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scandalo

2007-2010 > 2008 > COSTUME

(03/06/2008)

E' già tutto finito.


Lo scandalo epocale suscitato dalla pubblicazione in Internet delle dichiarazioni dei redditi, si è letteralmente dissolto.

Non c'è da meravigliarsene più di tanto perché così è fatta oggi l'informazione.


Siamo informati di tutto.

E di niente.


Nel senso che, nell'orgia delle notizie, non sappiamo più quale peso specifico attribuire a ciascun nuovo input.

Né siamo in grado di stabilire se una certa informazione un valore ce l'ha veramente.

Il peso è assegnato dai media, soprattutto dalla televisione: gli altri vanno a rimorchio.

E la televisione, per non sbagliare (o per calcolo?), tratta tutte le informazioni allo stesso modo.

La pubalgia di un calciatore, il seno al silicone di un'attricetta, un uragano, uno tsunami o un terremoto con decine di migliaia di morti, magari una guerra: tutto è presentato allo stesso modo.

Tutto viene sparato al massimo della potenza, gonfiato fino all'inverosimile, sfruttato fino al limite e, infine, viene messo da parte.


Definitivamente.


E' ignorato come se non esistesse più, come se non fosse mai esistito.




A parte ogni altra considerazione che cosa hanno mostrato queste dichiarazioni?

Poco, che già non si sapesse.

Eppure, ricordarlo di tanto in tanto, è sempre un utile esercizio di igiene mentale.


* Le tasse le paga il lavoro dipendente e assimilato (pensionati ...). Le paga il lavoro certificato da contratti pubblici, da assegnazioni o incarichi attribuiti alla luce del sole.

* Il lavoro autonomo in buona parte non paga, quando paga versa molto meno del dovuto. A parte qualche categoria controllata e controllabile.

* All'interno del settore pubblico o para pubblico ci sono tra i dipendenti delle sperequazioni ormai intollerabili.


Che dire?

+ Quanto al primo punto c'è poco da osservare.
Ci sarebbe solo da mettere in atto una serie di iniziative per diminuire il prelievo.
Che è spesso asfissiante e a cui non ci si può sottrarre in nessun modo, neanche in minima parte.

+ Commercianti, artigiani, professionisti, imprenditori ...

Qua è il buco nero.


Qua il reddito è un'opinione, una variabile fantasmatica, indefinibile ed inafferrabile.

A fronte di un tenore di vita spesso molto superiore rispetto a quello dei 'dipendenti', non c'è che una simbolica partecipazione alle spese dello Stato.

A questo proposito non voglio fare la solita tirata demagogica: sono perfettamente consapevole che un artigiano, un piccolo commerciante, spesso anche un libero professionista lavora molte ore al giorno; che affronta l'alea di situazioni imprevedibili che possono apportare guadagno ma che possono anche precipitare nel baratro del fallimento; che investe quantità consistenti del suo reddito in macchinari, strutture e strumenti necessari alla sua attività lavorativa.


Benissimo!


Lo Stato tenga conto di tutto questo ma poi sui guadagni netti esiga il pagamento delle tasse.

Ché se, invece, il reddito accumulato se ne va tutto in automobili di prestigio, in ville e in crociere da favola la cosa diventa inaccettabile.

E immorale.


+ Grazie anche all'azione di potenti sindacati di categoria si sono prodotte tra i lavoratori del settore pubblico e assimilabile (ferrovie, marinerie, Alitalia, Eni, Enel, Rai, Acea ...) delle diversificazioni del tutto immotivate e addirittura scandalose.


Riguardano gli stipendi, le pensioni e le liquidazioni.


Non mi riferisco a quanto viene dato ai cosiddetti manager, ai dirigenti e ai direttori generali: cifre esorbitanti, assolutamente eccessive e del tutto sganciate dalla redditività economica.

E' qualcosa di talmente aberrante da non meritare molte parole in quanto già grida vendetta per conto suo in faccia al mondo intero.


Parlo degli impiegati di qualifica medio bassa.


