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SEPE e SARAMAGO

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


21 giugno 2010


Sepe e Saramago



Non intendo illustrare la biografia del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe.

Si può trovare comodamente in Internet.


Voglio solo ricordare che
è indagato per corruzione dalla magistratura di Perugia.

Assieme a tutta l'altra bella gente della cricca.


Certo, Sepe non è che l'ultimo alto ecclesiastico 'intrallazzatore' di S.R.C.: è stato ed è in buona compagnia.

Da sempre alcuni esponenti delle gerarchie ecclesiastiche sono state (e sono) dedite ad affari poco chiari, a trame oscure e a corposi intrecci con i potenti e i ricchi della terra.

Ricordo per tutti monsignor Marcinkus.


Il cardinale, come tutti gli indagati, ha affermato di avere
la coscienza tranquilla e di essere pronto a collaborare con i magistrati.

'Nel rispetto dei Patti lateranensi' si è affrettato a puntualizzare il Vaticano.


Sì, perché Crescenzio Sepe, a scanso di equivoci, si è da tempo procurato un
passaporto diplomatico del Vaticano.

Tutti voi avete capito come andrà a finire.

E avrete anche capito il motivo per cui il cardinale si è detto tranquillo e ha continuato a distribuire sorrisi come se niente fosse.

L'altro giorno, presiedendo l'ordinazione di alcuni nuovi sacerdoti,
papa Ratzinger si è scagliato contro chi usa il sacerdozio per soddisfare 'proprie ambizioni' e conseguire un 'successo personale'.

"Il sacerdozio non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale.

Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero.

Chi vuole soprattutto realizzare una propria ambizione, raggiungere un proprio successo sarà sempre schiavo di sé stesso e dell'opinione pubblica.

Per essere considerato dovrà adulare; dovrà dire quello che piace alla gente; dovrà adattarsi al mutare delle mode e delle opinioni e, così, si priverà del rapporto vitale con la verità, riducendosi a condannare domani quel che avrà lodato oggi.

Un uomo che imposti così la sua vita, un sacerdote che veda in questi termini il proprio ministero, non ama veramente Dio e gli altri, ma solo se stesso e, paradossalmente, finisce per perdere se stesso"




Parole sante, verrebbe da dire.


Mi permetto, tuttavia, una piccolissima osservazione:
perché il Papa dice certe cose in pubblico, quasi le urla urbi et orbi?

Dove sono i carrieristi di cui parla, gli intrallazzatori ai quali si riferisce?

Stanno dentro la sua Curia, dentro le gerarchie ecclesiastiche, dentro quella cerchia di persone che gli stanno intorno, che respirano la sua stessa aria, che mangiano, lavorano e pregano tutto il giorno con lui.


Certamente lui li conosce.

Sarebbe bastato radunarli e far piazza pulita, visto il potere autocratico di cui dispone.

Sarebbe stato un atto meno 'mediatico' ma sicuramente più efficace.



E vengo all'altra 'S', quella di
Saramago: di cui ho già scritto.

Qui voglio solo riportare brevemente quanto ha scritto
'L'Osservatore romano', organo del Vaticano sul premio nobel portoghese.

La Chiesa non perdona, non accetta il libero pensiero: oggi, come un tempo, condanna senza appello chi osa dissentire, chi crede di poter pensare con la propria testa.

Ma ecco la prosa de 'L'Osservatore'.


" E per quel che riguardava la religione, uncinata com'è stata sempre la sua mente da una destabilizzante banalizzazione del sacro e da un materialismo libertario che quanto più avanzava negli anni tanto più si radicalizzava, Saramago non si fece mai mancare il sostegno di uno sconfortante semplicismo teologico: se Dio è all'origine di tutto, Lui è la causa di ogni effetto e l'effetto di ogni causa.

Un populista estremistico come lui, che si era fatto carico del perché del male nel mondo, avrebbe dovuto anzitutto investire del problema tutte le storte strutture umane, da storico-politiche a socio-economiche, invece di saltare al per altro aborrito piano metafisico e incolpare, fin troppo comodamente e a parte ogni altra considerazione, un Dio in cui non aveva mai creduto, per via della Sua onnipotenza, della Sua onniscienza, della Sua onniveggenza.


Prerogative, per così dire, che ben avrebbero potuto nascondere un mistero, oltre che la divina infinità delle risposte per l'umana totalità delle domande. Ma non per lui."

Saramago, com'è noto, non era credente: ha sempre rivendicato il diritto di esserlo e ha spesso stigmatizzato l'intolleranza delle gerarchie ecclesiastiche.

In modo particolare ha sostenuto
il diritto di ciascuno a leggere la Bibbia e a interpretarla secondo la propria ragione e secondo coscienza.

Alcune sue osservazioni.


"Il Dio della Bibbia e' vendicativo, rancoroso, cattivo e indegno di fiducia.

Nella Bibbia si narrano crudeltà, incesti, violenze di ogni genere, carneficine. Tutto ciò e' incontestabile, ma e' bastato che lo dicessi io, per suscitare una polemica.
La Chiesa vorrebbe piazzare un teologo dietro ciascun lettore della Bibbia per spiegargli ciò che sta leggendo e sostenere che quello che legge va interpretato in modo simbolico."



Che cosa c'è di tanto scandaloso?


Non è vero forse che nella
Bibbia vengono raccontati anche massacri e perfino genocidi e che gli stessi, spesso, sono suggeriti, imposti e poi benedetti da Dio?

Chi può negarlo?


E quale altro significato si potrebbe attribuire a quegli episodi?

Se mai sarebbe da chiedersi:
che senso ha, dopo simili letture, ripetere la solita frase 'parola di Dio'?

Non dovrebbe, questa espressione, essere considerata blasfema?


Ciò che più meraviglia è
un'altra questione (la stessa per cui mi sono permesso di accostare il nome del grande scrittore portoghese a quello del cardinale 'faccendiere' di casa nostra): come mai la Chiesa, presa com'è da una miriade di scandali che offuscano la sua immagine e imbrattano il suo 'corpo', trova il tempo e la disponibilità mentale per infierire, anche post mortem, su una persona che, non sarà stata ligia al suo insegnamento, ma che, in ogni caso, è stata portatrice di valori morali alti e condivisibili da tutti, credenti e no?

Ognuno si dia una sua risposta.


















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