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vedi Napoli e poi ...

2011 > licenza


31 ottobre 2011


vedi Napoli e poi ...




Sono stato a Napoli per due giorni.

Vi ero già passato, sempre di corsa: ho voluto rivivere certe sensazioni.

Certo, ci vorrebbe più tempo, più disponibilità, più tutto: ma si fa quello che si può.

Devo dire che
ero prevenuto, non solo per via della 'monnezza' ma anche per tutto quello che in Italia (al Nord soprattutto, ma anche a Roma) si dice della città.

Non siamo stati scippati né siamo stati fatti oggetto di alcun altra forma di molestia.

Potrà succedere la prossima volta: sicuramente, come potrebbe capitare a Roma, a Milano o a Firenze … per non parlare di Londra, Berlino, New York …

Una volta siamo stati pesantemente scippati non a Napoli, però, e nemmeno a Palermo ma a Parigi e non negli anni più vicini a noi così problematici, ma nel 1979.

Per quanto riguarda
l'immondizia ce n'era un po', in qualche angolo, non molta di più, tuttavia, di quella che si vede certe volte a Roma, magari dopo due giorni di festa.

Le strade, non proprio tutte per la verità, erano moderatamente sporche: ho visto strade sporche anche a Venezia e a Milano, a Bologna come a Firenze e a Roma, naturalmente. E ne ho viste a Berlino, a Parigi, a Porto e a Monaco.

Insomma, forse a Napoli c'è qualcosa in più, in fatto di sporcizia e di degrado: non tale tuttavia da determinare una spiccata diversità.

Se mai se ne dovrebbe fare un discorso generale, un indirizzo politico-culturale da applicare a tutta la penisola: visto che viviamo di accoglienza e di turismo.

Sono stato favorevolmente impressionato da alcuni edifici.

La
Galleria Umberto I°: non la immaginavo così imponente, tanto ricca di statue e altorilievi, così pulita e complessivamente ben tenuta.

Ricorda la Galleria milanese, anche se è meno 'vissuta' e forse più 'fredda'.

Notevole, per tanti motivi, mi è sembrata la
chiesa dei gesuiti del 'Gesù nuovo'. L'aspetto più rilevante di questo monumento è il contrasto tra l'esterno e l'interno: la facciata è composta da un ruvido bugnato annerito dallo smog e dal tempo, non sembra proprio una chiesa ma un severo palazzo quattrocentesco (quale, di fatto, era in origine); l'interno è invece un'esplosione di colori: affreschi, stucchi, cassettoni, volte, pilastri, pavimento … tutto è colore.

Un colore che è una cascata, un inno ininterrotto alla chiesa trionfante della controriforma, un'affermazione corale della fede di un popolo guidato con mano sicura dall'unica gerarchia benedetta da Dio.

Ho apprezzato in particolare le splendide composizioni in marmo commesso: pregevoli per maestria e finezza di esecuzione.

Molto bella anche la
Cappella del Monte di pietà e, più ancora, la Cappella del tesoro di s. Gennaro, dentro il Duomo.

Mi ha un po' deluso la piazza del Plebiscito: la chiesa di s. Francesco da Paola viene meglio in video, de visu risulta tozza e un po' pretenziosa (imitare il Pantheon …).

E poi quei palazzi incombenti sull'edificio … nelle riprese televisive sembrano una quinta naturale dell'esedra, in realtà sono proprio brutti e 'grevi'.

L'intera struttura è salvata dall'apertura che lascia libero l'occhio di spaziare verso il mare e quindi di riposarsi dalle pesantezze architettoniche dell'esedra.


In generale Napoli mi è sembrata una città un po' troppo piena: di edifici e di persone.

Pochi sono i lembi di collina che digradano verso il mare rimasti liberi da costruzioni: i palazzi occupano tutto intero l'ampio arco del golfo.

Sono tutti fabbricati piuttosto alti, molti sono anche alquanto malmessi:
prati di erbacce secche svettano sopra i tetti a terrazza, balconi scrostati pencolano paurosamente nel vuoto, facciate interamente abrase hanno dimenticato da tempo immemorabile di aver avuto un intonaco.

Molti palazzi sembrano resistere in posizione verticale soltanto perché non sanno che cos'altro fare o perché non possono permettersi di crollare, visto che sono sostenuti da ogni lato da 'confratelli' nelle loro stesse condizioni.


E poi la gente: le strade dei quartieri più popolari, ma anche alcune di Vomero, traboccano letteralmente di gambe e di teste, tanto che sembra di essere in Cina.

Tantissimi sono napoletani ma non mancano certo i turisti.

La caratteristica più interessante di questa folla è
l'omogeneità: non riesci a distinguere, al suo interno, i nativi da quelli che vengono da fuori.

Tutti vestono più o meno allo stesso modo, tutti fanno le stesse cose, tutti parlano a voce molto alta quasi fossero sulle tavole di un palcoscenico, tutti leccano gelati e mangiano sfogliatelle e babà.

Non so se è Napoli che, senza darlo a vedere, induce anche coloro che provengono dai Paesi più remoti ad adottare i 'suoi' comportamenti o se sono le persone che, pur provenendo da usi e costumi totalmente diversi, si sentono naturalmente spinte ad atteggiarsi secondo quello che è lo spirito della città.

Si potrebbe dire che Napoli è la città dell'uguaglianza.


Nel senso che le diferrenze sociali, che sicuramente esistono, sono come attutite e comunque nascoste dentro il rutilante affollamento circense che scorre perennemente lungo strade e piazze.

Da Castel dell'Ovo, guardando verso Mergellina, si intravede il Parco Virgiliano che conserva la memoria del poeta mantovano e le spoglie del sommo recanatese.

Sicuramente i due hanno visto
un'altra Napoli: il sito era completamente diverso e il golfo con il suo mare e la corona di colline digradanti doveva essere di una bellezza struggente e incomparabile.

Tale da risultare difficilmente immaginabile, al giorno d'oggi.


Provo a tirar via qualche ettaro di palazzi, a spianare i lungomare e a ridare respiro alle colline:
ma come sarebbe, questa Napoli?

Com'era la Napoli che vide Leopardi e, meglio ancora, com'era quella che ospitò Virgilio?

Non so raffigurarmele.


Napoli
ce la dobbiamo tenere così com'è: con tutta la sua miseria e la sua fierezza, con il suo cemento slabbrato e sconciato e le sue masse in perenne frenesia.

Anche questa Napoli ha la sua
magia che sicuramente non è più quella di un tempo, ma che è pur sempre un incantesimo che sgorga dal fatto che la città, in se stessa, è una specie di miracolo.

Il
prodigio di una metropoli che, non si sa come, riesce a sfamare milioni di persone e che, nonostante le mille piaghe e disgrazie, continua ad essere accogliente e a sfidare il futuro.

Forse non ce la farei a vivere a Napoli ma capisco come tanta gente riesca a viverci bene: la carica di umanità che la città indubbiamente sprigiona, attenua il degrado e rende accettabile anche la quotidiana lotta per la sopravvivenza.


Vedi Napoli e poi … ritornaci.

Per riscoprirla.


Per afferrare le coordinate di quel
mistero in forza del quale anche il disordine e l'abbandono diventano ammalianti; di quel qualcosa con cui milioni di persone hanno scelto di convivere e di cui, pare, non riescono più fare a meno.

Nonostante tutto.


























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