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Scattone, Marta Russo e ... la giustizia

2011 > vario


2 dicembre 2011


Scattone, Marta Russo e ... la giustizia




Marta Russo era una studentessa di 22 anni: frequentava la facoltà di giurisprudenza alla Sapienza di Roma.

Il 9 maggio 1997, mentre passeggiava per un viale dell'Università con un'amica, venne colpita e uccisa da un proiettile vagante.

Uccisa!

Capite: non ferita, un po' di ospedale e poi via di nuovo.

No.

Morta per sempre.

A 22 anni.


Di quell'assurdo delitto furono accusati due assistenti di
filosofia del diritto.

Si trattava di due giovani che si apprestavano a cominciare la carriera di docenti universitari: stavano per (o comunque volevano) diventare professori, educatori di giovani.

In quale disciplina?

Filosofia del diritto.


Materia che impone una riflessione profonda sulla legge, sui rapporti tra le persone, sul valore della persona umana.

Invece, stando alle risultanze dei numerosi processi celebrati, i due giocherellavano con le pistole, discettavano continuamente tra loro e con i ragazzi loro affidati di 'delitto perfetto',
consideravano i ragazzi un po' più giovani di loro dei bersagli su cui esercitarsi.

Fatto sta che
Giovanni Scattone è stato condannato per aver ucciso la 'povera' Marta: omicidio colposo e 6 anni di galera.

Non so quanti ne abbia fatti effettivamente in carcere il giovane di belle speranze, di buona famiglia e di nessun principio.

So che un delitto del genere, per quanto colposo, meritava ben altra condanna.

So soprattutto che lo Scattone non ha mai fatto pubblica ammenda del suo atto ignobile, mai ha speso parole di sincero dolore per la sorte della giovane Marta.

Ecco dove stanno i guai della giustizia!

Non certo nelle intercettazioni di Berlusconi.


Un giovane uccide una studentessa all'interno di una Università, senza nessun motivo, così solo per gioco o per dimostrare la propria capacità di uscirne impunito e si becca soltanto 6 anni di galera di cui ne fa si e no la metà.

Ha avuto giustizia Marta Russo?

Assolutamente no.


Purtroppo la magistratura si fa sempre influenzare dagli avvocati di grido, dalla potenza delle famiglie e dal futuro dei responsabili dei crimini.

Non pensa abbastanza a chi subisce il delitto, a chi rimane vittima, a chi perde la sua vita all'inizio della giovinezza, senza alcun motivo, per un puro divertissement di due incoscienti.

In questi caso l'eventuale involontarietà, doveva costituire un'aggravante, non un'attenuante.


E' di questi giorni la notizia che Scattone ha accettato una supplenza per insegnare storia e filosofia nel Liceo Cavour di Roma, lo stesso Istituto frequentato da Marta Russo.

Come sia possibile che si permetta a uno come Scattone, reo di un omicidio tanto demenziale quanto efferato, di fare l'insegnante, di essere quindi educatore di giovani, è qualcosa che sfugge alle mie capacità di comprensione.

Come possa, poi, un tale soggetto insegnare storia e filosofia è non solo incomprensibile ma addirittura inaccettabile.

Si è meravigliato perché è stato contestato, il poverino: ma che si aspettava?

Il tappeto rosso?


Il fatto che non abbia capito che era assolutamente inopportuno che si recasse ad insegnare nello stesso Liceo di Marta, è indice di quella mentalità perversa e disancorata da qualsiasi valore che, a suo tempo, l'ha portato a compiere l'omicidio.

Si rassegni, il signorino: potrebbe trovare in tutte le scuole ove fosse mandato un clima avverso e irrespirabile.

Vista la clemenza della giustizia formale, le contestazioni costituiscono, in un certo senso, quel di più che la giustizia sostanziale chiede a piena voce.


Si dirà che una volta scontata la pena il delinquente ritorna libero e 'integro' alla società: è così in molti casi, non in tutti, non in questo particolare.

Ci sono episodi che segnano la vita di una persona in modo indelebile e che mai nessun giudice può cancellare.

E ci sono vittime innocenti che reclamano giustizia molto al di là dei confini della giustizia umana.


La giovane Marta Russo aveva diritto alla sua esistenza, esattamente come Scattone, il suo amico Ferraro e come tutti gli esseri umani viventi.

Aveva diritto alla sua giovinezza e al suo futuro.

Cosa sono le legittime contestazioni contro l'omicida, di fronte alla tragedia totale di cui Marta è stata vittima?



So che la famiglia di Scattone è facoltosa e che proprio per questo è riuscita a toglierlo dai 'guai' con relativi pochi danni: che gli trovi un'altra occupazione, lo inserisca in qualche casa editrice, lo metta in una biblioteca,
lo seppellisca in un Archivio.

Non gliene mancheranno certo i mezzi.

Lui vuole insistere con l'insegnamento?

Pensa di averne diritto?

Si tenga le contestazioni vita natural durante.

Non mi fa proprio nessuna pena.

La mia pena, infinita, è tutta per la giovane Marta Russo.

Privata a forza e con dolo dell'unico bene supremo di cui disponeva.

L'aggressore mi fa solo tanta rabbia.


Vista la clemenza con cui è stato trattato dalla giustizia ufficiale, che almeno patisca il risentimento, l'indignazione e il disprezzo dei suoi simili.

Potrebbe, anziché adontarsene, prendere lo spunto per cominciare a riflettere, per iniziare un lungo percorso di redenzione che solo potrebbe permettergli, alla fine, di tornare in pace con se stesso.

Le scorciatoie non servono, in questi casi.

Lui ha la sua vita, quella stessa che ha tolto alla giovane Marta.

Come può stare tranquillo di fronte a questa semplice constatazione?


Come può pensare di educare dei giovani che hanno poco meno dell'età della ragazza da lui uccisa per gioco?

Allora non è cambiato da quel giorno.

E' rimasto lo stesso pericoloso individuo che era.

Con buona pace del tribunale che l'ha praticamente assolto.

Per aver commesso il fatto.






















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