviamo al punto da desiderare alcuni dei fastidi della precedente 'normalità'.

E così tutto ricomincia.


Che cosa ci dobbiamo augurare?





















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