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Trichet e Keynes

2007-2010 > 2008 > POLITICA

07-13/07-2008

TRICHET E KEYNES


Siamo in un periodo di stagflazione.

Dal punto di vista economico è uno dei peggiori che si possano verificare.

L'inflazione galoppa ma non è espressione di abbondanza di liquidità, di eccesso di consumi, di produzione rigogliosa e di piena occupazione.

Si accompagna invece a disoccupazione o a sotto occupazione; rallentamento della produzione industriale; carenza di liquidità e calo dei consumi.

In questa pericolosa contingenza, Jean-Claude Trichet capo della BCE, applica le ricette del liberismo classico : alzare i tassi di interesse per rendere più oneroso il costo del danaro.

Una mossa che, nei suoi piani, dovrebbe ridurre l'inflazione.

Che, tuttavia, non è determinata da eccesso di liquidità e da allegria nei consumi.

Ma è causata dall'aumento vertiginoso e 'speculativo' delle materie prime, soprattutto del petrolio.

I produttori di petrolio hanno dichiarato che, stando alle condizioni praticate all'origine, il petrolio dovrebbe costare 70 dollari al barile.

Il che significa che l'attuale prezzo alimenta in modo scandaloso gli introiti degli speculatori.

E' chiaro (è ragionevole, è realistico) che è su questi signori che bisognerebbe intervenire con tutti i poteri a disposizione: allora sì che si ridurrebbe di colpo l'inflazione e si farebbe ripartire la produzione industriale.

Monsieur Trichet, anziché intervenire sulle cause, agisce sulle conseguenze.

(Chissà perché. Però, se ci fate caso, è sempre così.)

Con il rischio, non tanto peregrino, di:
*. strozzare ulteriormente le già asfittiche economie occidentali; *. rendere più difficoltoso il processo di integrazione europea; *. creare da qualche parte tensioni sociali pre rivoluzionarie.

Non sono un economista ma spero che, quanto prima, si faccia vivo un nuovo Keynes.

E mi auguro, naturalmente, che trovi un nuovo Franklin Delano Roosevelt disposto ad ascoltarlo.


















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