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sabbie mobili

2011 > licenza


13 maggio 2011


sabbie mobili




Siamo dentro le sabbie mobili.

Non tutto il mondo, ma noi italiani certamente sì.


E chi non pensa che le cose stiano così è perché è sprofondato più degli altri.

Nei
film western di qualche decennio fa, non mancava mai la scena delle sabbie mobili: ad un certo punto, cavallo e cavaliere finivano dentro una pozza mimetizzata e lentamente, ma inesorabilmente, sprofondavano.

Gli esiti erano due, a seconda di chi vi era precipitato dentro.


Se si trattava del
'cattivo', spariva del tutto con il suo cavallo sotto la melma: restavano, in superficie, dei deboli cerchi e qualche bollicina.

Il
buono ce la faceva a salvarsi: o per l'intervento di qualcuno o perché riusciva a aggrapparsi a qualche ramo provvidenziale.

Le sabbie mobili 'fisiche' ti mandano al creatore, quelle morali e psicologiche, le nostre, ti lasciano sopravvivere anche se hai gli occhi e le orecchie intasate dal fango, anche se hai la bocca colma di melma.

Ci succede un po' quello che capita ai dannati della Commedia di
Dante: sono sottoposti a pene tremende e dolorosissime che, tuttavia, non provocano mai la morte né la fine della sensibilità ma durano in eterno.

La nostra realtà quotidiana pubblica è fatta di menzogne, di attacchi proditori, di prevaricazioni, di illegalità e di impunità, di volgarità, di bugie manifeste, di corruzione e di degrado.


Tutto questo ben di Dio è stato portato dal signore delle televisioni che, sapendo di aver derubato, con la corruzione, l'intero popolo italiano e sapendo - lui sì lo sa molto bene, meglio di chiunque altro - di avere mille altri intrighi di cui dover render conto, ha deciso di spendere una parte delle sue ricchezze per sottrarsi ai rigori della giustizia e per garantirsi l'impunità.

A questo scopo ha creato un
blocco di potere fatto di gente pronta a tutto pur di godere dei privilegi del capo, che si è impegnata con lui in una lotta senza quartiere contro le Istituzioni repubblicane e contro tutti coloro che vogliono rispetto, democrazia e uguaglianza davanti alla legge.

Con le sue televisioni, i suoi giornali, i 'suoi' politici ha stravolto i principi basilari del vivere civile ed
ha imposto un sistema di corruzione, di amoralità e di volgarità che ormai esonda dai confini nazionali e rischia di ammorbare il mondo intero.

Il potere e il danaro gli permettono soltanto di vincere le
campagne elettorali, di abbindolare il popolo e di ingannarlo.

Se notate, è proprio in queste occasioni che dà il meglio di sé: dimentica ogni ufficio e ogni dovere e percorre il Paese in lungo e in largo pur di portare a casa il risultato.

Quando questo gli verrà a mancare, per lui sarà la fine.


I fatti lo smentiscono: la crisi economica è più dura che mai, la disoccupazione e la non occupazione sono ai massimi livelli, gli immigrati crescono a decine e a centinaia di migliaia.

Eppure lui e i suoi sono a lì a battere il territorio per raccontare dei comunisti, per propalare fanfaluche, per sparare menzogne, per infangare tutto e tutti.

Si beccano le querele per le loro falsità, sanno già che poi saranno condannati e dovranno pagare ma i soldi non gli mancano, pagheranno senza batter ciglio, l'importante è aver seminato il dubbio, aver infangato l'avversario nel momento topico dello scontro elettorale.

Chi è nato alla fine degli anni ottanta crede che la televisione sia sempre stata quella che è adesso, che il clima politico sia sempre stato quello che può vedere nei talk show: no, bisogna dirlo chiaramente e a chiare lettere.

Prima della sua discesa in campo le cose erano diverse, profondamente diverse.

E stato lui ad introdurre quell'elemento di perversione che ha 'smerdato' tutto.

Lui e la sua cricca.


Ha detto che
vuole cambiare i libri di storia: è certo che, tra qualche decennio, quando faranno la storia politica di questi nostri anni, non potranno non classificarli come anni bui e corrotti, deviati e depravati.

E' già successo nella storia, non c'è da meravigliarsene: ci sono stati gli anni di Nerone e di Eliogabalo, quelli della papessa Giovanna e dei Borgia, quelli di Hitler e di Stalin …

E' un dato di fatto:
anche se non è entusiasmante, per chi ci capita, viverci dentro.


Per finire voglio spendere due parole su uno (una) dei suoi più accesi sostenitori.

Lascio stare, per una volta i soliti La Russa, Cicchitto, Gasparri … per non essere accusato di femminismo.

Lascio pure da parte la Moratti: che mi sembra proprio una poveretta che, improvvisamente, si è messa a giocare una partita sporca che non è tanto nelle sue corde.

Prendo per un attimo la
Santanchè che ha una bocca capace di sfornare proprio di tutto.

Intanto si chiama Daniela Garnero: ha sposato un certo Paolo Santanchè.


Quel
matrimonio è stato dichiarato nullo dalla Sacra Rota Romana e tuttavia la Daniela, unico caso al mondo, ha continuato e continua a mantenere il cognome di colui che è stato suo marito ma che, a tutti gli effetti, è diventato una persona come un'altra, senza alcun grado di parentela.

Nella sua vita la Santanché ne ha fatte di tutti i colori, ha cambiato mille bandiere e casacche fino a votarsi 'anima e corpo' all'uomo di Arcore.


Ha frequentato anche
il mondo leggero: basta digitare il suo nome su Google e chiedere le immagini per farsene un'idea.

Bene, questa persona che pensa di potersi permettere proprio di tutto
non ha esitato a gettare fango su tutti quei giovani che negli anni settanta, mentre lei non si sa che cosa facesse, certo non l'educanda, si impegnavano per migliorare la società e allargare la democrazia.

Chi non era fascista come La Russa o non andava in giro ad organizzare gruppi di fascistelli manganellatori come Gasparri o Alemanno, era senz'altro brigatista, comunque terrorista.

Le migliaia di ragazzi che si impegnavano gratuitamente nei doposcuola delle borgate o dei quartieri periferici, quelli che manifestavano per il diritto alla casa, quelli che scendevano per strada contro la guerra in Vietnam o per sostenere il legittimo governo di Salvator Allende: tutti terroristi.

Lei sola, con le sue lunghe gambe da calendario e la sua larga bocca pronta all'uso, stava dalla parte giusta, faceva le cose giuste, dava l'esempio giusto.


Mi rendo conto che di certa gente non bisognerebbe nemmeno parlarne: meriterebbe solo il silenzio e l'oblio.

E forse anche questo è un segno dei tempi: dover occuparsi di persone che la Storia sprofonderà nel più completo anonimato o, al più, coprirà di sterco.

Perché, come diceva
Empedocle, alla fine il simile attirerà il suo simile.

In ogni caso
sono contento e orgoglioso di avere, per i Berlusconi, le Santanchè, le Brichetto Moratti e tutti gli altri di quella innominabile compagnia, una storia da 'terrorista': la storia di uno che non ha mai saputo che cosa sia un'arma e che si è sempre battuto, con gli altri, per l'elevazione culturale del popolo, per il trionfo della democrazia, per la libertà di tutti e per l'uguaglianza.

Contro ogni forma di degrado, contro il sopruso e la prevaricazione, contro la volgarità e la corruzione.


A ognuno la sua storia.

Non voglio quella di Berlusconi, della Santanchè e dei loro sodali.

Sono fiero della mia.




















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