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spigolature

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08/11/2009



spigolature



Tra politica e costume, gli eventi su cui soffermarsi sarebbero tanti: per non parlare dell'ambiente e dei fatti internazionali.

Anche senza prendere in considerazione il solito noto, con tutte le sue ossessioni, con tutta la sua numerosa tribù di leccapiedi.

E la Natura?

Che chiude in modo silenzioso ma sgargiante la stagione estiva e apre a non si sa più che cosa?

Una volta si sarebbe detto all'inverno, ma adesso potrebbe anche trattarsi di una primavera anticipata.


Da tutto questo ho scelto
qualche spunto, per delle brevi riflessioni.


#.

L'autunno.

Adesso possiamo dire che l'estate è veramente finita.

Almeno per il momento.

Pioggia e umidità risvegliano le ossa e minano dall'interno i nostri muscoli.

Mettono anche a dura prova l'umore e il sistema nervoso.

Ci sono persone meteo dipendenti che in questo periodo non riescono a nascondere la loro fragilità, non ce la fanno proprio a controllare le loro reazioni.

E intanto tutt'intorno è un'esplosione di colori, di umori e di sentori che forse sfuggono a chi vive in città, che eccitano e galvanizzano paesi e campagne.

Lascio da parte l'odore forte e pungente dei frantoi; tralascio anche il profumo del mosto e il ribollire dei tini; ma i colori, quelli no, non si possono non vedere.

E' un'esplosione, quasi una deflagrazione, una irradiazione costante che declina tutta la gamma dei verdi prima, quindi dei gialli, degli arancioni, dei rossi per digradare nei marroni-ruggine e disperdersi alla fine nel vento.

L'autunno conclude una fase dell'anno che noi apprezziamo in modo particolare, ma la chiude in bellezza, regalandoci sensazioni ed emozioni durevoli.

Con gli occhi e la mente storditi da questa festa di colori riusciremo ad apprezzare le bellezze, più tenui e sfumate, che anche l'inverno è solito portare con sé.


#.

Feltri.

Il direttore di quel foglio privato che si chiama 'Il Giornale', ha recentemente dichiarato che tutte le sue energie sono impiegate nel captare l'umore dei lettori e nel soddisfarlo.

Suo compito precipuo, infatti, è quello di incrementare sempre più il numero di copie del suo quotidiano.

Ho sempre pensato che un giornale fosse un prodotto diverso dalle patate o dalle automobili: che il suo obiettivo fosse quello di cercare le notizie, di pubblicarle e di offrirne un ventaglio di valutazioni e interpretazioni sufficientemente ampio.

Quante più notizie un quotidiano riesce a pubblicare, quanti più commenti interessanti riesce ad offrire, tanto più vende.

Con Feltri siamo esattamente all'opposto: siamo al
panem et circenses.


Si sfrugugliano gli umori del pubblico, possibilmente i più bassi, e si cerca di stimolarli, di enfatizzarli, di coltivarli e per quanto possibile di soddisfarli.

Così facendo sicuramente si riesce a vendere qualche copia in più degli altri.

Non si capisce però perché un simile 'organo' venga tenuto in considerazione nella rassegna stampa dei principali telegiornali.

Quando dovrebbe semplicemente essere inserito nelle mazzette-stampa di chi lo commissiona.

Né si capisce perché, a quelle pagine, venga attribuita tutta l'importanza che sperimentiamo ogni giorno.

Per il solito motivo?



#.

La nuova influenza.


Il virus H1N1 sta seminando inquietudine e paura, oltre che morti.

Ancora non si è capito se è portatore di una banale influenza o di una specie di pestilenza.

Né si è capito che cosa si deve fare, precisamente.

Nell'era dell'informazione assistiamo al trionfo della confusione.


Da una parte si dice che il vaccino non è necessario, dall'altra si invitano bambini, anziani e persone debilitate a vaccinarsi.

Oltre tutto non si sa bene se ci sia questo vaccino e chi ce l'abbia.

I medici, che dovrebbero essere in prima linea per vaccinarsi, non sembrano molto disposti a farlo.

Non solo: pare ci siano anche medici obiettori.

Ci sono cioè molti medici che non solo non intendono vaccinarsi ma non vogliono nemmeno somministrare ad altri il vaccino.

Che sembra più pericoloso dei soliti in circolazione (che già si portano dentro numerose contro indicazioni): per via dello
squalene, dicono, una sostanza che si ricava dall'olio del fegato degli squali e che potrebbe indurre negli organismi la perniciosa 'sindrome del Golfo'.

Il vice ministro Fazio, mentre sparge a piene mani ottimismo e serenità, contemporaneamente afferma che, non appena sarà disponibile il vaccino in maniera massiccia, sarà bene che tutti vi si sottopongano onde sradicare la minaccia dalle nostre contrade.

Allora: è pericoloso o no questo virus?

E' bene o no vaccinarsi?


Nonostante le precipitose fughe in avanti della nostra civiltà, siamo ancora al
'a chi la tocca la tocca' del Tonio manzoniano.

Se potessimo, dovremmo fare come i giovani descritti dal
Boccaccio che per sfuggire alla peste si isolarono in una villa lontano dalla città: potremmo anche noi raccontarci delle belle storielline e, chissà, potrebbe anche uscirne un altro Decameron.


#.

Il lieto evento.


Sono tornato, dopo quasi un mese di assenza, all'appartamentino fuori città, tra boschi e prati.

Non c'era anima viva tutt'intorno: d'inverno il posto è poco frequentato.

Nel giardinetto del vicino ho visto un movimento insolito, qualcosa che saltellava, che andava e veniva, che faceva le capriole e mugolava.

