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trimurti fascista

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20 dicembre 2010


trimurti fascista


Qualche nota sui deliri verbali di Gasparri, sulle invettive orgiastiche di La Russa, sulle 'ferme' prese di posizione di Alemanno



Maurizio GASPARRI (1956)

Ha fatto tutta la sua carriera all'interno del
MSI fondato da Giorgio Almirante.

Il MSI era il partito che si richiamava apertamente all'avventura autoritaria di Mussolini: dato che la Costituzione proibisce (e proibiva) la formazione di partiti fascisti, Almirante inventò una sigla del tutto nuova per il suo gruppo di nostalgici.

Gasparri, grazie al suo 'cursus honorum' missino, è riuscito, molto giovane, a diventare deputato al Parlamento.

Sciolto il MSI è passato ad Alleanza Nazionale e quindi si è legato a doppio filo con Berlusconi.

Sembra non abbia mai partecipato in prima persona ad azioni violente:
ha sempre avuto il fiuto per la politica e l'attaccamento morboso alla carriera.

Ha sempre preferito
agire 'dietro', mandare gli altri, usare la lingua come una mitragliatrice.

E tuttavia
il primo aprile del 1993, da deputato del MSI, partecipò ad una violenta manifestazione davanti a Montecitorio: per sostenere l'azione della Magistratura contro i politici corrotti, contro quei parlamentari che erano coinvolti in tangentopoli.

I manifestanti missini lanciarono biglie e monetine contro le vetrate di ingresso della Camera e coprirono di insulti i deputati che cercavano di entrare.

Gasparri fu identificato, indagato e poi prosciolto.


Gianni ALEMANNO (1958)

E' stato un dirigente delle organizzazioni del MSI in cui ha sempre militato.

Ha fatto parte dell'
ala più estremista di quel partito e anche quando è passato ad Alleanza Nazionale si è sempre posto come punto di riferimento delle tesi più radicali.

Ha ricoperto anche la carica di segretario nazionale del Fronte della gioventù, l'organizzazione giovanile che faceva capo al MSI.

Ha partecipato a numerose manifestazioni contro le Istituzioni e contro le forze dell'ordine.

Negli assalti, che guidava e incoraggiava, manteneva sempre una posizione defilata: sia per la corporatura non proprio eccelsa che per amor di carriera.

E tuttavia venne
condannato a otto mesi di carcere per aver aggredito violentemente un giovane studente e per aver lanciato una molotov contro l'ambasciata sovietica di Roma.


Ignazio LA RUSSA (1947)


Ignazio La Russa è figlio di un ex federale fascista siciliano, diventato poi senatore del MSI e trasferitosi per affari a Milano.

Ricoprì vari incarichi all'interno del MSI e organizzò numerose violente manifestazioni contro studenti e forze dell'ordine.

Fu l'organizzatore e partecipò attivamente alla manifestazione missina del
12 aprile 1973 che era stata formalmente vietata dalla Questura.

Ci furono violentissimi scontri con la polizia e
un giovane poliziotto di 22 anni, Antonio Marino, venne ucciso da una bomba a mano lanciata da uno dei manifestanti.

In genere, tuttavia,
anche La Russa non si esponeva mai direttamente nelle azioni più violente: 'caricava' e mandava gli altri.

Chi l'ha conosciuto in quel periodo afferma che, alla retorica violentissima delle sue parole, non corrispondeva poi una pratica aggressiva aperta e diretta.

Pensava alla politica e alla carriera.



Ricordo queste scarne note non perché i 'signori' in questione meritino una particolare attenzione, ma soltanto per capire e far capire il background di alcuni degli attuali governanti.

I sopra citati sono attualmente in prima fila contro il movimento studentesco, contro tutti coloro che vogliono esprimere il loro dissenso nei confronti della politica che viene attuata.


I tre sembrano avere una forte caratteristica in comune: la vigliaccheria.

Hanno sempre preferito
colpire con le parole, più che con le mani.

Hanno sempre mandato gli altri, a 'sporcarsi'.

Non hanno mai dimenticato nemmeno per un istante la loro carriera politica.


Questa 'vigliaccheria' mi è venuta in mente quando ho sentito il solito
La Russa urlare come un forsennato 'vigliacco' ad uno studente durante Annozero.


Oltre tutto i tre 'benemeriti' della patria, a differenza di Fini, non hanno mai fatto pubblicamente ammenda del loro passato.


Non ho mai udito dalle loro bocche, sempre così piene di tante parole, una riflessione sulle loro scelte, una qualche argomentazione che facesse capire l'esistenza di un travaglio interiore o quanto meno di un percorso.

Hanno semplicemente cambiato casacche e retorica, per amor di carriera e di vantaggi economici.


Per lo stesso motivo,
alla fine, hanno anche tradito il loro antico sodale, Gianfranco Fini, preferendogli la protezione più sicura dell'ultimo padrone: Berlusconi.

Non si può nemmeno applicare loro l'antico adagio:
'il lupo cambia il pelo, non il vizio'.

Secondo me hanno mantenuto intatti il vizio e il pelo: si sono limitati a ricoprire entrambi con una tutina alla moda.


Per quello che dicono e che fanno, per come lo dicono, per tutto quello che non hanno mai detto, per l'animosità che esprimono in tante circostanze, per come saettano lo sguardo e la parole, per l'evidente incapacità a mantenere sempre un corretto comportamento istituzionale,
per il livore che non sanno contenere … e per tutta una serie di altre manifestazioni facilmente riscontrabili si può dire che, in sostanza, fascisti erano e tali sono rimasti.

Bene ha fatto
Di Pietro a sottolinearlo senza peli sulla lingua.

L'8 luglio 1978 venne eletto Presidente della Repubblica Sandro Pertini: fiero combattente, ex comandante partigiano, uomo schietto e autentico, espressione genuina dell'Italia migliore: quella che aveva fatto la Resistenza, quella che ci ha dato l'attuale Costituzione.

Trent'anni dopo ritroviamo a capo delle Istituzioni (in Parlamento, nel Governo, sindaci di grandi città) nostalgici di quel fascismo dalla cui sconfitta la Repubblica è nata.


Si tratta poi di nostalgici della peggior specie: di quelli che hanno gettato il sasso e nascosto la mano, che hanno fomentato violenza e organizzato assalti senza pagarne le conseguenze, che hanno invocato e inseguito un regime di cui le Istituzioni che rappresentano sono la negazione.

Ciò che è più disgustoso e inaccettabile è che questi soggetti vorrebbero, oggi, insegnare agli altri la strada, proporsi come modelli, presentarsi come 'maîtres a penser'.


Pretendono di indicare il giusto e l'errato.

Dopo aver praticato e predicato la violenza, senza mai dire una parola in proposito, si ergono a paladini della democrazia e dei modi educati.

Con quale autorevolezza può governare questa gente?

Il semplice fatto di essere eletti non attribuisce alcun titolo morale.

Temo che nemmeno dio potrebbe qualcosa, in casi simili.



(Naturalmente, di tutto questo, dobbiamo ringraziare il solito padrone delle televisioni. Che non ci ha regalato solo soubrette e vallette ma anche ex di tutte le avventure, compresi provocatori e manganellatori)




















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