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vacanze e burocrazia

2011 > licenza


20/09/2011


vacanze e burocrazia




Quello delle vacanze è un periodo un po' particolare.

In parte lo si dedica ad attività e luoghi estranei alla routine, in parte lo si vive negli stessi posti di sempre ma con la mente sgombra e la disponibilità a fare ciò che di solito si scarta, a causa di impegni più pressanti.

Dedichiamo molto tempo a noi stessi, ai nostri hobbies, alla famiglia, agli amici e alle persone care.

Dimentichiamo o ci sforziamo di dimenticare tutto ciò che è lavoro e studio.


E' così che trascuriamo molte delle scadenze abituali, viviamo con animo più leggero, forse irresponsabile, allontaniamo dalla vista e dalla mente tutte le incombenze, anche le più incalzanti.

Il conto ci viene presentato al rientro.


Incaricata di questo compito è la
burocrazia che, naturalmente, è ben contenta di mettere in mostra tutta la sua irritante efficienza.

Sì, perché la burocrazia, contrariamente alle apparenze, non ha mai staccato la spina; ha dormito ma con un occhio solo, con l'altro sorvegliava la situazione; forse si è anche rilassata senza mai perdere il controllo della situazione.

E così, quando ritiene giunto il momento, ci elenca tutti i nostri impegni, ci ricorda le scadenze 'saltate', ci richiede l'esazione non solo di quanto dovuto ma anche degli importi di mora e degli interessi accumulati a debito.

Naturalmente con la fine delle vacanze cominciano anche ad arrivare anche i balzelli e le multe rimediate correndo un po' più del solito, parcheggiando nei posti vietati, attraversando un incrocio con un arancione un po' spinto.

Noi
pensiamo, a volte, che l'apparato possa nutrire dei sentimenti di pietà, possa rilassarsi se non proprio al punto di chiudere un occhio almeno di permettersi un battito di ciglia: fantastichiamo sul fatto che, in fondo, anche la burocrazia è fatta di esseri umani e che, quindi, forse è capace, almeno in certi momenti, di vedute più larghe e tolleranti.

Ma, appunto, sono solo illusioni, pii desideri, fantasticherie, abbagli da solleone.


Oltretutto la burocrazia è cieca e inflessibile, interviene non appena ritiene che il malcapitato sia reperibile, a portata di grinfie.

Non valuta né il momento, né l'eventuale stato psicologico.


Perché subito dopo la vacanza uno si trova un po' scarico, assolutamente indisposto verso l'attività di studio o di lavoro che deve affrontare, a volte addirittura stressato.

Sì, perché spesso il periodo di vacanza, anziché funzionare da detonatore, è un vero e proprio acceleratore di stress.

Subito dopo ci sarebbe bisogno di calma e tranquillità, di una fase propedeutica assolutamente scevra di questioni spinose e di impegni fastidiosi.

Che magari sarebbero affrontati meglio un po' più in là, una volta rientrati a tutti gli effetti nel tran tran abituale.

E invece
il mazzuolo si abbatte inesorabile e colpisce con forza nelle parti più sensibili: sembra quasi una punizione, una sorta di vendetta, un prezzo imposto per riscattare una incauta ed eccessiva leggerezza.

Quando parliamo di burocrazia (
potere del tavolo, letteralmente, della scrivania) pensiamo istintivamente ad un apparato impersonale, cieco, sordo e afono: a un'entità che ha poco di umano e che ha molto della macchina, che non ragiona per evidenza e in base al buon senso ma per lettere e numeri, insensibile al significato delle cifre, incapace di comprendere il senso vero delle parole e delle frasi.

Ciò è vero fino ad un certo punto.


In realtà, come sappiamo,
la burocrazia è composta di persone, di uomini e donne in carne ed ossa, che hanno amicizie e una famiglia, che sono capaci di prendersi cura di un bambino piccolo o di giocare con un cane.

Quando sono al di fuori del posto del lavoro e vivono la loro dimensione privata.


Tuttavia, una volta seduti dietro la loro scrivania o indossata la divisa, magari calzato il berretto con visiera, diventano qualcos'altro: sono stati addestrati a comportarsi come parti di un meccanismo che deve agire in un certo modo, solo in quel modo.

Pena il crollo verticale dell'intero apparato e la fine del loro stesso piccolo potere.


I grandi apparati burocratici sono nati nell'ottocento con la formazione e il consolidamento degli stati nazionali.

Hanno attinto regolamenti e direttive dalle strutture militari e sono diventati l'ossatura di base delle comunità, il telaio senza il quale ogni entità statale franerebbe su se stessa.

Proprio per questa loro funzione sono anche gli organismi più
ostili al cambiamento, a qualsiasi genere di trasformazione: sono tenacemente conservatori, non di tanto di un particolare tipo di governo o di una certa forza politica, quanto di se stessi.

Tanto è vero che
nessuna guerra, nessuna rivoluzione dei due secoli passati, per quanto terribili e disastrose, è riuscita a scalfire gli apparati burocratici, che, invece, incuranti di tutto ciò che accadeva intorno, sono passati senza batter ciglio da un padrone all'altro.

La burocrazia, bisogna ammetterlo, per gli stati moderni è assolutamente indispensabile.

Dovrebbe solo
'umanizzarsi', tutto qui: sembra l'operazione più semplice e ovvia di questo mondo ed è, invece, quasi una missione impossibile.

A questo scopo bisognerebbe cambiare le regole, introdurre il principio di responsabilità, creare dei centri di arbitrato esterni ed indipendenti …
Non so se sarà mai possibile dare il via al cambiamento di questa struttura che per certi aspetti mi ricorda la
barriera corallina: fatta sì di esseri viventi inseriti tuttavia in un contesto fossile che la fa assomigliare a una formazione rocciosa.

Per il momento non resta che di augurare alla burocrazia una bella vacanza, una salutare vacanza.

Un momento di relax a tu per tu con gli esseri umani in carne ed ossa.
























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