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sogni ... ragione ... realtà

2011 > umanità


5 aprile 2011


sogni ... ragione ... realtà




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Per
realtà intendo i fatti, gli eventi, tutto ciò che accade.


Che cosa racconta la realtà contemporanea?



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Che l'
Italia è allo sbando.

Ci sono, è vero e fortunatamente, degli ambiti economici che funzionano: il turismo, per esempio, i cibi e i vini, la moda, un certo artigianato di alto livello, qualche fabbrica e alcune multinazionali che si sono salvate dallo sfascio dell'IRI.

Non è questo che è in discussione: parlo dei
valori, della percezione del proprio destino, della fiducia e della speranza dei giovani, del senso di appartenenza …

Rispetto a tutto questo stiamo letteralmente naufragando e nessuno vede l'approdo.


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Discorso analogo lo si può fare dell'
Europa.

Che è
vitale e dinamica in molti suoi settori, con nazioni che sono ai vertici dell'economia e del benessere mondiali.

E tuttavia, a parte ciò, non si può negare che l'Europa, come Unione o come Comunità che dir si voglia, sta attraversando un periodo piuttosto buio.

Non c'è un progetto vero che dia sostanza culturale all'insieme dei numeri, non c'è all'orizzonte una comunità politica integrata, non c'è nei diversi popoli la percezione di un comune sentire.


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La direzione delle sorti dell'umanità è stata presa dalla grande finanza e dai potentati economici in genere.

Che hanno piegato la scienza ai loro interessi e stanno mettendo in pericolo l'equilibrio del pianeta.

Per camuffare la propria brama di possesso e rendere accettabile il loro dominio, hanno inventato la parola e la prassi della
globalizzazione.

Che ha portato: alla trasformazione di alcune aree del pianeta (Cina e India soprattutto) in enormi fabbriche-caserme dove si produce tutto ciò che serve all'umanità; alla totale sottomissione della scienza al profitto, con le conseguenze che tutti oggi possiamo constatare in Giappone; all'impoverimento assoluto di interi continenti e all'impoverimento relativo di aree un tempo benestanti con il risultato di provocare spostamenti di ingenti masse di persone da una parte all'altra del pianeta.



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Quando parlo di
ragione non mi riferisco ad un esercizio astratto delle nostre facoltà mentali, ma ad una considerazione pacata e sensata degli eventi.


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L'Italia avrebbe bisogno dell'azzeramento dell'attuale rissosa, costosissima e inconcludente classe politica: con la preventiva rimozione di quell'autentico mostruoso bubbone che è costituito da Berlusconi e da tutto il suo entourage.

Fatto questo si potrebbero individuare
alcuni interessi comuni a tutta la nazione che dovrebbero essere fatti propri da tutta la classe dirigente, indipendentemente dalla casacca indossata.

Quali, per esempio?


La gestione del ciclo dei rifiuti; il reperimento dell'energia necessaria a far camminare la nazione; la salvaguardia e la messa in sicurezza del territorio; la gestione dei beni comuni come l'acqua; il rilancio del turismo e del sistema produttivo; la tutela del patrimonio artistico e culturale …

Ragionando insieme su queste questioni non dovrebbe essere difficile confluire su una realistica soluzione condivisa e condivisibile: senza risse né preconcette contrapposizioni.


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E' chiaro che in
Europa ognuno deve fare la sua parte, anche sul piano economico: è evidente che non ci possono essere nazioni che tutto fanno (Germania, per esempio) ed altre che vivono al traino, al di sopra delle loro possibilità.

Ma è anche chiaro che
se l'Europa fallisce, le conseguenze negative si ripercuoteranno su tutti: su Portogallo, Irlanda, Grecia (anche Italia) innanzi tutto, ma certamente anche sulla Germania e sulle altre nazioni locomotiva.

Se le cose resteranno come sono è evidente che
prima o poi l'Europa fallirà, non ci sono dubbi; o perché qualcuno si incaricherà di decretarne la fine o per lenta, naturale consunzione interna.

