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urlo, howl, urlii ...

2011 > licenza


30 aprile 2011


urlo, howl, urlii ...



*)

L'Urlo è un dipinto che
Munch realizzò nel 1893.

Tra
fine ottocento e primi novecento il mondo degli uomini veleggiava in piena tranquillità verso un maggior progresso e ulteriori conquiste: la Russia estendeva e consolidava i suoi domini territoriali; il Giappone procedeva spedito sulla strada della modernizzazione forzata; gli USA preparavano alacremente il loro inevitabile primato; la Germania sviluppava un'industria di assoluto prestigio; Francia e Inghilterra marciavano imperterrite alla conquista coloniale del mondo.

Niente lasciava presagire un arresto dello sviluppo o conflitti devastanti.

In questa atmosfera, soporifera ed entusiastica ad un tempo - che non per niente si è auto proclamata '
belle époque' - esplose improvvisamente l'urlo di Munch accompagnato e seguito da altre opere dello stesso tenore.

Doveva essere studiato quel quadro, doveva essere capito e interpretato: era, non un campanello di allarme, ma una vera e propria campana a martello.

Annunciava il disastro che sarebbe cominciato di lì a poco e che sarebbe culminato nella catastrofe della prima guerra mondiale.

Nessuno fu in grado di decifrare quella anticipazione.

Di fatto nessuno la comprese per quello che era.




*)

L'urlo di
Ginsberg, Howl, è un poemetto che il poeta lesse per la prima volta nel 1955 e che fece pubblicare l'anno successivo.

A metà degli anni 50 gli
Usa erano incontestabilmente la prima potenza mondiale.

Erano in competizione con la
Russia sovietica, ma sicuramente la superavano quanto a dinamismo economico, a ricchezza globale e ad armamenti.

Le altre
ex grandi potenze mondiali erano uscite distrutte e comunque del tutto ridimensionate dal macello della seconda guerra mondiale.

Gli Usa provvedevano alla ricostruzione di tutti, ex alleati e vinti, ricavandone profitto e prestigio.

Erano così forti da non voler più permettere, al loro interno, alcuna forma di contestazione: sono gli anni del
maccartismo, della caccia alle streghe, del bavaglio imposto a tutti i diversamente pensanti, soprattutto ai progressisti.

(Di cui fecero le spese anche
Charlie Chaplin e il grande compositore Elmer Berstein)

Nel bel mezzo di questa marcia trionfale, Ginsberg lesse e pubblicò il suo urlo:
poema dissacrante e blasfemo, scritto in uno stile sincopato e allucinato, venne subito messo sotto processo per oscenità.

In una America quasi frastornata dal benessere e dal potere Ginsberg iniziò il suo scritto con questi versi:
I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked'.

E poi giù con
orde di drogati, schiere di psicotici, con fiumi di alcolizzati, con un potere-Moloch che è 'Solitude! Filth! Ugliness! Ashcans... Nightmare... Loveless … Moloch the heavy judger of men'.

Un Potere affamato di profitti, pronto a frantumare tutto pur di incrementare se stesso e la propria ricchezza.

Anche questo urlo denunciava ciò che sarebbe diventato evidente da lì a qualche decennio.

Anche questo grido non fu capito né preso in alcuna considerazione.



*)

E siamo all'oggi.

A parziale discolpa dei contemporanei di Munch e di Ginsberg, diciamo subito che nemmeno noi saremmo stati in grado di cogliere e interpretare le loro denunce.

Sicuramente di allarmi, nel nostro tempo, ne vengono lanciati tantissimi: più terrificanti e 'rumorosi' di quelli di un tempo.

E, tuttavia, ancora più inascoltati.


Oggi sono i fatti stessi che gridano, che urlano i loro avvertimenti con forza planetaria.

Se le generazioni che ci hanno preceduto erano distratte dalla frenesia della conquista e intontite dal benessere, si può dire che
noi siamo diventati completamente sordi e ciechi.

Nella nostra epoca non funzionerebbero gli urli, semplicemente perché
il nostro è il tempo dell'urlio: tutti urlano a squarciagola di tutto.

Urlano non solo le persone ma anche le loro opere, urlano gli eventi più intimi della vita come la nascita e la morte, urlano le passioni e gli istinti, per non parlare delle emozioni e
urlano perfino i sentimenti.

Il potere ha capito che per neutralizzare il richiamo di qualche urlo di denuncia, bisogna creare una situazione in cui l'urlo diventi la normalità: cosicché, nell'
onnipervasivo generale frastuono, ogni sollecitazione alla riflessione cade nel vuoto.

Tempio dell'urlio è, naturalmente, la televisione: che non a caso è diventata lo strumento principe del Potere.

La televisione 'urla' tutto e urlando distrugge tutto: disintegra l'amicizia, sprofonda il pudore, svilisce il rispetto, ridicolizza la riflessione, infanga i sentimenti, banalizza i valori, fa strame delle idee …

Nell'urlio un funerale è uguale a un matrimonio, una nascita uguaglia un premio nobel, la vittoria al grande fratello è come uno tsunami, vincere amici è come lo scoppio di un vulcano e l'isola dei famosi è come un terremoto: tutto è importantissimo, fondamentale e decisivo; tutto è sullo stesso piano; tutto conta nulla.

Non per niente la televisione è diventata la 'tonnara' del profitto.




Prospettive?

Non saprei.

I presagi non sono stati avvertiti né compresi prima, quando non c'era la televisione.

Adesso non sono proprio né uditi né visti.


C'è solo da
sperare che la fetta di umanità capace di pensare, di ragionare e di capire, diventi sempre più ampia.

In tempi ragionevolmente brevi, naturalmente.

Non ci sono molte premesse in questo senso, ma non lo si può nemmeno escludere.

A volte l'umanità coglie le cose di colpo, come in una visione, se ne spaventa a morte e corre drasticamente ai ripari.

E' già successo.

Nulla vieta che succeda ancora.

Lo spero vivamente.





















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