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Santoro e ... la finanza

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20 maggio 2010

Santoro e ... la finanza



*)

La finanza è diventata un gioco d'azzardo: sulla pelle delle industrie, degli Stati e delle popolazioni.


Le Borse moderne sono nate tra la fine del '700, e i primi dell'800: servivano alle imprese per finanziare la loro attività e agli Stati per reperire la valuta necessaria al loro funzionamento.

Chi disponeva di risparmi, si rivolgeva alla Borsa per comprare
azioni ed obbligazioni: naturalmente sperava che quell'azienda o quello Stato diventassero sempre più forti e floridi, in modo da ottenere, dal suo investimento, un forte guadagno.


Poi le cose sono cambiate e adesso sono mutate al punto che si può dire che la Borsa è diventata un'altra cosa.



Le principali attività che vi si svolgono sono di tipo finanziario: per soli scopi speculativi.

Girano per le Borse delle masse imponderabili di moneta che sono manovrate all'unico scopo di realizzare ulteriori enormi guadagni: nel tempo più breve e con il minimo rischio.

Le industrie, gli Stati, i popoli ... : non contano nulla, conta solo il guadagno.

La Germania ieri ha vietato le vendite allo scoperto e con questo semplice provvedimento ha provocato il crollo delle Borse europee.

La vendita allo scoperto è una prassi puramente speculativa.


Consiste nel vendere oggi ad un certo prezzo (poniamo a
10) un bene che io darò al compratore tra 20 giorni.

Vendo qualcosa che io ancora non possiedo (allo scoperto, appunto): non ce l'ho quel bene che magari oggi costa 12.

Faccio questo perché mi auguro che il valore di quel bene (supponiamo si tratti di
obbligazioni del debito greco) nei prossimi 20 giorni crolli letteralmente, arrivi per esempio a 4.

Un giorno o due prima della scadenza, compro quel bene che è arrivato a 4 e lo do, come da contratto, al compratore.

Insomma: valeva 12, ho intascato 10 e l'ho acquistato per 4 realizzando un bel guadagno.


Senza produrre niente, senza impiegare i miei soldi né per un'impresa né per uno Stato. Senza badare minimamente alle conseguenze del mio operato (il fallimento di una industria, per esempio, o la bancarotta di uno Stato).

E, naturalmente, non sono stato là con le mani in mano ad aspettare che il valore di quel bene crollasse, ma mi sono dato da fare con notizie fornite alla stampa, con annunci televisivi, con soffiate e rivelazioni sensazionali ... in modo tale da raggiungere a colpo sicuro il mio obiettivo.


Le cose sono molto più complesse di come le ho illustrate io, perché in questo tipo di affari entrano in gioco altri soggetti e altri strumenti finanziari (tra i quali i famigerati
CDS): ma la mia semplificazione può dare un'idea.

Non so dove andremo a finire, di questo passo.

E' certo che qualcosa si dovrà fare, per non precipitare tutti insieme nel baratro.

L'iniziativa la dovrebbe prendere la politica.

La politica mondiale può, se vuole, porre un rimedio.

Prima lo farà, meglio sarà per tutti.




*)

Ho letto le ultime notizie riguardanti la vicenda
Santoro.

Ho sentito
le cifre che vengoro riferite a proposito di questo suo 'allontanamento' dalla Rai.

Qualcuno parla di 10 milioni di euro, qualcun altro riporta cifre un po' inferiori, sempre
dell'ordine di milioni (di euro).

Insomma: pare che
la Rai gli paghi tre anni di stipendio e si impegni ad acquistare alcuni dei programmi che realizzerà prossimamente, in maniera del tutto indipendente.


Ho spesso seguito
le trasmissioni di Santoro (non sempre): gli riconosco il merito di aver trattato questioni che gli altri tacciono e di aver cercato di vagliare in modo critico l'operato dei governi e dei potenti in genere.

Cosa che anche altri hanno fatto e fanno (ricordo per tutti la
Gabanelli di Report o i programmi di Iacona).

Che, sicuramente, anche altri possono e potranno fare in modo egregio.

Quanto Santoro, secondo me.


Ho sempre pensato e continuo a pensare che
gli stipendi (qualsiasi tipo di retribuzione in genere, comunque la si voglia chiamare) che la Rai generosamente offre ai suoi dipendenti (dal direttore generale all'ultima velinetta) siano immotivati e scandalosamente alti.

Soprattutto in relazione alla situazione che vive il resto del Paese.


Sono un insulto, una presa in giro e un'offesa grave per tutti ma soprattutto nei confronti di chi esercita professioni importanti a favore della collettività ricevendone in cambio una retribuzione 'da fame'.

Sono un oltraggio e una beffa per il popolo italiano, chiunque ne sia il percettore, chiunque goda di quei privilegi: siano essi Galimberti o Masi, Minzolini o Santoro, Vespa o Minoli, Mazza o Fazio.

E' un'indecenza di cui ciascuno e tutti dovrebbero vergognarsi.

Nessuno escluso.






















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