ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


santa madre Russia

2007-2010 > 2009 > COSTUME


(05/01/2009)


SANTA MADRE RUSSIA



Ho letto su 'La Gazzetta dello sport' del 2 gennaio 2009 (a firma di Candido Cannavò) un articolo su Roman Abramovich.

Costui appartiene alla ristretta cerchia degli oligarchi russi: ha 42 anni e si è arricchito impadronendosi a buon mercato dei beni pubblici svenduti negli anni '90 dai liquidatori dell'URSS.

Nel 1995 Abramovich ha comprato dallo Stato, per 100.000 dollari, la Sibneft, una compagnia che trattava petrolio ed altre materie prime; nel 2003 ha rivenduto la stessa compagnia alla Gazprom (ente di Stato) per 13 miliardi di dollari.

Si parla adesso di questo signore perché sarebbe stato duramente colpito, come tutti gli altri suoi colleghi, dalla crisi finanziaria mondiale nella quale avrebbe perso 20 miliardi di dollari.

Abramovich è padrone del Chelsea, squadra di calcio londinese, possiede un panfilo lungo 125 metri e pare ne abbia ordinato un altro di almeno 50 metri più lungo.

Tempo fa mi incuriosì un'altra magnate russa, una signora proprietaria di grandi imprese per costruzioni, che ha acquistato per decine di milioni di sterline una lussuosa residenza londinese, seconda per grandezza e prestigio solo a Buckingham Palace.

Sono due esempi che illustrano lo stile di vita delle poche centinaia di oligarchi che nel giro di qualche anno hanno arraffato e privatizzato gran parte delle immense ricchezze accumulate dallo Stato sovietico.

Tesori che i parvenus hanno scialacquato nell'acquisto di ville prestigiose, di quadri d'autore, di gioielli da favola, di yacht da sogno: in uno stile di vita da arrivisti cinici, spietati e smaliziati.

Contemporaneamente milioni di loro compatrioti riuscivano appena a sopravvivere sfuggendo a stento alla fame e alla morsa del freddo.

Come già accennato, molti di questi signori sono adesso in grande difficoltà: la crisi ha spinto le banche a chiudere i rubinetti del credito facile e a chiedere con fermezza la restituzione dei capitali anticipati.

Sicuramente alcuni non ce la faranno: qualcuno finirà in esilio a godersi i pochi miliardi rimasti; qualcun altro perderà tutto o quasi e dovrà ricominciare da zero; qualcuno potrebbe addirittura finire in carcere, come è già successo.


Inutile dire che questi signori non mi fanno alcuna pena.

Che, anzi, godo della brevità della loro parabola.

Spero che ciò che resta delle loro rapinose fortune vada a beneficio dell'intero popolo russo.



Negli anni '90 del secolo scorso in Russia si è ripetuto un evento che la storia europea ha conosciuto, in precedenza, almeno altre due volte.

La prima all'inizio del Medio Evo quando le proprietà di paesi e villaggi furono sottratte alle comunità e assegnate con totale discrezione a poche persone che si erano particolarmente distinte per intraprendenza, arroganza, prepotenza, abilità e spregiudicatezza.

Questi individui diventarono poi i capostipiti dei grandi casati nobiliari.

La seconda in piena età moderna quando la grande borghesia commerciale, industriale e finanziaria espropriò la nobiltà e la sostituì al vertice del potere politico.


Tra privatizzazione totale e brutale e collettivizzazione radicale e coatta sembra non esserci mediazione.

Certamente noi occidentali non l'abbiamo ancora trovata.

Non l'ha trovata la Russia che proprio in forza del tragico esperimento staliniano sembrava la candidata ideale per questo tentativo.

Non l'ha trovata la Cina che, nonostante Mao, sta sperimentando un capitalismo 'politico' sorvegliato dall'alto che sembra essere ancora più insensibile ed efferato di quello occidentale.

Eppure sono convinto che una mediazione esista: che si possa realizzare un modo di produzione e di distribuzione meno totalitario del collettivismo forzato, meno spietato del capitalismo liberistico.

Nonostante gli oligarchi, nonostante Putin e Medvedev, nonostante tutto, continuo a sperare che la Russia possa aprire la strada verso una soluzione 'economica' più equa ed umana.

La Russia è legata all'Europa da legami profondi e strettissimi e nello stesso tempo è aperta e sensibile ai richiami dell'Oriente.

L'Occidente ha dato molto alla Russia e altrettanto ha ricevuto in cambio: la letteratura russa dell'ottocento, tanto per fare un esempio, è un tesoro inestimabile, senza il quale la nostra cultura non sarebbe, oggi, così com'è.

Riuscirà la Russia, Santa Madre di tutti i suoi innumerevoli popoli, ad aprire la strada verso un modo di vivere più umano, verso una società meno corrotta e più incline ad uno stile di vita comunitario?

Io lo spero.


Non sono certo gli oligarchi ad indurmi a questo, né l'attuale dirigenza politica.

E' la cultura della Russia a farmi sperare, è la sua storia e la sua posizione geografica e 'mentale'.

Non nego che la stessa Europa di cui facciamo parte potrebbe essere protagonista di un processo di radicale ripensamento e umanizzazione della vita sociale.

Tuttavia mi piace pensare che anche la Russia partecipi a questa 'avventura'.

Rendendo l'esperimento più realistico e fattibile.

Fantasie?

Può darsi.


Ma deve essere permesso di pensare positivo, almeno all'inizio di un nuovo anno.

Sperare non costa poi molto.


E di questi tempi, più che un passatempo è un obbligo.











il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu