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situazione e situazioni

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29 giugno 2011


situazione e situazioni




29 Giugno 2011, festa dei santi Pietro e Paolo: patroni della città di Roma che, quindi, festeggia.

Anche se in giro non sembrano esserci molti motivi per festeggiare.


Se guardiamo fuori dai confini nazionali vediamo un'umanità inquieta e disorientata: minacciata dalle guerre e dalla miseria, flagellata dal terrorismo, irregimentata in fabbriche-lager, tenuta in vita da un manipolo di umani dediti solo all'incremento del proprio profitto.

E' un'umanità in fuga, che non sa più dove sbattere la testa, pronta ad imbarcarsi per qualunque destinazione, per nessuna destinazione: basta fuggire, andar via, lasciarsi alle spalle l'inferno avuto in sorte, in cerca di qualcos'altro che, male che vada, sarà sempre un po' migliore.

Concentrandoci sull'
Europa, accanto a qualche (rara) nazione che sembra veleggiare con il vento in poppa, si agitano molti altri popoli che vivono momenti difficili, per non dire drammatici: basta guardare le immagini che arrivano da Atene che in certo senso anticipano quello che potrebbe capitare in Portogallo, in Spagna, in Irlanda, in uno qualsiasi degli altri Stati dell'ex Europa dell'Est.

E noi?

Come al solito balliamo sull'orlo del baratro.


Siamo governati da una classe politica incapace e miope, ciarliera e attaccata fino alla morte ai propri privilegi.

La Lega Nord è andata al potere per risolvere il problema degli immigrati e attuare un federalismo che portasse prosperità al Nord e buon esempio per il resto del Paese.

Ha clamorosamente fallito su entrambi i fronti (e su tutti gli altri): di immigrati ne sono arrivati (e ne arrivano) molti di più che in passato; il federalismo è una parola vuota che viene usata per tacitare gli elettori e poter quindi continuare a sforchettare a quattro ganasce in quel di 'Roma ladrona'.

Il Pdl, con Berlusconi e con tutti i suoi accoliti, aveva promesso maggior benessere, riduzione delle tasse e lotta serrata alla criminalità per aumentare il senso di sicurezza dei cittadini.

Sull'ultimo aspetto basta seguire la cronaca nera e le gesta della criminalità organizzata per farsene un'idea.

Le tasse, come si sa, sono aumentate mentre il benessere generale si è notevolmente assottigliato.

L'opposizione, dal canto suo, è ancora divisa (dopo secoli, ormai) e in cerca della propria comune identità: ogni gruppo sembra più impegnato a salvaguardare il proprio orticello che a elaborare un progetto credibile di alternativa.

La forza più coesa e lungimirante sembra essere il Pd ma ancora non sfonda, ancora non riesce a proporsi come centro di attrazione e di aggregazione.

Nel frattempo non è stato risolto nessuno dei problemi che affliggono la nostra società: *) non siamo capaci di gestire i rifiuti che produciamo; *) impieghiamo tempi biblici per completare le opere intraprese; *) non riusciamo a capire che cosa veramente ci serve, che cosa è utile non solo per il presente ma anche in prospettiva.

Le uniche questioni che vengono affrontate di petto sono quelle che hanno a che fare con le vicende private di Berlusconi: manipolare l'informazione, sgretolare la magistratura, garantire a Mediaset il monopolio televisivo.


Per il resto è un profluvio di chiacchiere ininfluenti e devianti che confondono le menti e ottundono le coscienze.

Persino le persone che, per esperienza e conoscenze, dovrebbero illuminare le questioni e facilitare la formazione del giudizio, sembrano aver perso il polso della situazione e flottano senza ancoraggio nella generale farragine.

L'oncologo Veronesi, ad esempio, si è dichiarato favorevole alla costruzione delle centrali nucleari e, in questi giorni, ha proclamato che solo quello omosessuale è amore vero.