C'è bisogno di uno scatto dei popoli che inducano i loro rappresentanti a recuperare quella storia comune che è fatta sì di guerre ma che ha anche prodotto una cultura unitaria in grado di costituire una forte identità.

Solo un'Europa radicalmente diversa potrà risolvere i suoi mille problemi: in primis quello dell'immigrazione.


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I popoli, attraverso i loro rappresentanti politici, devono riprendere in mano le sorti dell'umanità.

Il profitto, in questo senso, non è un buon consigliere e rischia di portare tutti alla rovina.

La globalizzazione dell'arte, della scienza e della cultura sono eventi positivi che avvicinano i popoli e consolidano la pace.

La globalizzazione economica in atto è un'autentica tragedia e per molti popoli una vera e propria maledizione.

Bisogna
invertire la tendenza riducendo drasticamente l'accumulo privato del profitto mondiale a favore di una redistribuzione che coinvolga tutti i popoli della Terra.

Il progressivo miglioramento delle condizioni di base e la certezza della sopravvivenza porterebbero ad un arresto dell'incremento demografico e a una sensibile riduzione dei flussi migratori.



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Con la parola
sogni mi riferisco a tutti quegli aspetti della psiche umana, individuale e di massa, che fanno riferimento agli istinti, alle passioni, alle emozioni e ai sentimenti.

E' chiaro che non esiste una umanità ideale: non è mai esistita e mai esisterà.


Tutti sappiamo come è finito il tentativo di
Robespierre di far camminare il suo popolo sotto i dettami della ragione.

Voler fare di quella umana, una specie capace di regolarsi in base alle evidenze che vengono mostrate dalla ragione è, davvero, pretendere di raddrizzare le gambe ai cani.

Mi dispiace per la grande filosofia classica (
Socrate, Platone, Aristotele) ma la nostra non è una specie razionale: lo è nei voti, nelle astrazioni, nel desiderio, non nella realtà.

La nostra è una specie molto sensibile al richiamo e alle richieste degli istinti, incline a farsi trasportare dalle passioni, ad abbandonarsi alla malia dei sentimenti, incapace di resistere all'irrompere delle emozioni.

La razionalità, in genere, fa la sua comparsa dopo le tragedie, nel fondo degli abissi, nel bel mezzo dei più immani disastri: allora, per qualche tempo, anche i tenui bagliori della ragione trovano la via per estrinsecarsi.

Guardiamo indietro alla storia dell'umanità e vediamo se e in che misura queste osservazioni sono pertinenti.



Tutto questo per dire che in Italia, in Europa e nel Mondo serve qualcuno che, improntando il proprio agire alla ragionevolezza, sia poi in grado di fare appello agli istinti, sappia scatenare passioni positive, sia capace di risvegliare sentimenti caldi e coinvolgenti, sia abile nell'utilizzare e nel suscitare le emozioni giuste, quelle che costruiscono il bene comune e che sostanziano i sogni con felici indicazioni.

Perché un Berlusconi è stato capace di soggiogare la maggioranza degli italiani per quasi un ventennio, pur avendone fatte di cotte e di crude?

Perché, comunque la si voglia mettere, è stato abile nel creare illusioni, nell'alimentare attese e nel far balenare bengodi.

In conclusione non ha prodotto che disastri, si dirà.

Ma gli altri, che cosa gli hanno contrapposto?

Chiacchiere, numeri, ragionamenti e dissertazioni.

E liti, sterili contrapposizioni, divisioni e retorica.



Non abbiamo avuto (purtroppo non lo si vede ancora) alcun leader capace di trascinare il popolo, di smascherare l'inganno non invocando conti e cifre ma dando corpo a nuove e più autentiche speranze, creando attese diverse e positive, stimolando passioni genuine e anche, perché no?, accendendo sogni in cima a una collina.

'I have a dream': con queste semplici parole Martin Luther King ha lasciato un segno indelebile nella storia contemporanea.

Un sogno: a volte un sogno è più potente di mille considerazioni.






















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