C'è una differenza di retribuzione (di pensione, di liquidazione ...) impressionante tra chi lavora in un ministero qualsiasi e chi, per esempio, sta al Quirinale; tra chi esplica le sue mansioni in una scuola o in un ufficio universitario e chi è impiegato alla Banca d'Italia; tra chi è riuscito ad entrare negli uffici di una delle due Camere e chi svolge la sua attività in un ospedale.


Un impiegato con sola terza media dentro la Banca d'Italia può arrivare a redditi di 70 - 80 mila euro l'anno mentre un laureato nella scuola non raggiunge i 30.

Un infermiere con laurea breve che svolge la faticosa e importante attività che tutti sappiamo non arriva alla fine del mese; un diplomato impiegato alle ferrovie con orario meno pesante e con mansioni di minore responsabilità può guadagnare tranquillamente il doppio.


E così via.


ECCO IL VERO SCANDALO, CARO CODACONS.


Atro che chiedere 20 miliardi di euro per danni allo Stato perché l'Agenzia delle entrate ha pubblicato gli elenchi!

Con la prospettiva di trovare qualche giudice determinato a salassare veramente le già esauste casse dello Stato costringendolo a pagare mentre, come si sa, non c'è tribunale o altro organismo capace di far pagare ai privati nessuna delle tanto strombazzate multe comminate dalle Authorities.



Che fare?


La situazione è non solo degenerata ma quasi incancrenita.

E' uno dei tanti aspetti del male (non così oscuro) che affligge l'Italia.

Non si può intervenire con la mannaia, certo.


La clava agitata dal neo ministro Brunetta rischia di peggiorare ulteriormente la situazione anziché risanarla.

Si può tuttavia cominciare un percorso di chiarezza e di elementare giustizia distributiva che può essere condiviso e sostenuto da un'ampia maggioranza.

D'altra parte la invocava con estremo acume già Aristotele, nel 4° secolo a.C.


# Per quel che concerne il settore autonomo già molte iniziative sono state prese.

La strada è stata tracciata.

Basta solo la volontà di perseguirla con trasparenza e determinazione.

Se un governo non ci si impegna è perché non vuole intaccare il suo serbatoio elettorale. Tutto qui. Non ci sono altre motivazioni. Resta da vedere se la massa degli altri contribuenti sarà ancora disposta a tollerare.


# Per le sperequazioni.

Qui il nodo si presenta piuttosto difficile da sciogliere.

Non per se stesso ma per le resistenze che l'operazione incontra all'interno di tutti gli schieramenti politici e sindacali.

E tuttavia lo stato delle cose non è ulteriormente sopportabile.

Si tratta di introdurre delle norme, delle regole generali da applicare a tutto il settore: che tengano in considerazione titoli di studio, competenze e abilità acquisite, professionalità e carichi di lavoro ...

Che stabiliscano delle categorie a cui applicare gli stessi stipendi, gli stessi importi pensionistici, la stessa entità dell'assegno di liquidazione.

Si può poi lasciare la possibilità a ciascun dirigente (meglio sarebbe a delle commissioni indipendenti), di operare variazioni stipendiali rigorosamente predeterminate in ragione delle qualità e del rendimento dei singoli (in rapporto al merito).

Fermo restando che tutti gli appartenenti ad un certo livello devono necessariamente offrire una ben definita quantità e qualità di lavoro.


Per quanto concerne l'esistente: chi sta molto più avanti degli altri dovrebbe veder rallentata o bloccata la sua progressione; chi sta molto più indietro dovrebbe poter avanzare più celermente.

E' un obiettivo che potrebbe essere perseguito abbastanza agevolmente dato che avrebbe l'approvazione della maggioranza degli impiegati.

Produrrebbe una giusta perequazione nel settore pubblico che si potrebbe tradurre in un aumento dell'efficienza generale e anche in un vero e proprio risparmio per le casse dello Stato.


Caro CODACONS: sei disposto ad impegnarti in questa campagna?

Sei in grado di coagulare su questi obiettivi anche qualche importante forza politica e sindacale?

Questo sì, ti farebbe onore.

Ti aiuterebbe a non prendere abbagli, per il futuro.

Toglieresti di mezzo uno SCANDALO vero.

Non ti impelagheresti in SCANDALI fasulli.

















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