Sulla
TAV, rispetto a cui i mezzi di informazione non hanno permesso ai più di maturare un parere argomentato, Piergiorgio Odifreddi si è dichiarato favorevole mentre Luca Mercalli si è schierato contro.

E intanto si minacciano
tagli sanguinosi nella scuola e nella sanità, si mettono ancora di più in pericolo le pensioni e si studia il modo di introdurre nuovi ticket e balzelli.

Nessuno parla più dell'eliminazione delle province, del taglio drastico dei privilegi e degli appannaggi della casta (sia essa fatta di politici, di magistrati, di militari, di manager o di burocrati).

Un governo serio per avere un minimo di credibilità, quando parla di sacrifici, deve cominciare prima di tutto da se stesso.


Altrimenti si qualifica soltanto come il solito agente vessatore impegnato ad oltranza nella difesa delle proprie posizioni, anche a rischio di mettere in ginocchio il proprio Paese.

Si possono chiedere duri sacrifici al popolo mentre si pagano 12.000 euro netti al mese al Trota e alla Minetti?

Mentre si concedono ad ex assessori o impiegati pubblici laute liquidazioni e dorate baby pensioni?


Ecco,
il problema italiano è in gran parte condensato in queste poche note: da una parte c'è un mondo ristretto del privilegio (che riguarda anche la Rai e tanti altri settori) che non intende rinunciare ad alcunché, nonostante la crisi; dall'altra c'è un popolo che stenta sempre più a mantenere uno standard di vita non dico dignitoso ma almeno accettabile.

L'immagine del primo mondo può essere il leghista Speroni che sfreccia sulle autostrade tedesche ai 316 km all'ora in barba a qualsiasi considerazione sulla personale e altrui sicurezza.

L'altro mondo è rappresentato dalla miriade di giovani che si trovano esclusi dal mondo del lavoro e nell'impossibilità di mettere in piedi un qualsiasi progetto per il proprio futuro.



Si dice spesso che la visione sopra delineata è esagerata e pessimistica e che, in realtà, le cose sono più rosee di quando sembra.



Vorrei averli anch'io gli occhiali fatati per vedere ciò che non c'è, per edulcorare ciò che sembra amarissimo, per prospettare una realtà diversa da quella illustrata dai fatti.

E' vero, nel mondo esistono cose meravigliose, città splendide, paesaggi incantevoli.

E' innegabile che il sole, l'acqua e il vento sono realtà ineffabili di cui tutti, in un certo senso, possono godere.

Così come
è indiscutibile che la nostra penisola racchiude talmente tanti tesori d'arte e naturali da impedire a chiunque di farne un elenco completo.

Il problema è che
non riusciamo ad utilizzare al meglio ciò che abbiamo, che molti popoli non possono disporre liberamente di ciò che posseggono.

La solidarietà non sembra essere una caratteristica forte della nostra specie, né a livello planetario né sul piano nazionale o locale.


E mentre le mandrie di gnu o di elefanti fanno della coesione e dell'affiatamento di gruppo la loro forza, l'umanità procede in ordine sparso.

I più forti, i più potenti, i più capaci, i più scaltri anziché impegnare le loro qualità nel servizio della collettività, le sfruttano a proprio esclusivo vantaggio, abbandonando la massa a se stessa o, peggio, sfruttandola e deprivandola.

Il benessere, come la luce, l'aria e l'acqua, è un bene prezioso che non può appartenere ad una ristretta cerchia di persone: per essere pieno deve coinvolgere tutta l'umanità.


Per tappe e gradi ma senza egoismi e imbrogli.

La stragrande maggioranza dell'umanità, che sente il valore della solidarietà, dovrebbe spingere la minoranza assetata di potere ad una nuova consapevolezza.

E se non fosse ascoltata dovrebbe imporlo, l'obbligo alla solidarietà.

Dico dovrebbe ma sono sicuro che la maggioranza lo potrebbe fare.

Solo che lo volesse.





















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