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Spanish spring

2011 > licenza


9 giugno 2011

Spanish spring



La rivista TIME riassume nei seguenti punti le ragioni della protesta dei giovani 'indignados' che hanno acceso la primavera spagnola:

*. urgenti riforme sociali e politiche;

*. riduzione della disoccupazione (che in Spagna è al 21,3% tra la popolazione generale e al 43,5 % tra i giovani);

*. lotta alla corruzione politica (numerosi candidati alle elezioni sono accusati di vari reati - tutto il mondo è paese -);

*. stop ai tagli del welfare;

*. obbligo per gli eletti di ascoltare gli elettori.


TIME vede molte analogie tra il risveglio spagnolo e quello dei Paesi del Nord Africa: non sa, tuttavia, se il primo riuscirà a conseguire gli stessi risultati che sono stati raggiunti più a Sud.

Riporta, anzi,
il commento di un professore dell'università di Valencia che rileva: 'l'impatto delle proteste è stato debole'.


I giovani si sono mossi nel
Nord Africa e in Medio Oriente: gli unici successi, a oggi, si registrano nel Maghreb, mentre in Medio Oriente i giochi sono ancora aperti.

Naturalmente
è tutta da verificare la svolta avvenuta in Tunisia e in Egitto (la Libia è un caso ancora diverso): come spesso è accaduto, il tutto potrebbe finire in un nulla di fatto se non addirittura in un peggioramento della situazione.

In Europa, invece, non solo non si sono mosse le popolazioni, ma nemmeno i giovani hanno fatto sentire la loro voce: eccetto gli indignados spagnoli.

E questa è la grande differenza che corre tra i nostri giorni e gli anni a cavallo tra i '60 e i '70 del '900.


Nel '68 e dintorni ci fu un movimento mondiale che investì tutto l'Occidente, dall'America all'Australia, dalla Nuova Zelanda all'Europa.

Furono soprattutto
i giovani, gli artefici di quei rivolgimenti che cambiarono per sempre il costume e la società del tempo: ma vi parteciparono anche consistenti settori della società civile, senza distinzione di sesso o di età.

In Italia, com'è noto, il movimento non fu solo studentesco, ma anche operaio.


Qualcuno dice che
le motivazioni erano diverse e che la spinta al cambiamento era allora più forte e sentita.

Che le motivazioni fossero differenti, non c'è dubbio: che quelle odierne siano, oggettivamente, meno forti e cogenti di quelle di un tempo è quanto meno discutibile.


Allora le questioni erano più di natura politica, riguardavano il costume e la cultura in senso lato: in Italia ci sono state anche problematiche 'economiche', più legate alle condizioni di lavoro che alla disoccupazione vera e propria.

Si manifestava
contro la guerra in Vietnam, a sostegno del governo Allende, per i diritti delle donne e per la fine dell'oscurantismo che condizionava i costumi.


Oggi le richieste riguardano in modo più stringente l'ambito economico, con particolare riguardo al problema dell'occupazione: si riferiscono al mondo della politica, in quanto esigono una maggiore democratizzazione della vita pubblica e la fine della corruzione.

Si tratta di questioni gravi e impellenti che dovrebbero smuovere le montagne e invece non riescono a dar vita che a pochi, deboli movimenti che, lasciati a se stessi, rischiano di finire nel nulla.

Oppure suscitano manifestazioni di piazza anche violente, ma isolate e circoscritte che la stampa di tutto il mondo cerca di ignorare o di far passare come 'mattane' di un popolo che non vuole fare i conti con i pochi spiccioli che ha in cassa: come succede in
Grecia.

Di fatto siamo di fronte a fenomeni imponenti che coinvolgono l'intera popolazione mondiale: da una parte assistiamo alla convulsa esplosione capitalistica della Cina che con la sua sete di materie prime e il sistema di fabbriche-prigione tende a schiavizzare ancor di più le popolazioni 'arretrate' e a impoverire quei Paesi che già avevano raggiunto un certo grado di benessere; dall'altra un numero ristretto di individui tirano le fila della finanza mondiale alla ricerca di sempre maggiori profitti, senza badare alle conseguenze delle loro azioni, spesso drammatiche e disastrose per intere popolazioni.

Scrivono i giovani spagnoli in uno dei loro blog.


Hay razones sobradas para la indignación, no importa la edad que tengas. Que una élite mundial de tan solo 2 millones de individuos (el 0,03%) gobiernen las finanzas y la economía mundial para mantener su status hegemónico condenando al resto de la humanidad a la pobreza y la precariedad mas o menos extrema, es suficiente motivo para levantar la voz.


Allora: i giovani contemporanei hanno mille e un motivo per protestare, per rifiutare l'attuale stato delle cose o, almeno, per chiederne un cambiamento radicale.

Eppure non si muovono.

Perché?


Io mi sono dato due risposte:

*. I fenomeni che devono fronteggiare sono talmente smisurati (il dinamismo della Cina e dell'India, le migrazioni bibliche, la finanza mondiale …) da fiaccare sul nascere ogni tentativo di contrasto.

*. Tutto sommato i ragazzi godono oggi di alcune garanzie che rendono meno drammatica la loro condizione, che limano gli aspetti più spigolosi e crudeli della loro esistenza.

La gran parte dei giovani del '68 non avevano alle spalle famiglie facoltose né benestanti; non avevano genitori impiegati in occupazioni ben retribuite né nonni con pensioni importanti.

Avevano per le mani il loro destino e dovevano giocarselo in prima persona, fino in fondo.

Ora è diverso: molti dei ragazzi che io conosco vivono in famiglie che, se non possono definirsi agiate, godono sicuramente di una serena tranquillità sotto il profilo economico.

Genitori e nonni, proprietari delle case che abitano, sono in grado di sopperire con i loro redditi alla scarsità o alla mancanza di retribuzioni di figli e nipoti.


Il problema vero, se mai, si porrà per i figli degli attuali giovani che, sicuramente, non avranno le spalle coperte allo stesso modo e che, quindi, dovranno provvedere in proprio a soddisfare esigenze e necessità.

La primavera africana qualcosa ha prodotto: che cosa, esattamente?
È tutto da vedere.

La primavera europea non è mai sbocciata.

La primavera spagnola è stata un fuoco fatuo?
Anche qui bisogna aspettare.

Bisognerà vedere per quanto tempo i giovani *) tollereranno di essere 'mantenuti' dai loro cari, *) accetteranno che il mondo sia governato da pochi gnomi assetati di potere e di danaro, *) sopporteranno i privilegi dei politici, la mancanza di democrazia reale e la corruzione dilagante, *) patiranno di essere emarginati dal sistema delle clientele e dei baronaggi, *) si rassegneranno a veder vanificate le loro aspirazioni e annullato il loro futuro.

In fondo di assoluto c'è solo la morte.

Tutto il resto è relativo.



















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