Mi sono avvicinato e ho visto dei cuccioli di cane.


Uno, due, tre … alla fine ne ho contati cinque: quattro completamente bianchi e uno bianco e nero.

Avranno avuto un mese e mezzo ed erano vispi, ben pasciuti e pieni di pelo.

Mi sono avvicinato un po' di più per accarezzarli ed è saltata fuori la madre.

E' una cagnetta bastarda, quasi tutta nera, con il pelo raso e la coda mozza.

L'ho vista vagare randagia per il paese per tutta l'estate, in compagnia di certi cagnoni bianchi, dei pastori abruzzesi mezzi inselvatichiti e in rotta totale con la società degli umani.

La cagnetta, che subito ha ringhiato e mi ha mostrato i denti, ha messo al mondo cinque orsacchiotti che, se riusciranno a sopravvivere all'inverno, diventeranno molto più grandi di lei e non le somiglieranno per niente.

Adesso sono cinque bellissime palle di pelo che spremono tenerezza e inducono a coccole ed effusioni.


Sono destinati a diventare dei pericolosi randagi che qualcuno si incaricherà di eliminare 'per il bene di tutti'.


#.

Morire per il Pesc.


Pesc è un acronimo che sta per: politica estera e di sicurezza comune.

Con il trattato di
Maastricht l'UE ha pensato di arrivare ad elaborare e a portare avanti una politica estera comune di tutti gli Stati facenti parte dell'Unione.

Per dare all'Europa maggior forza e credibilità anche sul piano internazionale.

Con l'approvazione delle linee guida costituzionali previste dal trattato di
Lisbona, il discorso della politica estera comune previsto a Maastricht diventa finalmente operativo.

Si tratta adesso di nominare un rappresentante europeo che si faccia interprete, all'interno dell'UE, della politica estera da perseguire e che poi la faccia valere nelle opportune sedi internazionali.

Ci vuole cioè un
Mister Pesc, come viene chiamato.

Come si sa, è stato fatto il nome di
D'Alema.

Non so se ad indicarlo sono state prima delle forze politiche italiane o il Partito Socialista Europeo.

So solo che anche il nostro governo di centro destra si è affrettato ad appoggiarne la candidatura.

Della quale qual cosa il signor D'Alema ha ringraziato dicendosi anche molto onorato.

Nessuno può dire come evolverà la situazione, se D'Alema sarà nominato a quell'alto incarico oppure no.

Credo di sapere due cose, però:
*) che Massimo D'Alema è molto ambizioso e che se non è disposto a tutto pur di … è senz'altro pronto a molto.
Tutta la sua biografia, soprattutto quella dei due ultimi decenni, è lì a dimostrarlo.

*) Che Silvio Berlusconi, nonostante gli smarcamenti di D'Alema, non sostiene la sua candidatura per niente.

Come imprenditore e come politico non è certo abituato a far le cose in cambio di niente.

Sicuramente il suo appoggio è dato per qualcosa, qualcosa di molto concreto.
Potrebbe, ad esempio, aver scelto questa operazione come strumento per risolvere i suoi guai giudiziari.

Bertinotti ha sfasciato la sinistra per conquistare la poltrona di presidente della Camera dei deputati.

D'Alema si appresta, forse, a dare un colpo mortale alla sinistra democratica pur di conquistare la sua poltrona?

Io non lo escludo.


Mi chiedo solo se questa sinistra democratica è pronta a fare hara kiri per il Pesc di D'Alema.



#.

Normalità.


Neanche normalità, contrariamente a tutte le apparenze, è un termine tanto 'normale'.

Il suo significato cambia da epoca a epoca, da momento a momento, quasi di anno in anno vorrei dire.

Non c'è una normalità buona per tutte le stagioni, come non ce n'è una che vada bene per tutte le culture.

Ciò che un tempo era anormale adesso è normale e viceversa così come ciò che è normale per noi, non lo è in tante altre parti del mondo.

Ma di che cos'è fatta la nostra 'normalità'?


E' fatta di una sequenza infinita di guerre che, come l'araba fenice, anziché estinguersi rinascono continuamente a nuova vita, anzi, si rafforzano e ramificano falciando sempre più esistenze, inghiottendo sempre maggiori risorse.

E' fatta di terrorismo e di stragi che insanguinano non solo i teatri di guerra ma anche tranquille città, sconosciuti ed isolati paesi, situazioni e località ritenute da tutti, fino al giorno prima, al riparo da qualsiasi bruttura.

E' fatta di emergenze ambientali che si fanno sempre più minacciose e ingovernabili, di eventi che modificano, giorno dopo giorno, il nostro habitat e 'costruiscono' silenziosamente un futuro che non sappiamo più immaginare.
Cui, spesso, non vogliamo nemmeno pensare, tanto ci spaventa.

E' fatta di comportamenti umani imprevedibili e per molti aspetti inspiegabili, non solo della cosiddetta gente comune ma anche di persone che per il ruolo e la funzione erano ritenute al di sopra di ogni sospetto.

E' fatta di una sessualità che si credeva controllata e, in un modo o nell'altro, incanalata e che invece, come una fabbrica abusiva di petardi, esplode in tutte le direzioni, si sbizzarrisce in tutte le possibili manifestazioni, privilegiando le più inconsuete fino al limite della patologia.

Che cos'è, allora, questa nostra normalità?

Un concentrato di anomalie?

Un insieme di eccezioni?


Una volta si diceva che l'eccezione conferma la regola.

Ma se lo standard diventano le eccezioni è chiaro che la regola svanisce.

E che la parola 'normalità' non ha più molto senso.



















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