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SCALFARI su Robespierre e Berlusconi

2011 > licenza


12 marzo 2011


Scalfari su Berlusconi e Robespierre



In un video di Repubblica.it,
Scalfari afferma che Berlusconi è come Robespierre.

Non lo spiega molto bene ma
dice testualmente:


'La concezione di Berlusconi della Costituzione ricalca il pensiero giacobino di Robespierre e di Saint Just. Con intenzioni diverse e 2 secoli e mezzo di distanza, ma questa è la situazione'.


Per quanto mi riguarda,
credo che il paragone sia assolutamente improponibile.


Da una parte c'è colui che ammiratori e detrattori hanno definito l'Incorruttibile, dall'altra c'è il Corrotto e, soprattutto, il Corruttore.


Da una parte c'è chi ha cercato con ogni mezzo e in ogni modo di abbattere il privilegio, dall'altra chi è paladino del privilegio e se ne serve a viso aperto.


Da una parte c'è il difensore della Legge, dall'altra c'è chi vuole distruggere la Legge e fa di tutto per sfuggirle.


Si potrebbe continuare all'infinito perché, credo, non siano esistiti due personaggi più diversi.


Oltretutto
Robespierre era giovane (è morto a 36 anni) e pieno di ideali, capace di combattere fino alla morte per i valori in cui credeva.

Berlusconi è vecchio, privo di valori comunitari, impegnato allo spasimo per imporre se stesso.


Quale potrebbe essere l'unica possibile analogia?


Che
entrambi hanno lottato e lottano per la supremazia dell'esecutivo.


Tuttavia questa battaglia ha, nei due, un significato completamente diverso, direi proprio contrapposto.


Robespierre faceva leva sull'esecutivo repubblicano e rivoluzionario per imporre il rispetto della nuova legislazione democratica e per scalzare il vecchio potere aristocratico che era ancora forte nelle burocrazie statali e ancor più nella casta dei magistrati (tutti nobili e di nomina regia).

Berlusconi si serve dell'esecutivo per sfuggire alla legge democratica, per indebolirla e piegarla alle sue personalissime esigenze.


Robespierre si appoggiava all'esecutivo per far valere il principio che tutti sono uguali sotto la legge.

Berlusconi usa l'esecutivo per affermare l'idea che esiste qualcuno che può sottrarsi alla legge.


Certo,
Robespierre non era un santo, ad un certo punto ha perso il controllo della situazione, ha tentato di imporre con la forza ciò che non riusciva a far valere con i semplici provvedimenti di legge.

A differenza di molti personaggi politici, pur giovane,
ha pagato a caro prezzo i suoi errori e i suoi eccessi.


E in ogni caso
le sue idee *) sulla sovranità del popolo, *) sul predominio della legge, *) sull'uguaglianza di tutti i cittadini sotto la legge credo siano ancora valide e non sarebbe male se, oggi, avessero maggior presa sulla gran parte della popolazione italiana.

Che cosa lascia Berlusconi?



Nessuna idea,
nessun valore positivo per la comunità: lascia *) un egoismo esasperato e cinico, *) una volontà sovvertitrice a tutto campo, *) macerie istituzionali e morali di cui tutti pagheranno care le conseguenze per anni.


Mi dispiace per Scalfari, di cui condivido molte altre idee (non tutte): forse, psicologicamente, si è sempre sentito più vicino a quella borghesia del privilegio che ha abbattuto Robespierre di cui temeva l'intransigenza e la determinazione.

Probabilmente Scalfari (ma forse anche Augias e anche Ruffolo e molti altri) è contro certi privilegi, non contro il privilegio in quanto tale, chiunque ne sia il fruitore.


Essendo invece il sottoscritto da sempre contro tutti i privilegiati (siano di destra o di sinistra, borghesi conservatori o borghesi illuminati, nuovi ricchi o ricchi d'annata, capi popolo o capi bastone …) non può non provare nei confronti di Robespierre un moto di ammirazione.


Nonostante non condivida i suoi eccessi, mi pare che l'avvocato di Arras sia una figura storica altamente drammatica e tragica, tale da suscitare reazioni simili a quelle che spinsero Manzoni a scrivere 'Il 5 maggio'.

Come si fa a paragonare un tale personaggio ad un faccendiere impegnato solo a soddisfare se stesso?


Cosa c'entra Berlusconi con Robespierre?

Assolutamente niente, direi.


Al più,
potrebbe richiamarlo per contrasto, non certo per analogia.


Non so se quella di Scalfari è
'debolezza senile'.

O forse si tratta di quell'appartenenza classista, cui ho accennato sopra, che non solo non muore mai, ma arriva ad 'accecare' un'intelligenza come quella dell'ex direttore de L'Espresso, solitamente così lucida e chiara nell'affrontare anche le questioni più complesse.


In ogni caso il paragone è proprio improponibile, per certi versi addirittura osceno e, per dirla tutta, proprio inaccettabile.























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