ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


terremoto

2007-2010 > 2009 > STILLE


(07/04/2009)


TERREMOTO


Non voglio dire le solite cose.

Si può?

Come si fa a dire qualcosa di non banale dopo un terremoto?

Come si fa a non esprimere il rammarico e l'orrore per i morti e i feriti?

Come si può non sentirsi mortalmente colpiti dalla disperazione di chi è sopravissuto ma ha perso tutto?

Forse non si può, quindi 'Cesare taccio'.

Ma ci voglio provare.



*)

Il terremoto ci atterrisce e ci sconcerta, più di qualsiasi altro evento.

Molto di più, ad esempio, degli incidenti stradali.

Perché ci colpisce in casa, nel luogo dove ci sentiamo più sicuri e protetti.

Ci sorprende nel posto dove ci crediamo al riparo da qualsiasi interferenza, nella nostra stanza isolata e magari chiusa a chiave, riparata, rispetto agli altri componenti della famiglia, da un'altra porta di comunicazione, protetta contro l'esterno da un robusto portale blindato.

E' l'evento che ci colpisce più in profondità di qualsiasi altro: rispetto al quale non sembra esserci riparo di sorta.

E' come se un bambino spaventato si rifugiasse tra le braccia della madre e venisse poi, proprio da quelle mani, soffocato e strozzato.

Mina, quindi, anche le certezze più salde, non tanto quelle 'razionali, ma le più profonde, quelle dei sentimenti e dei moti dell'animo.


*)

In occasione del terremoto ci sono sempre morti e feriti.

Muore il bambino dentro la culla e l'anziano dentro il suo letto.

Muore il malato cronico sulla sua poltrona e muore lo studente fresco di diploma.

E' una falcidie indiscriminata e radicale.

Che non ha alcuna motivazione né un minimo di plausibilità.

Chi muore in un incidente stradale, volente o no, si è messo fin da principio in una situazione di rischio.

Lo sappiamo tutti.

Non dovrebbe succedere ma è così.

Per strada si può morire, anche nei modi più assurdi e inspiegabili.

E quando da qualche parte scoppia una guerra non riusciamo a non pensare che in quel Paese ci deve essere qualcuno, almeno una persona più o meno importante, che in quell'evento bellico è in qualche modo coinvolto.

Ma chi se ne sta dentro casa, magari nel cuor della notte, magari perché costretto dall'età o dalla malattia, non si è minimamente esposto ad alcun pericolo.

Nemmeno ipotetico.

Non ha messo in alcun modo a repentaglio la propria vita né quella degli altri.

Eppure viene cercato e scovato proditoriamente da una 'mano invisibile' che senza alcun preavviso lo strappa per sempre al mondo dei vivi.

Per quanto ci si alambicchi non si riuscirà mai a dare un senso ad un simile evento, né a trovare una qualche spiegazione.

Che non sia quella fredda e dura della scienza.

(Visto che Dio non c'entra, come hanno già spiegato sia Voltaire che Kant)



*)

A noi pare che chi, in simili circostanze, salva la vita sia in qualche modo un fortunato.

Perdere la casa, le automobili e tutte le altre cose non ci sembra poi così drammatico: avendo avuto la fortuna di scampare all'evento fatale.

Eppure chi resta con la sua sola, nuda esistenza rimane segnato per il resto della vita in modo irreparabile.

Per la paura indicibile legata a quelle drammatiche circostanze ma anche per la perdita radicale di tutto quello che costituiva la sua esistenza precedente.

Quanto siamo nervosi quando non riusciamo a ritrovare in fretta qualcosa che ci è caro e che sembra sfuggire alle nostre esplorazioni!

Diventiamo addirittura intrattabili se riteniamo che qualcuno ci abbia perso una foto che ci era cara.

Da un momento all'altro il terremoto ti strappa e distrugge tutto, ma proprio tutto: la casa, i mobili, le foto, i vestiti, i documenti e tutti gli oggetti cui ti eri affezionato.

Ti porta via per sempre il tuo passato, la storia della tua famiglia, i colori, i rumori, gli odori del tuo nido.

E' come se ti costringesse a ripartire da neonato.

Tu che hai una storia, più lunga o più corta non importa, comunque una storia importante.


*)

Il terremoto è uno di quegli eventi che ti spoglia nudo, che ti fa toccare con mano tutta la tua fragilità, l'impotenza, la vanità, l'inessenzialità.

Fa scoprire la pochezza non solo del singolo ma dell'intera umanità.

E, naturalmente, fa risaltare a tutto tondo l'odiosità di tanti vizi tipicamente umani: della vanagloria, ad esempio, dell'aggressività, della prepotenza, della sopraffazione, dello sfruttamento …

Di quelle nostre 'caratteristiche', cioè, che spesso rendono gli esseri umani più disastrosi, più micidiali e più catastrofici di un terremoto.

Più odiosi, soprattutto.

Scoprire la labilità della vita è anche, nello stesso tempo, aprire gli occhi sulla sua grandezza, sulla sua incommensurabile bellezza, sulla sua straordinaria unicità.

Forse certe cose si capiscono meglio quando si tocca il fondo.

Allora scatta la consapevolezza.

Che dovrebbe cambiare la vita di tutti.

Che dovrebbe sancire tra tutti gli esseri umani una nuova, meravigliosa alleanza, una sorta di fratellanza di sangue per un impegno radicale: far sì che per tutti l'esistenza sia una esaltante avventura.

(ma forse per questo ci vorrebbe un terremoto di proporzioni mondiali)



*)

Chi ha fatto filosofia sa quante e quali siano state, nel corso della storia del pensiero, le riflessioni sul tempo.

Da Platone in poi.

Passando per Agostino, fino a Bergson e Heidegger.

Il terremoto concilia i contrari, restituisce, delle opposizioni, una unità inscindibile e inesplicabile.

Il tempo della fisica (o dell'orologio), brevissimo, racchiude in sé ed esalta il tempo della coscienza (la durata) interminabile; o, se si preferisce, i momenti tumultuosi e carichi di umanità della coscienza, non misurabili, si concentrano e fluiscono dentro i pochissimi istanti in cui, effettivamente, il terremoto si esplica.

Per gli strumenti il terremoto è un flash, per chi lo vive è un'esperienza che mille anni non bastano a descrivere.


['Cesare taccio', inutile dirlo, è la solidarietà e l'empatia profonda che tutti proviamo nei confronti di chi è rimasto vittima della catastrofe.

Che invitano anche a darsi da fare operativamente, in ogni modo.

Che ci spingono ad adoperarci, non tanto per annullare i terremoti (!), quanto per far sì che le loro conseguenze non siano più così disastrose.

Questo sì è in nostro potere.
]


















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu