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solo parole

2007-2010 > 2007 > presentazione

(04/11/2007)

Solo parole.

No blog.

E’ il nome del sito.

E’ quasi un programma.

Siamo investiti da un’orgia di immagini e di suoni.

Che hanno cambiato la nostra vita.

Che hanno provocato una sorta di mutazione genetica.

Che hanno modificato in profondità anche il linguaggio.

L’hanno inflazionato.

Alleggerito e depotenziato.

Quasi svuotato.

Per parte mia vorrei tentare un recupero.

Ridare senso e valore alle parole.

Non perché le immagini e i suoni non siano importanti.

Sono eccitanti.

Semplicemente si tratta di restituire al linguaggio l’importanza che merita.

Il suo ‘posto storico’.

Mettendo d’accordo il Faraone e il dio Theuth
posso dire che

QUESTO SITO SARA’ UN LUOGO DI SOLE PAROLE.

CHE DOVRANNO ESPRIMERE PENSIERI.

SENTIMENTI.

EMOZIONI.

RAGIONAMENTI.

LA VITA.

Non il nulla.

Come accade sempre più spesso.

Il Medio Evo ha conosciuto il trionfo dell’immagine.

Ha riservato le parole ai soli dotti.

Ignorava la musica.

Dopo è ricomparsa la parola.

L’immagine si è trasformata.

Sono nati la musica e il canto.

E’ stato tutto un rincorrersi, un alternarsi e un combattersi.

Un allearsi, anche, in complicità inestricabili.

Fino ai nostri giorni, al nostro tempo.

Un tempo mai visto.

Che coltiva l’eccesso di immagini, di musica e di parole.

Contemporaneamente.

Così l’immagine è diventata volgare.

La musica assordante.

La parola ininfluente.

Io sono nato in un mondo di parole.

Apprezzo le immagini, un certo tipo di immagini,

ma non ne possiedo la chiave.

Mi lascio trasportare dalla musica, una certa musica,
ma non sono un esperto.

Sono cresciuto a parole,
amo la parola,
conosco le parole.

Qualcuno ha detto che la parola disvela l’Essere.

E’ troppo impegnativo.

Non voglio scomodare l’Essere,
non ora, almeno.

Concordo maggiormente con chi ha affermato:

‘il pensiero è la proposizione munita di senso’;

‘la proposizione è un’immagine della realtà’;

‘quanto può dirsi si può dire chiaramente’.


Le parole devono tornare ad esprimere i fatti:

che sono eventi,

situazioni,

esperienze,

percorsi.

Che toccano le persone e fanno sì che degli animali
siano degli esseri umani.

Per questo le parole devono toccare le menti
e andare a seppellirsi nei cuori.

Per questo ci vogliono parole,
non paroloni.

Ci vuole un tono di voce piano, non urlato.

Ci vogliono suoni e significati, non solo moti fisiologici.

Bisogna cominciare a dire poche parole, a sceglierle con cura.

Bisogna pronunciare solo parole spesse e dense,
parole pesanti.

Oggi la parola è diventata una questione di bocca, gola e polmoni:
qualcosa che va a perdersi nell’imbuto dell’orecchio.

Uno strumento che serve per nascondere e imbrogliare,
camuffare e imbonire, tacitare o edulcorare.

Qualcosa che serve per confondere realtà e immaginazione,
esperienza e desiderio,
dato di fatto e sogno.

Tante persone non sanno più parlare,
anche se emettono suoni.

Non sanno più leggere,
anche se sfogliano delle pagine.

L’umanità per salvarsi ha bisogno di tante cose.

Anche di riscoprire il linguaggio.

La mia iniziativa vuole andare in questa direzione.


NOTE

1) Perché NO BLOG?
I blog sono luoghi di scambio, di discussione e di auto promozione.

I blog, spesso, contengono dei forum.

Nel blog l’autore rivela se stesso, a volte presenta una vera e propria galleria fotografica, porta a conoscenza dei lettori le sue iniziative, i gusti e le idiosincrasie, le sue prese di posizione circa gli eventi che si danno giorno per giorno.

Un blog, in genere, offre molte altre interessanti informazioni di carattere pratico, suggerisce link utili, rinvia ad altri blog ...

E’ spesso un prodotto complesso e molto impegnativo.

Incentrato, per lo più, sull'attualità.

Per tanti motivi, alcuni di forza maggiore, non posso fare quasi nulla di tutto questo.

Senza tacere il fatto che tutto posso fare fuorché parlare di me, presentare me stesso o, peggio, sviscerare la mia esistenza, presente o passata.

Ho semplicemente preso atto del fatto di avere una testa sulle spalle, di essere in grado di pensare e di ‘sentire’ e di essere capace, anche, di esprimere qualcosa in modo comprensibile (almeno spero).

Di qui la decisione di rendere pubbliche delle riflessioni: senza clangori né rulli di tamburi, senza proclami né squilli di tromba.

Ritengo di poter dare un contributo di riflessione su tante questioni che strapazzano i nervi della nostra esistenza.

Visto che lo fanno tante persone che, a detta di molti, farebbero meglio a starsene in silenzio, ho deciso di proporre a mia volta qualche contenuto, possibilmente non banale.

Tutto ciò che pubblico in questo sito può diventare materia di ulteriori riflessioni e discussioni: non può in nessun modo essere riprodotto e distribuito senza il mio assenso.

Non perché si tratti di qualcosa di valore: soltanto per una esigenza minima di chiarezza e di onestà.

Chi scrive, qualunque cosa scriva, ha diritto ad avere e a conservare la paternità del suo prodotto.

Così stabilisce anche la legge.

2) Questo sito è sviluppato da una unica persona.

Che ha, oltre alla famiglia, qualche altro impegno.

[Per non parlare della salute].

Ciò posto:
+ gli aggiornamenti non possono essere frequentissimi né del tutto regolari; + è probabile che qua e là faccia bella mostra di sè qualche errore (di sintassi e / o di grammatica, per tacere dello stile).

Di tutto chiedo preventivamente scusa e venia ai pazienti visitatori.


(vedi su me stesso)




























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